Comunicato: Demolizioni Apparati Telecomunicazioni Abusive

stop-elettrosmogIl nostro  comitato di tutela e salvaguardia dell’ambiente in Monte Porzio Catone – ONLUS ‎
ha inviato oggi, via PEC il terzo esposto alla Procura ed alla ASL RM-H per segnalare la situazione critica di esposizione ai campi elettromagnetici, a cui la popolazione castellana risulta esposta oramai da decenni.
Nel ringraziare la Procura di Velletri, la ASL‎ RM-H e l’ARPA Lazio per la solerzia degli interventi effettuati alcuni mesi or sono (dopo il nostro secondo esposto), e le conseguenti misure eseguite, alcune delle quali con la nostra presenza, ci concentriamo oggi, ponendo l’accento sui due luoghi critici, che rappresentano da soli una grossissima fetta dell’ inquinamento elettromagnetico di tutti i castelli romani:
  • Monte Cavo (Rocca di Papa)
  • Pratarena (Monte Compatri)
Essendo stati presenti alle misure (di cui abbiamo chiesto gli esiti ufficiali), sappiamo che in alcuni casi i valori del campo risultavano eccedere i limiti di legge ed anche, purtroppo, quelli minimi per salvaguardia della salute dei cittadini.
Di fronte quindi a questa situazione paradossale ‎ed all’immobilismo della politica, che ha permesso, negli anni passati, il proliferare di innumerevoli installazioni senza i necessari permessi ed in alcuni casi totalmente abusive (sotto tutti i punti di vista: storico-artistico, paesaggistico, edilizio, ambientale, idrogeologico/sismico).
La nuova missiva/esposto quindi vuole rappresentare un formale sollecito alle amministrazioni comunale di Monte Compatri e di Rocca di Papa ad avviare tutte le necessarie azioni atte alla demolizione di tutto ciò, che persiste di abusivo nei due siti e, nel far questo rinnoviamo alla spett.ssima Procura di identificare le responsabilità connesse alla non esecuzione di detti interventi di bonifica ambientale (prima ancora che edilizia).
Ribadiamo fermamente che nessuna nuova installazione potrà essere tollerata senza prima aver provveduto alle demolizioni, di ciò che risulta abusivo, tantomeno si potranno accettare sanatorie o legalizzazioni facendole passare per “migrazioni e/o razionalizzazioni degli apparati esistenti”:
ciò che è abusivo va smantellato totalmente e non legalizzato!
Siamo sicuri che dopo le promesse i due sindaci responsabili della salute dei loro cittadini, cioè il sindaco Emanuele Crestini e Fabio D’Acuti, non si faranno perdere questa occasione e provvederanno d’ ufficio ad avviare tutti gli iter necessari a suddette demolizioni.
Vogliamo concludere questo comunicato ricordando che la nostra società si trova oggi in una situazione storico-tecnologica, che segna lo spartiacque tra il progresso sostenibile ed una grave minaccia per le generazioni future.
La conoscenza delle conseguenze gravissime per la salute umana derivanti dall’esposizione incontrollata ai campi EM  oramai non è più ‎una chimera, ma è alla portata di tutti quelli che vogliono realmente informarsi. In questo anche le amministrazioni devono fare i conti con una corretta e scientificamente valida informazione, poiché le la salute della collettività, prima ancora delle comodità tecnologiche, passa per un approccio eco-sostenibile e lungimirante di quella che dovrà essere l’ orizzonte tecnologico di un territorio e quindi lo sviluppo delle infrastrutture per servirlo nel miglior modo possibile.
Siamo disponibili come comitato a dare un contributo a tutte quelle amministrazioni, che si trovano di fronte a scelte strategiche per il futuro e, magari, si trovano come unici interlocutori gli operatori di servizi, il cui unico scopo è quello di lucrare senza preoccuparsi della salute dei propri fruitori di servizi (es. 5G e WiFi/Wi-Max per citarne solo alcune).
Il testo integrale del nostro esposto è reperibile al seguente link:
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Attacchi ed Intimidazioni dei soliti noti… NON PERVENUTE!

Capita che, dopo aver preso un impegno, aver deciso una linea su alcuni temi, e, sopratutto, dopo aver fatto capire a molte persone che si portano avanti senza alcun ripensamento… allora le persone che si trovano  invischiate in strani affari e si trovano davanti il lavoro di un gruppo risoluto come il nostro… ecco queste persone cominciano una opera di diffamazione personale per cercare di screditare o sminuire il cambiamento, che noi tutti stiamo portando avanti.

Il nostro COMITATO NON HA PADRONI

Il nostro COMITATO NON RISPONDE AD ALCUN PARTITO POLITICO

Il nostro COMITATO ha una serie di interessi statutari (leggete qui il nostro statuto) ed a quello e solo quello che ci interfacciamo e programmiamo le nostre attività/battaglie.

La domanda, che dovrebbero farsi le persone (ma chi avanza dubbi sul nostro operato non ha bisogno di farsi alcuna domanda poiché risulta in mala, pessima fede) quando si avanzano dubbi strumentali sul nostro operato è :

QUALI SONO I POTERI CHE INCRINIAMO CON IL NOSTRO OPERATO?

Ma soprattutto:

QUALCUNO DELLE PERSONE CHE CI CRITICA RAPPRESENTA UNO DI QUESTI POTERI?

Ed ancora, più importante:

I NOSTRI INTERESSI STATUTARI, NON DOVREBBERO ESSERE SPOSATI DA TUTTE LE FORZE POLITICHE?

Inoltre:

C’È QUALCHE FORZA POLITICA CHE SPOSA LE NOSTRE BATTAGLIE O SIAMO NOI CHE SPOSIAMO LE BATTAGLIE DI QUALCHE FORZA POLITICA?

Infine:

VISTO CHE IL NOSTRO UNICO INTERESSE È LA TUTELA DELL’ AMBIENTE… SE UNA FORZA POLITICA NON SPOSA LE NOSTRE BATTAGLIE, CHE COSA SIGNIFICA, CHE VA CONTRO GLI INTERESSI DI CHI?

Si tratta di tutte domande retoriche, datevi una risposta e comprendete veramente con chi avete a che fare, leggendo posts come quello che vedete nelle immagini.

Quando si attaccano personalmente i membri del nostro comitato l’ unica cosa che possiamo fare è SPIEGARE A TUTTO IL MONDO IL MOTIVO PER CUI VENIAMO ATTACCATI E DA CHI.

Si passa per attacchi personali, arroganza ed insulti (in altre circostanze, si passa attraverso vere e proprie minacce ed intimidazioni) per via delle nostre posizioni sull’ edilizia sostenibile, che oramai rappresenta una chimera qui in un paese dove in campagna elettorale si parlava di cemento e consumo di suolo zero! In quasi 4 anni non esiste un’ area edificabile, che non sia stata attaccata da progetti e velleità edificatorie SCELLERATE di un manipolio di costruttori e finanziatori oggi di questa e domani di quell’ altra classe politica, che nel mattone e nella cementificazione del verde hanno il loro business (e ragione di essere).

