Telefonia e Servizi Internet, quando è lecito mettere antenne e quando NO: il caso emblematico di LARIANO (RM)

Oramai è un copione visto e rivisto. Un bel panorama collinare che in poco più di due settimane vede aprire un cantiere e costruire un traliccioper telefonia di minimo 30 metri dai colori che stonano con l’ ambiente circostante… qualche mese dopo un altro traliccio a +/- 100 metri di distanza e così via…

Il territorio italiano sta venendo aggredito dai ripetitori di telefonia ed il numero è in crescita esponenziale poiché rispetto a qualche anno fa non si devono più vendere i servizi di telefonia mobile, ma i più remunerativi servizi internet e dati su mobile. Questa scellerata politica di abbattimento del digital divide si sta concretizzando come uno dei peggiori incubi per la salute dei cittadini: una fitta rete di tralicci e di apparati ripetitori, ponti radio di trasferimento del segnale, cabine e nodi di smistamento.

Fino a che punto si arriverà? La tecnologia parla chiaro se con un GSM classico (2G) la portata del segnale arrivava anche fino ad 1Km di distanza, la maglia della rete da creare era abbastanza larga e quindi si potevano scegliere punti strategici per ripetere il segnale in modo da impattare il meno possibile sul paesaggio, ma anche, sopratutto (sebbene nessun operatore lo ammetterà mai) sulla salute degli abitanti limitrofi.

Con l’ avvento delle nuove tecnologie 3-4G (a breve il 5G)  e sopratutto con la necessità di aumentare la frequenza del segnale superando anche i 5GHz per alcuni servizi dati, la maglia tipica della rete di distribuzione non supera, oggi i 100metri.

Questa piccola considerazione tecnologica ci porta a concludere che, se tutti decidessero, domani di dover accedere ad una banda larga e veloce via mobile il numero di apparati necessari rispetto a quelli di 10 anni fa deve aumentare almeno di un fattore 100 ovvero (1000/100)x(1000/100).

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A seconda del numero di celle che si vogliono coprire si possono utilizzare differenti apparati in differenti concentrazioni e posizionamenti, ma la larghezza media della cella dipende dalla portata del segnale ed in ultima analisi dal tipo di dato e dalla quantità che deve essere trasmessa. Più alte saranno le frequenze utilizzate da una determinata tecnologia e minore risulterà il raggio della cella in questione.

Questo trend edificatorio di messa in servizio di nuovi apparati di contro non è più facilmente sostenibile dagli operatori telefonici, i quali hanno esternalizzato la gestione delle infrastrutture (che prima erano proprietarie esclusiva (o multioperatore) dei gestori) ed in particolare hanno affidato a società per lo più cinesi tale compito. Le regole di mercato non guardano in faccia discorsi di equità lavorativa e/o di acquisizione di competenze strategiche sia per le società sia per l’ intera nazione e vengono guidate esclusivamente da regole di convenienza e di mercato.

Questo breve escursus per spiegare le motivazione principali da tenere a mente riguardo il proliferare delle antenne e dei ripetitori in vicinanza (ma non solo) dei centri abitati.

Detto questo installare un nuovo traliccio di telecomunicazioni, sembra non dover sottostare ad alcun vincolo e/o permesso: basta che un privato firmi un contratto di comodato d’uso e l’ operatore si permette di comunicare al comune l’ inizio dei lavori e, appellandosi al decreto Gasparri, tira su i tralicci senza alcun permesso e senza che il comune (apparentemente) possa batter ciglio! In realtà non è così poiché il decreto Gasparri e quindi la relativa semplicifcazione, si applica solamente per le installazioni di pubblica utilità, alle quali quelle di telefonia sono equiparate. Ma per permettere l’ adozione del decreto Gasparri è necessario verificare nel luogo, in cui si prevede di installare il ripetitore, che il segnale ***telefonico*** si assente (da qui la “pubblica utilità” nel coprire il luogo con un segnale telefonico). In realtà questa verifica non viene mai fatta e questi apparati aggiuntivi vengono tirati su SOLAMENTE per vendere i servizi aggiuntivi ed alternativi a quelli telefonici e cioé, come abbiamo già detto, internet su telefono, link-em, wifi  ecc… A questi servizi non si applica il decreto Gasparri poiché non si tratta di impiantistica strategica per il paese come quella telefonica, quindi di fatto, il 90% delle nuove installazioni, sopratutto nei centri abitati, potrebbe di fatto risultare abusiva (o comunque mancante) in termini di autorizzazioni.