PUR DI ATTACCARCI SI DISCUTE PURE SU QUESTIONI DI INTERESSE FOLKLORISTICO LOCALE COME LE FESTE PATRONALI. In un periodo di emergenza incendi in tutta Italia, il nostro comitato ha chiesto semplicemente, dove erano le autorizzazioni all’ accensione dei fuochi pirotecnici irrispettosi, per giunta della stessa ordinanza sindacale, che vietava tali accensioni. Ed il nostro post viene preso a baluardo per ricoprirci di insulti e cercare di affogare negli insulti il rodimento di quanto possiamo risultare scomodi ai loro interessi… NON ABBIAMO NULLA CONTRO LE FESTE, NÉ TANTOMENO CONTRO LE FESTE PATRONALI, QUESTI SIGNORI SE LO METTANO BENE IN TESTA! VOGLIAMO SOLAMENTE CHE CERTE INIZIATIVE VENGANO EFFETTUATE INSERITE E PONDERATE NEL CONTESTO IN CUI SI CI TROVA: QUEST’ANNO C’ERA UNA GRAVE CRISI INCENDI E QUINDI SE ERA NECESSARIO FARE I FUOCHI DOVEVA ESSERE AUTORIZZATO IN MANIERA ESPLICITA E BEN ARGOMENTATA E CIRCOSTANZIATA. INVECE COME SEMPRE IL NULLA ASSOLUTO! ED ALLA DOMANDA SU CHI SIA STATO AD AUTORIZZARE L’ ACCENSIONE DEI FUOCHI, NESSUNA RISPOSTA E TANTI INSULTI…! DA VERGOGNARSI!  ScreenshotFUOCHI

Non importa se nel corso degli anni dei pezzi di paradiso incontaminati si sono trasformati in vergognosi dormitori ed una selva di costruzioni tirate su a tocchi e bocconi in zone vincolate, principalmente a dissesto idrogeologico. Noi siamo qui a denunciare tutto questo ed i diretti interessati ci attaccano personalmente sui socials poiché vedono incrinata la possibilità di spadroneggiare indisturbati sul territorio.

Poco conta se il nostro paese si trova con un suolo quasi del tutto cementificato ed impermeabilizzato ed aumentano gli effetti deleteri dell’ occlusione di canali naturali e fossi. Finché non crollerà un pendio portandosi dietro tutte le costruzioni non importerà nulla a nessuno, ma la cementificazione scellerata e senza alcuna pianificazione PORTA A DEI RISCONTRI MOLTO DRAMMATICI.

UNO DI QUESTI: La CRISI IDRICA non è una nostra battaglia, non si tratta di un tesserino strumentalizzabile, il nostro territorio si trova in una situazione di crisi, con turnazioni inique e inopportune, perché in passato (ed ancora oggi) si fanno i favori ad amici e parenti e si portano avanti progetti assurdi, fuori dal mondo… progetti scritti su fogli, che un essere con un minimo di raziocinio dovrebbe riciclare come carta igienica, poiché questo rappresentano: spazzatura!

EPPURE CI PIACE COSTRUIRE LA SPAZZATURA E VANTARCI PURE DI AVERLA APPIOPPATA A QUALCHE INGENUO COMPRATORE, CHE MAGARI NON GLI VIENE DETTO CHE SI TROVERÀ SENZ’ACQUA PER 150 GIORNI L’ ANNO E NON POTRÀ NEANCHE LAMENTARSI PERCHÉ DA OGGI AI PROSSIMI 20 ANNI ACEA HA BLOCCATO LE NUOVE UTENZE IDRICHE QUINDI SI RIMARRÀ CON L’ UTENZA UNICA DI CANTIERE, CHE PRESUPPORRÀ ANCHE UNO SCARICO FOGNARIO NON A NORMA (SE NON ABUSIVO).

QUESTO NON E’ IL PAESE, IN CUI VOGLIAMO FAR CRESCERE I NOSTRI FIGLI È PER QUESTO CHE CERCHIAMO DI CAMBIARLO, MA LO STOP A QUESTA SPECULAZIONE PUÒ E DEVE PASSARE SOLO CON L’ UNIONE DELLE PERSONE PER BENE, CHE, SENZA INTERESSI ECONOMICI DIRETTI, POSSANO DARE IL LORO CONTRIBUTO.

OGGI CI ARRIVA L’ENNESIMA LETTERA DI PROTESTA DI UN CENTINAIO DI CITTADINI CHE, INDIGNATI, HANNO PROTOCOLALTO IN COMUNE UNA RICHIESTA DI ESSERE LASCIATI FUORI DALLE TURNAZIONI, CHE ACEA UNILATERALMENTE HA IMPOSTO AL LORO QUARTIERE.

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UN QUARTIERE CHE GIÀ’ HA INCASELLATO ALTRE 14 UNITÀ IMMOBILIARI, 7 (+7 in fase autorizzativa) per non parlare del quartiere VALLEVERDE, dove ancora stanno procedendo i lavori letteralmente costruendo muri sopra le case dei residenti (ALTRE 11 ABITAZIONI +  altre a monte (4-5?). Ed i sedicenti costruttori, che sul social ci insultano, perché dichiariamo pubblicamente che quelle case li non andavano costruite… negano sui socials che siano dei costruttori e poi si leggono in bella vista come collaboratori dell’ impresa edilizia di famiglia “gli amici di Tocco” (povero cane!) ->https://www.youtube.com/watch?v=Q3Mr1V7OF1E

SIAMO AL PARADOSSO MA TUTTI, SI GIRANO DALL’ ALTRA PARTE… E QUANDO COLLE FORMELLO PARTIRÀ (MA PER ORA NON GLIELO STIAMO PERMETTENDO E, TRA LE ALTRE COSE, IN ZONA BOSCHIVA DOVE NEANCHE ERA PREVISTA L’ EDIFICAZIONE DA PTPR), I SIGNORI CHE OGGI SI BATTONO PER I FUOCHI DI S. ANTONINO E CI INSULTANO SUI SOCIALS DA DOVE PRENDERANNO L’ ACQUA PER LE LORO CASE E PER SPENGERE GLI EVENTUALI INCENDI…? DA DOVE PRENDERANNO L’ ACQUA I POMPIERI? SI RICOMINCERANNO A SCAVARE I POZZI?

UNITEVI A NOI E CAMBIAMO FACCIA A QUESTO PAESE: NON SI TRATTA DI UNO SLOGAN POLITICO, MA DI UNA SCELTA OBBLIGATA PER SOPRAVVIVERE!

Il nostro COMITATO esprime la massima solidarietà ed appoggia le richieste dei residenti nell’ area e chiede, per quanto possa servire, all’ amministrazione monteporziana di attivarsi immediatamente con ACEA per risolvere questa iniqua criticità.

Telefonia e Servizi Internet, quando è lecito mettere antenne e quando NO: il caso emblematico di LARIANO (RM)

Oramai è un copione visto e rivisto. Un bel panorama collinare che in poco più di due settimane vede aprire un cantiere e costruire un traliccioper telefonia di minimo 30 metri dai colori che stonano con l’ ambiente circostante… qualche mese dopo un altro traliccio a +/- 100 metri di distanza e così via…

Il territorio italiano sta venendo aggredito dai ripetitori di telefonia ed il numero è in crescita esponenziale poiché rispetto a qualche anno fa non si devono più vendere i servizi di telefonia mobile, ma i più remunerativi servizi internet e dati su mobile. Questa scellerata politica di abbattimento del digital divide si sta concretizzando come uno dei peggiori incubi per la salute dei cittadini: una fitta rete di tralicci e di apparati ripetitori, ponti radio di trasferimento del segnale, cabine e nodi di smistamento.

Fino a che punto si arriverà? La tecnologia parla chiaro se con un GSM classico (2G) la portata del segnale arrivava anche fino ad 1Km di distanza, la maglia della rete da creare era abbastanza larga e quindi si potevano scegliere punti strategici per ripetere il segnale in modo da impattare il meno possibile sul paesaggio, ma anche, sopratutto (sebbene nessun operatore lo ammetterà mai) sulla salute degli abitanti limitrofi.

Con l’ avvento delle nuove tecnologie 3-4G (a breve il 5G)  e sopratutto con la necessità di aumentare la frequenza del segnale superando anche i 5GHz per alcuni servizi dati, la maglia tipica della rete di distribuzione non supera, oggi i 100metri.

Questa piccola considerazione tecnologica ci porta a concludere che, se tutti decidessero, domani di dover accedere ad una banda larga e veloce via mobile il numero di apparati necessari rispetto a quelli di 10 anni fa deve aumentare almeno di un fattore 100 ovvero (1000/100)x(1000/100).

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A seconda del numero di celle che si vogliono coprire si possono utilizzare differenti apparati in differenti concentrazioni e posizionamenti, ma la larghezza media della cella dipende dalla portata del segnale ed in ultima analisi dal tipo di dato e dalla quantità che deve essere trasmessa. Più alte saranno le frequenze utilizzate da una determinata tecnologia e minore risulterà il raggio della cella in questione.

Questo trend edificatorio di messa in servizio di nuovi apparati di contro non è più facilmente sostenibile dagli operatori telefonici, i quali hanno esternalizzato la gestione delle infrastrutture (che prima erano proprietarie esclusiva (o multioperatore) dei gestori) ed in particolare hanno affidato a società per lo più cinesi tale compito. Le regole di mercato non guardano in faccia discorsi di equità lavorativa e/o di acquisizione di competenze strategiche sia per le società sia per l’ intera nazione e vengono guidate esclusivamente da regole di convenienza e di mercato.

Questo breve escursus per spiegare le motivazione principali da tenere a mente riguardo il proliferare delle antenne e dei ripetitori in vicinanza (ma non solo) dei centri abitati.

Detto questo installare un nuovo traliccio di telecomunicazioni, sembra non dover sottostare ad alcun vincolo e/o permesso: basta che un privato firmi un contratto di comodato d’uso e l’ operatore si permette di comunicare al comune l’ inizio dei lavori e, appellandosi al decreto Gasparri, tira su i tralicci senza alcun permesso e senza che il comune (apparentemente) possa batter ciglio! In realtà non è così poiché il decreto Gasparri e quindi la relativa semplicifcazione, si applica solamente per le installazioni di pubblica utilità, alle quali quelle di telefonia sono equiparate. Ma per permettere l’ adozione del decreto Gasparri è necessario verificare nel luogo, in cui si prevede di installare il ripetitore, che il segnale ***telefonico*** si assente (da qui la “pubblica utilità” nel coprire il luogo con un segnale telefonico). In realtà questa verifica non viene mai fatta e questi apparati aggiuntivi vengono tirati su SOLAMENTE per vendere i servizi aggiuntivi ed alternativi a quelli telefonici e cioé, come abbiamo già detto, internet su telefono, link-em, wifi  ecc… A questi servizi non si applica il decreto Gasparri poiché non si tratta di impiantistica strategica per il paese come quella telefonica, quindi di fatto, il 90% delle nuove installazioni, sopratutto nei centri abitati, potrebbe di fatto risultare abusiva (o comunque mancante) in termini di autorizzazioni.

Ora sfatiamo i falsi miti, che vengono raccontati dagli operatori per piazzare queste oscenità nelle proprietà di molti cittadini italiani, che, vuoi per ignoranza, vuoi per il miraggio dei facili guadagni, si lasciano abbindolare da questi venditori di fumo e si legano mani e piedi al destino di quella ferraglia, che andranno a montare sulle loro proprietà (per non parlare di quelle sui propri tetti!).

Perché usare i tralicci?

I tralicci sono alti anche 20-30 metri poiché gli apparati ripetitori devono garantire, che le emissioni ed i valori di legge non siano superati nel punto immediatamente più vicino all’ antenna. Quindi avvicinandosi con un rivelatore di campo è necessario che alla sua base del traliccio i valori rispettino i limiti di legge (6V/m in area residenziale e 20V/m in zone dove lo stazionamento è inferiore alle 4 ore giornaliere). Per rientrare nei valori più restrittivi possibili, bisogna modulare la potenza del segnale oppure alzare un traliccio. L’ irraggiamento del segnale dall’ alto inotre permette di arrivare più lontano a parità di potenza.

I tralicci però costano parecchio e se possibile si tende ad evitarli: si usano in campagna e fuori dai centri abitati, dove non esistono costruzioni adatte o adattabili a tale fine, in caso contrario l’ operatore tenderà ad installare l’ apparato sui tetti e/o terrazzi, comunque sulla sommità delle abitazioni. Inoltre avere delle abitazioni a disposizione permette di utilizzare le infrastrutture del fabbricato invece di creare urbanisticamente tutto in vicinanza del traliccio stesso (gli osceni prefabricati con servitù, gruppi elettrogeni e cabine di smistamento elettrico).

Uno o più tralicci in campagna, lontano dai centri abitati e comunque lontano da una realtà urbanistica densamente popolata, per quanto siano brutti e deturpino il paesaggio, in generale hanno un basso impatto ambientale. Chiaramente si parla a livello statistico poiché il traliccio che un proprietario può mettere nella suo terreno potrebbe far arrivare un campo EM diretto importante su una abitazione a poche decine di metri di distanza a seconda dell’ orientamento degli apparati stessi e dell’ altezza relativa tra l’ abitazione e gli apparati stessi.

Quello che in linea ipotetica potrebbe accadere in un contesto extra-urbano, accadrà sicuramente per installazioni di tipo urbano, dove gli apparati vengono posizionati sui terrazzi della abitazioni: in questo caso ci sarà sempre un’ altra abitazione residenziale direttamente esposta al flusso di questi apparati.

Il falso mito che bisogna sfatare che circola come una leggenda metropolitana equiparabile alle bufale ed ai detti popolari è il famoso EFFETTO OMBRELLO.image002

L’ effetto ombrello è un pittoresco strataggemma inventato dagli operatori telefonici per giustificare ed abbindolare i proprietari e permettere loro le installazioni sulle abitazioni. Chi ha avuto modo di interagire con questi sapienti tecnici si sarà sentito dire frasi come: “se non lo metti tu, lo metteranno sul palazzo di fronte e poi ti becchi tutto il segnale addosso”; “se lo posizioni sul tuo tetto per effetto ombrello tu vieni escluso dal segnale e ci guadagni anche”… potremmo continuare all’ infinito.

In realtà l’ effetto ombrello non esiste veramente, ed è semplicemente un modo di rappresentare la distribuzione del segnale alla base di un alto traliccio, ma quando si installano questi apparati sulle abitazioni (a seconda della reale potenza in gioco) ci si trova, volenti o meno a contatto ed alla stessa altezza proprio dell’ apparato e quindi si risulta sottoposti a due tipi di radiazioni:

  1. radiazioni di bassa frequenza (@50Hz) per via delle cabine di trasformazioni necessarie ad alimentare questi apparati: queste radiazioni passano attraverso gli ostacoli muri compresi per decine di metri.
  2. il segnale altamente variabile e “a rasoio” proprio di questi apparati, vedere figura di distribuzione tipica.
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Una antenna di telefonia mobile con una potenza media di 1000W a frequenze di 900MHz (GSM900), situata su un traliccio di 20metri leggermente orientata verso il suolo. La scala di colori è graduata ed espressa in V/m.

Della salute di chi decide di installare questi apparati non ci curiamo, hanno semplicemente preso una cantonata che non potrà mai essere ripagata da alcun canone d’affitto (sopratutto se in gioco è la saluta di chi vive nei suoi paraggi), mentre ci preoccupa chi dovesse decidere di andare a vivere in affito in un edificio con un ripetitore montato sopra… IL NOSTRO CONSIGLIO: andate altrove potete trovare di meglio!

Chiaramente un’ altra abitazione vicina al ripetitore avrebbe come conseguenza solamente il flusso dell’ apparato stesso, ma lo stesso non risulterebbe variabile per via della distribuzione spaziale, come accade a chi si trova vicino allo stesso, ma si tratterebbe di un segnale più omogeneo nello spazio e quindi meno critico, sebbene tutt’altro che innocuo.

In soldoni: chi ritiene di aver fatto bingo ad avere installato e dato il permesso di installare apparati sulla propria abitazione/condominio, oltre ad arrecare danni, che andremo a vedere, ai confinanti, non si rende conto che si sta auto provocando gli stessi danni se non peggiori. Ma questo gli operatori si guardano bene dal raccontarlo all’ atto della stipula del contratto di usurpazione/deleggittimazione/esproprio di suolo privato.

Mi hanno messo un ripetitore vicino: mi devo preoccupare?

Riguardo alla distribuzione spaziale del segnale irradiato dagli apparati emittenti di telefonia, quando è che bisogna preoccuparsi?