Ora sfatiamo i falsi miti, che vengono raccontati dagli operatori per piazzare queste oscenità nelle proprietà di molti cittadini italiani, che, vuoi per ignoranza, vuoi per il miraggio dei facili guadagni, si lasciano abbindolare da questi venditori di fumo e si legano mani e piedi al destino di quella ferraglia, che andranno a montare sulle loro proprietà (per non parlare di quelle sui propri tetti!).

Perché usare i tralicci?

I tralicci sono alti anche 20-30 metri poiché gli apparati ripetitori devono garantire, che le emissioni ed i valori di legge non siano superati nel punto immediatamente più vicino all’ antenna. Quindi avvicinandosi con un rivelatore di campo è necessario che alla sua base del traliccio i valori rispettino i limiti di legge (6V/m in area residenziale e 20V/m in zone dove lo stazionamento è inferiore alle 4 ore giornaliere). Per rientrare nei valori più restrittivi possibili, bisogna modulare la potenza del segnale oppure alzare un traliccio. L’ irraggiamento del segnale dall’ alto inotre permette di arrivare più lontano a parità di potenza.

I tralicci però costano parecchio e se possibile si tende ad evitarli: si usano in campagna e fuori dai centri abitati, dove non esistono costruzioni adatte o adattabili a tale fine, in caso contrario l’ operatore tenderà ad installare l’ apparato sui tetti e/o terrazzi, comunque sulla sommità delle abitazioni. Inoltre avere delle abitazioni a disposizione permette di utilizzare le infrastrutture del fabbricato invece di creare urbanisticamente tutto in vicinanza del traliccio stesso (gli osceni prefabricati con servitù, gruppi elettrogeni e cabine di smistamento elettrico).

Uno o più tralicci in campagna, lontano dai centri abitati e comunque lontano da una realtà urbanistica densamente popolata, per quanto siano brutti e deturpino il paesaggio, in generale hanno un basso impatto ambientale. Chiaramente si parla a livello statistico poiché il traliccio che un proprietario può mettere nella suo terreno potrebbe far arrivare un campo EM diretto importante su una abitazione a poche decine di metri di distanza a seconda dell’ orientamento degli apparati stessi e dell’ altezza relativa tra l’ abitazione e gli apparati stessi.

Quello che in linea ipotetica potrebbe accadere in un contesto extra-urbano, accadrà sicuramente per installazioni di tipo urbano, dove gli apparati vengono posizionati sui terrazzi della abitazioni: in questo caso ci sarà sempre un’ altra abitazione residenziale direttamente esposta al flusso di questi apparati.

Il falso mito che bisogna sfatare che circola come una leggenda metropolitana equiparabile alle bufale ed ai detti popolari è il famoso EFFETTO OMBRELLO.image002

L’ effetto ombrello è un pittoresco strataggemma inventato dagli operatori telefonici per giustificare ed abbindolare i proprietari e permettere loro le installazioni sulle abitazioni. Chi ha avuto modo di interagire con questi sapienti tecnici si sarà sentito dire frasi come: “se non lo metti tu, lo metteranno sul palazzo di fronte e poi ti becchi tutto il segnale addosso”; “se lo posizioni sul tuo tetto per effetto ombrello tu vieni escluso dal segnale e ci guadagni anche”… potremmo continuare all’ infinito.

In realtà l’ effetto ombrello non esiste veramente, ed è semplicemente un modo di rappresentare la distribuzione del segnale alla base di un alto traliccio, ma quando si installano questi apparati sulle abitazioni (a seconda della reale potenza in gioco) ci si trova, volenti o meno a contatto ed alla stessa altezza proprio dell’ apparato e quindi si risulta sottoposti a due tipi di radiazioni:

  1. radiazioni di bassa frequenza (@50Hz) per via delle cabine di trasformazioni necessarie ad alimentare questi apparati: queste radiazioni passano attraverso gli ostacoli muri compresi per decine di metri.
  2. il segnale altamente variabile e “a rasoio” proprio di questi apparati, vedere figura di distribuzione tipica.
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Una antenna di telefonia mobile con una potenza media di 1000W a frequenze di 900MHz (GSM900), situata su un traliccio di 20metri leggermente orientata verso il suolo. La scala di colori è graduata ed espressa in V/m.