Tenendo a mente la direzionalità dell’ apparato tipico per telefonia (figura precedente) bisogna preoccuparsi se e solo se ci si trova alla “stessa altezza” di un apparato e se la superficie emittente dei moduli orientati viene vista dalla propria abitazione “di faccia”.

In un centro urbano densamente popolato un apparato montato su un tetto può provocare (quasi sicuramente) un diretto irraggiamento nei confronti delle case adiacenti.

In circostanze particolari sono stati installati dei ripetitori sopra delle abitazioni in strade in discesa. Questa pratica è ancora più dannosa rispetto alle installazioni isolate in pianura poiché lungo la strada non vi sono solamente gli edifici posizionati frontalmente ma l’ intera via in discesa risulta soggetta al massimo dell’ irraggiamento.

Una installazione scellerata di questo tipo si trova nel comune di Lariano in provincia di Roma: a via Napoli (vedere immagine) il ripetitore si trova a metà della via in discesa e quindi il massimo di irraggiamento si ha per circa 3/4 della strada salendo fino alla piazza principale (oltre che per tutte le abitazioni che di trovano esattamente alla stessa altezza dall’ altra parte della strada). Oltre a trovarsi vicino a scuole e centri ricreativi. Ci chiediamo come sia stato possibile autorizzare una tale installazione!

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SIAMO ANDATI A MISURARE L’ELETTROSMOG A LARIANO. A livello stradale a decine di metri di distanza dall’ inizio della via in discesa il valore di campo EM misurato risultava particolarmente preoccupante, non paragonabile a quello presente negli edifici di fronte al ripetitore.

La pericolosità dell’ installazione, la cui locazione avrebbe dovuto far desistere ogni bravo installatore ed ogni operatore onesto e coscienzioso sono chiaramente esplicati nel disegno seguente. L’ installazione di telefonia sul tetto di una abitazione a metà discesa (a circa 15 metri di altezza) irradia al massimo della sua potenza gli edifici sul lato opposto della strada rispetto al ripetitore fino alla piazza centrale all’ inizio della discesa.

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A Lariano in v. Napoli l’ installazione di telefonia sul tetto irradia al massimo della sua potenza gli edifici sul lato opposto della strada rispetto al ripetitore fino alla piazza centrale. A seconda del piano del palazzo e dell’ inclinazione della strada la cui pendenza è puramente indicativa, il livello di radiazione viarierà tra i 3V/m fino ai 5-6V/m. Nei palazzi di fronte al ripetitore più vicini andrebbe verificato sui piani alti un eventuale sforamento dei 6V/m rispetto al limite di esposizone (si consiglia una misura certificata ARPA per i residenti in quel punto).

Sullo stesso lato della strada in cui è presente il ripetitore, saranno soggetti solamente gli ultimi piani che vedono diretti il fascio incidente e quindi l’ apparato in linea d’ aria. Ogni ostacolo frapposto blocca il flusso in questione e quindi il segnale (a meno di rimbalzi su superfici metalliche, che reirradiano il segnale).

Quanto male fa una esposizione alle frequenze proprie della telefonia?

La risposta è duplice:

1) va considerata ogni singola frequenza in gioco (che come avevamo detto non sono solo quelle di telefonia, ma anche di trasmissione dati e ponti radio).

2) per ogni frequenza va consierata la combinazione di potenza del segnale, modulazione dello stesso e tempo di esposizione medio giornaliero.

Fino a qualche anno fa i tralicci erano di proprietà degli operatori, quindi poteva darsi che il singolo operatore avesse solo la telefonia GSM-GPRS oppure che avesse tutti le tecnologie UMTS-HSPDA e/o WiFi metropolitano. Oggi con l’ avvento dei multioperatori e delle società di servizi che edificano ed affittano gli apparati, siamo sicuri che OGNI nuova installazione sarà dotata di tutte le tecnologie da vendere agli utenti e questo indifferentemente da quale operatore.

Quindi da un traliccio per telefonia ci saranno ponti radio sopra i 10GHz (per portare il segnale da trasmettere), moduli telefonici dagli 800MHz ai 1,8GHz, internet su telefono sopra i 2GHz ed il WiFi per la connesione internet a 2,8 e 5.6 GHz. Antenne radio a minor frequenza <10MHz per comunicare e comandare in maniera remota gli apaprati. Chiaramente ognuna di queste antenne avranno potenze diverse a seconda di quale portata dovranno raggiungere.

Questo significa che il rispetto della normativa vigente, per capire a cosa si è veramente esposti in vicinanza di questi tralicci telefonici, sarà necessario valutare il contributo cumulativo di tutti questi apparati.

Una misura a larghissimo spettro è molto complicata e necessita di differenti strumenti ed antenne aventi intervalli spettrali sovrapponibili. Molta di questa strumentazione risulta costosa e solo società specializzate ed enti pubblici possono permettersi una misura senza ombra di dubbio accurata del contributo cumulativo.

 

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Sintomatologia e frequenza dei casi a decrescere dalla distanza da un ripetitore di telefonia in Francia (Wolf R & Wolf D, 2004).

Nella figura si possono vedere una ampia casistica di sintomi propri della vicinanza a ripetitori di telefonia, i sintomi comprendono:

disturbi del sonno, disorientamento, depressione, disturbi visivi e digestivi, problemi cardiovascolari, inappetenza, nausea, irritabilità, mal di testa cronici, perdita di memoria, irritabilità, problemi di eruzioni cutanee, problemi di coordinamento, ecc…

Questi sintomatologia decresce con l’ aumentare della distanza (ed aumenta con la vicinanza, Wolf & Wolf, 2004).

La cronicizzazione di questi disturbi nel tempo provoca nella popolazione residente in vicinanza di un traliccio una progressiva immunodeficienza causata dallo stress ambientale prodotto. Questo accumulo di stress ambientale e conseguenti radicali liberati nell’ organismo, comporta una cronicizzazione nota come ELETTROSENSIBILITA’.

L’ elettrosensibilità è solo una patologia, particolarmente invalidante, che si risolve isolandosi dalla fonte di stress ambientale.

In realtà molte persone possono accusare uno dei sintomi sopra descritti, senza sviluppare una elettrosensibilità vera e propria, ma nel corso degli anni l’ accumulo di stress ambientale può portare al manifestarsi di patologia anche gravi (tumori e leucemie).

Sono innumerevoli gli studi medici, che associano un nesso causale tra l’ esposizione ai campi EM propri della telefonia e l’ aumentata insorgenza tumorale della popolazione. Il grande studio epidemiologico Interphone Project (condotto tra il 200 ed il 2004 e successivamente insabbiato per 11 anni) evidenzia un aumento del rischio di contrarre tumore (glioma e glioblastoma) al cervello per esposizioni molto moderate (poche decine di ore al telefono annue), a partire da una decina di anni dall’ esposizione. Chiaramente essere esposti al segnale continuo di un ripetitore per telefonia  provoca lo stesso tipo di rischio ma risulta necessario integrare il contributo per il tempo medio di esposizione, che, nel caso dei cellulari utilizzati nello studio interphone, si limitava al SOLO tempo di conversazione, mentre nel caso dei ripetitori riguarda il tempo di permanenza nel suo raggio d’azione (residenziale = tempo di permanenza a casa se non opportunamente schermata).

Ma gli “studi ufficiali” dicono che le onde EM non fanno male, perché preoccuparsi?

Gli studi ufficiali dicono anche che l’ elettrosensibilità è un effetto psicosomatico, ma esistono innumerevoli studi in doppio cieco che testimoniano che questo effetto non è un nocebo (placebo inverso) ma proprio un effetto reale che il paziente subisce nel momento in cui entra in contatto con delle radiazioni EM.

Questi sintomi dipendono in tipologia ed intensità:

  • dalla frequenza di emissione
  • dalla potenza di emissione
  • dal tempo medio (integrale) di esposizione
  • dalla modulazione (variabilità) del segnale, a cui si è esposti

Non esiste una scienza ufficiale ed una scienza non ufficiale (indipendente) ma solamente LA SCIENZA. La Scienza (con S maiuscola) persegue il raggiungimento della descrizione della realtà tramite una metodologia scientifica, quindi l’ unica cosa che ha valore scientifico è la rigorosità dello studio ed il fatto che venga effettuato seguendo i controlli che servono proprio a garantirne l’ assoluta indipendenza.

In alcuni casi, purtroppo, questo meccanismo si inceppa, nel momento in cui i grandi capitali intervengono a finanziare degli studi mirati, i quali, per definizione NON SARANNO MAI INDIPENDENTI E SUPER PARTES, ma risulteranno sempre falsati a priori.

In questi casi di ufficiale e rigoroso c’è solo l’ ente, che se ne appropria (FDA, OMS ecc…).

Nella scienza come in altri campi basta uno studio rigoroso, che testimonia un effetto contrario a far parlare di falsificazione. In effetti esistono moltissimi studi (anche epidemiologici) sulla nocività, TERMICA e  NON TERMICA derivante da esposizione alle radio frequenze.

Di particolare importanza segnaliamo gli studi sperimentali condotti dal dott. F. Marinelli del CNR di Bologna, che ha esposto delle colture cellulari (in vitro) alle radiazioni elettromagnetiche presenti in alcuni di luoghi, in cui si concentravano eventi tumorali ed ha potuto evidenziare l’ innesco del meccanismo di morte cellulare per suddette cellule irradiate. La lettura dei dati in termini medici dal dott. Marinelli fa concludere che l’ alta percentuale di casi oncologici derivassero dalla percenutale di cellule superstiti, le quali, per adattarsi allo stress ambientale indotto dalle radiazioni EM, si ipotizza siano mutate in qualcosa di innaturale (es. cellule tumorali).

Al nostro link si possono trovare molti studi significativi ->LINK.

Come proteggere la propria abitazione?

Si può schermare casa. Esistono gabbie di faraday costituite da limature metalliche in semplici vernici da applicare all’ esterno a seconda del tipo di frequenza da bloccare (in questo caso vanno prese delle vernici isolanti per alte frequenze).

I vetri delle finestre possono essere schermati utilizzando opportuni tessuti anch’essi contenenti fibbre metalliche.

Il costo di tali schermature non è da sottovalutare e quindi andrebbe imputato agli operatori ed ai proporietari, che hanno deciso di installare gli apparati. Ovviamente la richiesta cadrebbe nel vuoto senza una opportuna causa a sostegno!

Come si svaluta un immobile con un ripetitore di telefonia nelle vicinanze?

Si stima un deprezzamento medio che va dal 20 al 30% del valore di mercato dell’ immobile. Anche questo fatto potrebbe rappresentare una arma vincente in caso di perizie certificate del calo dell’ immobile da attribuire ed imputare all’ eventuale edificazione di una ripetitore per telefonia a breve distanza dall’ abitazione. Anche qui è necessaria una causa a sostegno dell’ eventuale richiesta di risarcimento.

Mi hanno messo un ripetitore davanti casa: cosa posso fare?

Appurato che un ripetitore in molte circostanza potrà provocare (a medio-lungo termine) danni alla salute delle abitazioni circostanti, ci sono differenti livelli di intervento, da prendere in considerazione: alcuni legali altri un pò meno.

Il nostro comitato aborrisce la violenza e ritiene doveroso NON impelagarsi MAI in situazioni di illegalità o ai limiti della legalità, poiché queste azioni alla lunga si ripercuotono sempre contro chi le mette in pratica.

Ricordiamo che la Suprema Corte di Cassazione in passato si è pronunciata ritenendo di non sanzionare o condannare gli autori di atti mirati di sabotaggio non violento (vedere casi NO-TAV), il nostro consiglio è quello di valutare sempre la situazione prima di agire.

Le installazioni di cui sopra, in caso di servizi non strategici e di utilità nazionale come internet su telefono, non possono avocarsi o pregiarsi della denominazione “Servizio Strategico Nazionale”, ma risultano semplicemente dei servizi forniti e venduti da private società a privati cittadini. Tenendo questo a mente c’è da considerare che la massima sanzione erogabile in caso di “accidentale” danneggiamento di una siffatta infrastruttura è l’ accusa di danneggiamento ed eventuale risarcimento del danno.

Lo stesso discorso in caso di accidentale oscuramente generato da dispositivi facilmente reperibili sul mercato di nome Jammers (disturbatori di frequenza).

Ma le possibilità più accattivanti sono anche quelle di natura totalmente legale:  si può procedere per passi distinti e paralleli:

  1. unire i residenti che si trovano nel raggio d’azione degli apparati di TLC a creare un consorzio di tutela
  2. muoversi sempre con legale rappresentante, chiedendo all’ ufficio tecnico tutti gli atti intercorsi tra l’ amministrazione e la società che ha messo in opera il traliccio; verificare la leicità di tutti gli atti amministrativi ed eventualmente impugnarli (anche a posteriori). In mancanza di autorizzazioni sempre per vie legali spingere per la segnalazione al tribunale per un abusivismo conclamato
  3. tra la documentazione verificare eventuali canoni di affitto ed investire procura e GDF per eventuali verifiche del caso tra proprietari e società conduttrice dell’ affitto
  4. verificare e periziare l’ eventuale deprezzamente e svalutazione dei relativi immobili e chiedere spegnimento/delocalizzazione e/o risarcimento conseguente.
  5. in caso di patologie conclamate posteriori all’ installazione dell’ apaprato, verificare la casistica di patologie (vedere link pubblicazioni) ed in caso coinvolgere la magistratura per una causa di risarcimento

Tutte queste azioni debbono essere invocate nei confronti di tutti gli attori in essere: dall’ amministrazione comunale che ha elargito i permessi a costruire, per passare alla società di servizi, agli operatori, ma, ANCHE, nei riguardi dei proprietari che, per il solo scopo di percepire un canone (neanche tanto alto), hanno svenduto la salute dei propri concittadini.

Una regola “non scritta” riguardo le azioni legali nei piccoli comuni (es. Lariano) è che gli avvocati che dovranno seguire le cause non debbono mai essere riconducibili alle amministrazioni e comunque devono essere sempre svincolati dal luogo in questione, sia come crescita sia come formazione professionale.

Il danno, che può scaturire da una nuova installazione in un luogo improbabile rappresenta una grande opportunità civica di aggregazione e di lotta comune verso un unico obiettivo: smantellare tutto e tutelare la salute dei propri figli.

In questo invogliamo la cittadinanza dei vari comuni aggrediti da queste installazioni a reagire e non accettare passivamente i diktat delle multinazionali o fare buon viso a cattivo gioco (“così mi prende meglio il cellulare”), poiché fino a prova contrari l’orticello di casa vostra è e resterà sempre vostro: TUTELATELO e FATE RETE TRA CITTADINI PER PROTEGGERVI VICENDEVOLMENTE!!!

Ci sono alternative ai cellulari ed al Wireless?

Non dobbiamo dipingere la tecnologia mobile come una bestia nera dalla quale fuggire! La cosa su cui dobbiamo lottare è rendere consapevoli i cittadini che usare ed abusare di certe tecnologia (non tutte però) può comportare problematiche di varia natura, in primis veri e proprie situazioni patogene difficilmente arginabili, una volta scatenate.

Oltre all’ informativa corretta e senza conflitto di interessi, che deve passare dovremo anche puntare sulla legislazione comunitaria ed italiana in primis per far allineare le disposizioni con i reali limiti oltre i quali si incorre in patologie derivanti dall’ esposizione integrativa nel corso della vita delle persone.

Gli studi che debbono essere recepiti dall’ OMS (ed altri istituti tra cui l’ italianissimo Istituto Superiore di Sanità) fissano precauzionalmente un limite di esposizione giornaliero di 0.6V/m al di sotto del quale non ci sono evidenze di danni da esposizione.

Il primo impegno dovrebbe essere di garantire alla popolazione SEMPRE di rispettare questo limite, sia indoor sia outdoor, questo potrebbe essere in primis garantito da una effettiva normativa atta ad abbassare (invece cha alzare) suddetto limite.

Il secondo impegno programmatico dovrebbe essere rappresentato dall’ individuazione di tecnologie alternative all’ utilizzo del segnale dei cellulari come portatori di dati e connessione internet. Questo potrebbe essere effettuato in maniera molto semplice in tutti i comuni ai quali arriva la fibbra ottica. In questo caso basterebbe adoperare la fibbra ottica come sorgente del segnale e all’ interno delle abitazioni e nei punti strategici del paese, installare delle micro/nano-celle GSM. In questo modo si riuscirebbe ad avere un segnale telefonico stabile in ogni vicolo paesano senza bisogno di sparare il segnale a pioggia dai tralicci ed i ripetitori sui tetti delle abitazioni.

Chiaro che non si avrebbe una coperture fuori dal paese, nei boschi o in aperta campagna, ma per le singole abitazioni la nanocella potrà essere sempre posizionata e coprire le utenze necessarie, mentre dove non sono previste abitazioni, e dove l’ impatto ambientale è basso, si potrebbero utilizzare (SOLO IN QUEL CASO) i classici ripetitori / tralicci telefonici.

QUI STIAMO PARLANDO SOLO DEL SEGNALE TELEFONICO! Ciò che abbiamo omesso è di parlare del WiFi (wireless in generale). Il WiFi metropolitano, oltre ad essere invasivo è uno spreco di denaro e tempo. Ad ogni connessione WiFi corrisponde un segnale distribuito ad alta frequenza (2-5GHz) che impatta in un angolo solido-giro su tutto ciò, che incontra. Avere un WiFi in casa per ragioni lavorative e di multi-tasking multi-utente può avere senso, nonostante sia un segnale degradato e abbastanza scadente, ma pensare di doverlo rendere disponibile ovunque equivale ad utilizzare dei ripetitori ad alta potenza, che vanificano le principali caratteristiche della tecnologia (cioè quelle di essere facilmente usabili e sommariamente innocue poiché a basse potenze).

Ad ogni connessione WiFi va sempre preferita una connessione wired (via cavo), sopratutto per i più piccoli, sia in termini di esposizione (anche se a bassa potenza si tratta comunque di un contributo additivo). Se non è disponibile un cablaggio ethernet si possono utilizzare le onde convogliate con gli apparati powerline (garantiscono fino a 2Gb/s di connessione) e permettono di reperire il segnale ethernet da ogni presa elettrica.

Se i comuni decidessero di intavolare un tavolo tecnico per abbattere l’ esposizione da campi EM nella popolazione potrebbero facilmente porre in essere dei piani antenne dettagliati per ogni evenienza.

Anche i comuni non raggiunti dalla fibbra ottica potranno investire nell’ ultimo miglio di fibbra e trasmettere a mo di hub il segnale internet proveniente da una connessione satellitare: una sola antenna IN/OUT ad impatto ambientale zero (magari pubblica e di pubblica utilità) posizionata in territorio comunale che distribuisca il segnale a tutte le abitazioni del paese. Questo comporterebbe telefonia VoIP fissa e mobile, micro, nano e pico celle dimensionate all’ utenza e nessuna necessità di utilizzo degli operatori telefonici e delle loro infrastrutture e, sopratutto, di esporre la cittadinanza alle radiazioni EM.

Li dove non arriva la fibbra è possibile pensare a aviluppare degli HUB di trasmissione dati tramite onde convogliate, le cosidette powerline. Una siffatta infrastruttura potrebbe servire al bisogno per tutte le tecnologie attualemente trasmesse via etere, compreso il segnale RADIO digitale e TELEVISIVO digitale.

Un bigliettino programmatico per il futuro?

La sfida tecnologia all’ avanguardia potrebbe essere proprio questa: inventarsi un comune pilota (magari un piccolo comune), che possa vantare di essere CEM-FREE e dotato comunque di tutti i servizi e relative infrastrutture necessarie al funzionamento tecnologico di privati, commercianti e imprese.

Un comune pilota dove le infrastrutture telecom/wind/vodafone/tre non potranno mettere piede se non nella vendita delle schede SIM e dove operatori fissi non dovranno più portare il doppino telefonico le cabine di smistamento ecc.. per connettere le utenze, ma dove le abitazioni saranno reperibili in rete tramite il segnale internet VoIP. Un comune dove nessun ripetitore RADIO e TV sarà reperibile, dove nessuna antenna per il segnale digitale terrestre, radio e tv sarà montata sui tetti poiché la connessione, quella vera performante ed ultra veloce, arriverà direttamente via cavo.

Un comune dove il segnale telefonico venga garantito da moltissime piccole cellule telefoniche dimensionate al carico urbanistico e dove il segnale WiFi venga abbandonato per fare posto a via cavo. Un comune powerline-connected, dove ogni cittadino possa agganciare ad una presa elettrica il proprio palmare/PC ed essere connesso ad internet in automatico o fare telefonate VoIP.

Un comune dove si potranno dimenticare i rivelatori di elettrosmog, poiché non avrà senso misurarlo.

Tutto sarà disegnato intorno al cittadino (e non intorno agli interessi dell’ industria di telecomunicazioni)… non si tratta di un futuro aveniristico, ma della distanza tra il volere ed il fare. E tutti questi servizi forniti dal comune saranno semplicemente inclusi nella tassa dei servizi ed il cittadino sarà felice di pagarli poiché risparmierà su tutte le altre utenze. Il futuro è dietro l’ angolo per chi ha l’ ardire di pensarlo!

Gli oneri di urbanizzazione non valgono uno SCEMPIO come questo!

Cerchiamo di occuparci di tutto il territorio dei Castelli Romani ed oggi, vorremmo parlare di qualcosa di vergognoso accaduto a CASTEL GANDOLFO.

Qualche mese fa ci venne rigirato un Articolo del 2013 dell’ Osservatore Laziale reperibile al seguente link:

http://www.osservatorelaziale.it/index.asp?art=6429

“CASTEL GANDOLFO addio al pino delle cartoline, in arrivo una palazzina nella stessa area.”

Nonostante lo scempio denunciato da questo fatto, abbiamo deciso di non proporlo poiché nello stesso paese, la campagna elettorale era appena partita e quindi un nostro intervento avrebbe significato una sicura strumentalizzazione da parte degli avversari politici, anche perché il taglio del pino nella foto venne autorizzato (sempre che vi sia stata una vera e propria autorizzazione, della quale non siamo in possesso e che verificheremo a breve) proprio dalla candidate sindaco Milvia Monachesi, che poi venne riconfermata sulla poltrona di sindaco appunto.

Ora che la passata elettorale è passata, però ci teniamo a schierarci contro questo scempio ambientale prima ancora che paesaggistico. Pensare di sostituire un pino secolare con due palazzine per 6-8 appartamenti è una cosa vergognosa, tanto più per il luogo dove questa si va ad incastonare, cioè sulla caldera vulcanica di uno dei più bei laghi castellani e, non da ultimo, coprendo la vista ed il panorama alle abitazioni, che erano già presenti in loco (è presente anche in ristorante con vista sul lago, che vedrà irrimediabilmente scendere il proprio fatturato).

Dopo il polverone per l’ abbattimento dell’ albero, a cui si accenna nell’ articolo dell’ Osservatore Laziale,  il progetto è partito comunque nonostante le rassicurazioni della politica!

Ci amareggia constatare come i cittadini non contino praticamente nulla se non si organizzano e si ribellano contrastando questo genere di scempi contro la natura! Purtroppo ribellarsi per un abbattimento a posteriori significa, che il danno è stato già eseguito, quindi in gruppo di cittadini attivi DEVE attivarsi preventivamente.
Tra le altre cose OGGI la palazzina non è più una (come menzionato nell’ articolo), ma sono un paio divise da una scala, per in totale di 6-8 unità abitative.

Oltre ad essere totalmente fuori da ogni crisma di decoro paesaggistico: se proprio avessero voluto per forza costruire si poteva fare un paio di villette a 2 piani ben inserite nel contesto, invece si è deciso per lucrare e tirare fuori dal cilindro il maggior numero possibile di appartamenti costruibili su quel terreno, in modo da avere una facile remunerazione. “Tutti” hanno scoraggiato i privati danneggiati dal fare ricorso e bloccare questo scempio… forse perché “tutti” in paese erano interessati, che si sbloccassero le pratiche edilizie. Ma non è mai troppo tardi sopratutto quando si paventa in danno irrimediabile… 

I lavori sono in corso!

 

Queste le foto dello scempio e della mancata presenza del pino delle cartoline.

Qando ci si affida (e ci si fida) della politica adottando una linea morbida… si ottiene di venire schiacciati da un treno in corsa… l’ unica possibilità è non farlo proprio partire il treno!
Lo ripetiamo ancora ed ancora per evidenziare QUANTO sia importante organizzarsi anzi tempo, cercare in ogni modo di non far proprio iniziare/autorizzare questi progetti e MAI e poi MAI fidarsi della politica, che, purtroppo, lucra su ogni nuova costruzione,  indifferentemente dal proprio colore!
In ogni caso: i pini marittimi sono protetti… bastava questo per far commutare una sanzione esemplare per l’abbattimento di un pino marittimo monumentale di inestimabile valore paesaggistico! Il nostro comitato chiederà a breve tutti i permessi datati dell’ abbattimento del pino, in caso di mancanza di suddetti permessi provvederemo a sporgere denuncia alle autorità, chiedendo sanzioni e ripiantumazione dello stesso.
Per il resto comitati impugnate ogni permesso edificatorio nell’ area e presentate ricorso al TAR in caso di autorizzazioni “troppo audaci”… i castelli romani devono smettere di essere cementificati selvaggiamente (la mancanza di acqua è solo un esempio, di ciò a cui andiamo incontro!)… tanto più in una zona di inestimabile valore ambientale come una caldera vulcanica.
Per qualsiasi cosa non esitate a contattarci, ci siamo già passati e potremo consigliarvi nel modo più opportuno.

Per i contatti del nostro comitato fate riferimento a questo link.

Se vuoi supportarci fate riferimento a questo altro link.

COLLE FORMELLO: in Segreto si procede… MA NOI CI SIAMO!

IL GIORNO 26 GIUGNO 2017 SENZA ALCUNA PUBBLICITA’ ISTITUZIONALE (nonostante si trattasse di una commissione pubblica), si è tenuta la 4a COMMISSIONE CONSILIARE su URBANISTICA, ASSETTO DEL TERRITORIO e LAVORI PUBBLICI.

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Le risorse idriche dei castelli romani sono al collasso… nuove costruzioni significa aumentare irrimediabilmente il carico urbanistico di un territorio già martoriato. Pensare poi di togliere un bosco per costruire 17mila m^3 di cemento equivale a privare la cittadinanza di un polmone verde, contribuendo in più al dissesto idrogeologico già precario dell’ area… per non parlare del discorso fognature dove un buon 80% delle case monteporziane presentano allacci abusivi che hanno portato al collasso gli attuali depuratori. E’ per questa ragione che l’ ACEA non attiva più nuove utenze idriche da quasi 10 anni: ad esempio le nuove abitazioni, come a Valle Formale (zona Romoli), hanno da più di 10 anni una unica utenza di cantiere che, una volta conclusi i lavori, neanche viene più pagata… un ottimo incentivo a non sprecare la preziosa risorsa idrica! Come viene conteggiata da ACEA ATO2 la quantità di acqua, che passa da quei tubi per quelle abitazioni? Uno spreco del sistema idrico castellano? Anche quell’ acqua viene conteggiata nel 45% di spreco che determina le turnazioni nel resto dei paesi castellani? Quante altre situazioni analoghe ci saranno in giro per i castelli?

UNA NUTRITA DELEGAZIONE DEL NOSTRO COMITATO ha partecipato a suddetta COMMISSIONE.

Tema all’ ODG “due punti sulla convenzione urbanistica del Piano di Lottizzazione denominato Colle Formello”:

un ex-bosco di castagni (ancora bosco da piano regolatore quindi inedificabile) dove il Comune ha deciso di fare, nei primi mesi del 2016 una ***nuova*** convenzione urbanistica dando il via a17mila M^3 di cemento (una trentina di nuove ville) in una zona dove a malapena arriva l’ acqua potabile e le fognature sono al collasso.

Ci teniamo a specificare e ribadire“NUOVA” convenzione urbanistica poiché:

  1. non si tratta di una variante come è stato più volte cercato di far passare, ma di una nuova a tutti gli effetti (su una zona inedificabile)

  2. anche fosse una variante in realtà essa è scaduta e per prorogarla, di ulteriori 3 anni, si fa riferimento ad una legge dello stato (3-bis dell’art. 30 della Legge 98/2013, modifica all’art. 30 del D.L. n. 69/2013), che però non si applica alle aree vincolate né tantomeno per le nuove convenzioni come di fatto è quella in questione. Ma il Comune lo sa benissimo ed anche il nuovo avvocato difensore, che ieri era presente alla commissione.

Nella lunga diatriba durata 40 anni le amministrazioni che si sono succedute HANNO SEMPRE PERSO ogni azione atta alla non edificazione in quell’ area… tanto che l’attuale Amministrazione ha deciso, ad un certo punto del suo cammino, di aderire alle richieste del costruttore mettendosi, di fatto, dalla parte dei cementificatori. Ora non è più il Comune a cercare di bloccare la lottizzazione, ma è il nostro Comitato di Tutela dell’ Ambiente a fare ricorso al TAR Lazio!

Ieri pomeriggio, il nuovo avvocato difensore del Comune, ha premesso più volte di essere di parte e che quindi il suo compito deontologico è quello di difendere il proprio assistito, anche qualora lo ritenesse colpevole (testuali parole: anche se gli capitasse un pedofilo dovrebbe prenderne la difesa cercando di fare del suo meglio!).

QUINDI, RICAPITOLANDO addirittura l’ avvocato difensore del Comune ha dovutamente preso le distanze (e fatto mettere a verbale), che era lì presente SOLO ed esclusivamente per difendere il Comune dagli attacchi virulenti del nostro Comitato, che egli non consigliava nulla al Comune e che le considerazioni da lui espresse erano solo in merito al ricorso al TAR. Tutte le altre decisioni “politiche” precedenti erano già state prese dal Comune e lui ne prendeva totalmente le distanze, come giusto che sia (anche noi ci solleveremmo dall’ operato comunale!).

Ci viene da sorridere, come se cercare di difendere l’ ambiente da un vile attacco cementificatorio possa essere considerata una cosa per la quale etichettare noi, il nostro Comitato, come persone poco di buono, che ostacolano gli interessi della collettività! Questa ci mancava ancora!

E’ molto chiaro l’ atteggiamento del Comune: si lascia andare in rovina un’area per anni in modo da ergersi a salvatori della patria, riqualificandola con il cemento! La domanda sorge spontanea: “perché non riqualificarla con tanti bei castagni, come è sempre stata?”.

Abbiamo sempre detto che la località Colle Formello offre una posizione strategica non solo per l’ edificazione, ma anche per il bosco, che è stato eradicato nel corso degli ultimi anni. Questo non è un fattore di poco conto, perché se sul piano regolatore PTPR (Piano Territoriale Paesaggistico Regionale) c’è scritto “zona boschiva” e questo significa che prima c’era un bosco e che qualcuno quel bosco lo ha abusivamente estirpato (ABBIAMO LE FOTO STORICHE) per edificare, quindi non si può fare quello che il Comune ha fatto ieri, cioè prendere il PTPR e dire: “qui non c’è più il bosco, quindi modifichiamo la piantina del PTPR ed assegnamo un indice di fabbricabilità compatibile con l’ edificazione”.

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Passiamo davanti ad un’ area devastata, dove era presente un bosco di alberi di castagno e nocciole fino a pochi anni fa e pensare che l’ attuale Amministrazione decide di inventarsi una variante al piano regolatore, facendola passare per “graficizzazione”, togliendo la desinenza boschiva per l’ area, in quanto si prende atto che “il bosco (se c’era) non esiste più!”… ECCO questo è il punto debole di tutto questo farneticare: “se prendi atto che ora il bosco non c’è più e non mi produci alcuna autorizzazione pregressa che abbia permesso l’ eradicazione di un patrimonio naturale e paesaggistico, allora la tua presa di atto DEVE necessariamente presupporre il ripristino del bosco, poiché il proprietario dell’ area sarebbe comunque responsabile. Anche i precedenti permessi a costruire (oramai scaduti) infatti recitavano che ogni albero doveva essere preservato e, nel caso di espianto si sarebbe dovuto reimpiantare in loco. Qui gli alberi li hanno fatti semplicemente sparire ed il COMUNE PRENDE ATTO CHE OGGI NON C’È PIÙ IL BOSCO? PRENDE ATTO CHE DAI 60 AI 100 ALBERI AD ALTO FUSTO SONO SCOMPARSI SENZA LASCIARE TRACCIA?

Quello che sta cercando di fare il Comune SENZA PASSARE PER LA REGIONE LAZIO si chiama “VARIANTE al piano regolatore”.

Ma comunque se la variante si basa sulla constatazione che il bosco lì non c’è più, senza pensare che gli autori del disboscamento sono sempre gli stessi (anche se oggi si chiamano euroimmobiliare 2003) e che quindi, a meno che non esista (da chi ne ha/aveva il titolo) una autorizzazione scritta all’ eradicazione di 3 ettari di castagneto, la presa d’atto della “non esistenza del bosco” dovrebbe presupporre il suo ripristino immediato, NON la giustificazione per cambiare con un tratto di penna il piano regolatore, aggiustandolo secondo l’ interesse del costruttore!

Sempre premesso che ciò sia lecito…

MA QUI CASCA L’ASINO E SI RIVELANO LE INTENZIONI DI UNA AMMINISTRAZIONE POCO LUNGIMIRANTE, CHE PENSA SOLO A FARE CASSA svendendo un bene naturalistico di un territorio tra i più cementificati nei Castelli Romani (ricordiamo a tutti che la natura ed il paesaggio rappresentano dei beni ”incomprimibili”, cioè dei beni non duplicabili, i quali, una volta distrutti sono per sempre persi irrimediabilmente e non si riuscirà mai a ripristinarli!).

Ma qui siamo in Italia ed in Italia, anzi a Monte Porzio Catone, prima ancora di approvare e firmare la convenzione urbanistica, è normale che il Comune incassi 150mila euro di acconto!

La domanda è la seguente:

“a che titolo il Comune incassa questo acconto su ***oneri concessori*** se ancora nulla è stato approvato/firmato, né tantomeno realizzato?”

e, soprattutto, se domani il nostro Comitato bloccherà qualsiasi permesso a costruire con sospensiva al TAR per il giudizio pendente, c’è da chiedersi pure:

“i 150 mila euro che il Comune dovrà restituire alla società (maggiorati dei dovuti interessi e sanzioni) da dove verranno spremuti, sempre da noi cittadini?”

RICORDIAMO CHE LA PARTITA DI COLLE FORMELLO È DECISIVA PER IL FUTURO DEL VERDE DEL NOSTRO TERRITORIO: SE OGGI IL COMUNE SI SENTE AUTORIZZATO A MODIFICARE IL PTPR PER PERMETTERE 17MILA METRI CUBI DI CEMENTO AL POSTO DI UN BOSCO, IN UNA DELLE ZONE PIÙ VINCOLATE DI TUTTO IL SUO TERRITORIO, DOMANI SI ARROGHERA’ IL DIRITTO DI FAR COSTRUIRE OVUNQUE, ANCHE FIN SOPRA AL TUSCOLO… MAGARI CON LA SCUSA DELLE AREE RECETTIVE PER IL NUOVO PARCO ARCHEOLOGICO DEL TUSCOLO (altro bello specchietto per le allodole confezionato per uso e consumo della stampa locale… e che altro non cela se non la necessità di andare a costruire in zona vincolata da PTPR).

POSSIAMO RASSICURARE I NOSTRI AMICI AMMINISTRATORI: NON LO PERMETTEREMO MAI!

COME ANCHE IERI ABBIAMO FATTO METTERE A VERBALE NELLA COMMISSIONE (in cui non avremmo dovuto essere presenti): OGNI AZIONE VERRA’ SEGNALATA ALLE AUTORITÀ COMPETENTI.


LEGGI LA NOTA_COMITATO_PER_CONSIGLIERI_COMUNALI DEPOSITATA

IL 26 GIUGNO ALLA COMMISSIONE URBANISTICA DEL COMUNE


SE PENSI CHE QUESTA BATTAGLIA SIA IMPORTANTE…

SE PENSI CHE QUESTA LOTTA RAPPRESENTI LA NECESSITÀ DI GARANTIRE UN FUTURO SOSTENIBILE AI NOSTRI FIGLI…

SE PENSI CHE LA COMUNITÀ CHE SI STA AGGREGANDO ATTORNO A NOI POSSA RIDARE UNA DIGNITÀ DI CITTADINI TROPPO SPESSO SOTTOMESSI DAGLI INTERESSI DEI SOLITI SPECULATORI ED AMMINISTRATORI…

SE PENSI CHE INSIEME POTREMMO FARE LA DIFFERENZA…

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In questi giorni si sta effettuando la compilazione del 730 e ricordiamo a tutti coloro che ritengano valido ed utile il nostro lavoro sul territorio che possono devolvere il 5×1000 al nostro comitato. Una semplice azione che ci aiuterà ad essere molto più incisivi nelle nostre battaglie.

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Il nostro comitato ONLUS NON ha padroni, NON riceve nessun tipo di finanziamento pubblico e NON ha sponsor privati.

Per questo possiamo far sentire liberamente la nostra voce, senza paura di dare fastidio ai soliti noti e, sopratutto, senza guardare in faccia nessuno se non i nostri soci!

Se pensate che sia importante la nostra voce libera come difesa dai continui attacchi che subisce il nostro ambiente, vi chiediamo di aiutarci a sostenere
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Conferenza Pubblica “CITTADINI E SALUTE” – 9 giugno 2017

Comunicato stampa conferenza 09/06/2017

locandina_9Giugno2017 Il 09 Giugno 2017 alle ore 17.00, il Comitato di Tutela e Salvaguardia dell’Ambiente organizza a Monte Porzio Catone – sala Ephebeum via Cavour n 6 – la conferenza

“ CITTADINI E SALUTE”

che vede la presenza del prof. Agostino Messineo, del dott. Pier Luigi Impedovo e di Giancarlo Ceci presidente dei “Alternativa sostenibile”:

SPECIALISTI E RICERCATORI IMPEGNATI NELLA DIFESA DELLA SALUTE,CHE CI OFFRIRANNO INFORMAZIONI, DATI, ANALISI E SOLUZIONI POSSIBILI alle domande dei cittadini sul SISTEMA SANITARIO PUBBLICO

(è stata davvero tagliata la spesa o solo i servizi al cittadino?)

e SULLA SANITA’ PUBBLICA NEI CASTELLI ROMANI

(quali sono i fattori di rischio per la salute dei cittadini nel nostro territorio? Quanto e come funziona la prevenzione?)

La Conferenza vede inoltre la testimonianza di cittadini e dell’associazione “CIOCIARIA TERRA DEI VELENI” sulle devastazioni ambientali che, da anni, portano morte e malattia nei loro territori.