Della salute di chi decide di installare questi apparati non ci curiamo, hanno semplicemente preso una cantonata che non potrà mai essere ripagata da alcun canone d’affitto (sopratutto se in gioco è la saluta di chi vive nei suoi paraggi), mentre ci preoccupa chi dovesse decidere di andare a vivere in affito in un edificio con un ripetitore montato sopra… IL NOSTRO CONSIGLIO: andate altrove potete trovare di meglio!

Chiaramente un’ altra abitazione vicina al ripetitore avrebbe come conseguenza solamente il flusso dell’ apparato stesso, ma lo stesso non risulterebbe variabile per via della distribuzione spaziale, come accade a chi si trova vicino allo stesso, ma si tratterebbe di un segnale più omogeneo nello spazio e quindi meno critico, sebbene tutt’altro che innocuo.

In soldoni: chi ritiene di aver fatto bingo ad avere installato e dato il permesso di installare apparati sulla propria abitazione/condominio, oltre ad arrecare danni, che andremo a vedere, ai confinanti, non si rende conto che si sta auto provocando gli stessi danni se non peggiori. Ma questo gli operatori si guardano bene dal raccontarlo all’ atto della stipula del contratto di usurpazione/deleggittimazione/esproprio di suolo privato.

Mi hanno messo un ripetitore vicino: mi devo preoccupare?

Riguardo alla distribuzione spaziale del segnale irradiato dagli apparati emittenti di telefonia, quando è che bisogna preoccuparsi?

Tenendo a mente la direzionalità dell’ apparato tipico per telefonia (figura precedente) bisogna preoccuparsi se e solo se ci si trova alla “stessa altezza” di un apparato e se la superficie emittente dei moduli orientati viene vista dalla propria abitazione “di faccia”.

In un centro urbano densamente popolato un apparato montato su un tetto può provocare (quasi sicuramente) un diretto irraggiamento nei confronti delle case adiacenti.

In circostanze particolari sono stati installati dei ripetitori sopra delle abitazioni in strade in discesa. Questa pratica è ancora più dannosa rispetto alle installazioni isolate in pianura poiché lungo la strada non vi sono solamente gli edifici posizionati frontalmente ma l’ intera via in discesa risulta soggetta al massimo dell’ irraggiamento.

Una installazione scellerata di questo tipo si trova nel comune di Lariano in provincia di Roma: a via Napoli (vedere immagine) il ripetitore si trova a metà della via in discesa e quindi il massimo di irraggiamento si ha per circa 3/4 della strada salendo fino alla piazza principale (oltre che per tutte le abitazioni che di trovano esattamente alla stessa altezza dall’ altra parte della strada). Oltre a trovarsi vicino a scuole e centri ricreativi. Ci chiediamo come sia stato possibile autorizzare una tale installazione!

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SIAMO ANDATI A MISURARE L’ELETTROSMOG A LARIANO. A livello stradale a decine di metri di distanza dall’ inizio della via in discesa il valore di campo EM misurato risultava particolarmente preoccupante, non paragonabile a quello presente negli edifici di fronte al ripetitore.

La pericolosità dell’ installazione, la cui locazione avrebbe dovuto far desistere ogni bravo installatore ed ogni operatore onesto e coscienzioso sono chiaramente esplicati nel disegno seguente. L’ installazione di telefonia sul tetto di una abitazione a metà discesa (a circa 15 metri di altezza) irradia al massimo della sua potenza gli edifici sul lato opposto della strada rispetto al ripetitore fino alla piazza centrale all’ inizio della discesa.

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A Lariano in v. Napoli l’ installazione di telefonia sul tetto irradia al massimo della sua potenza gli edifici sul lato opposto della strada rispetto al ripetitore fino alla piazza centrale. A seconda del piano del palazzo e dell’ inclinazione della strada la cui pendenza è puramente indicativa, il livello di radiazione viarierà tra i 3V/m fino ai 5-6V/m. Nei palazzi di fronte al ripetitore più vicini andrebbe verificato sui piani alti un eventuale sforamento dei 6V/m rispetto al limite di esposizone (si consiglia una misura certificata ARPA per i residenti in quel punto).

Sullo stesso lato della strada in cui è presente il ripetitore, saranno soggetti solamente gli ultimi piani che vedono diretti il fascio incidente e quindi l’ apparato in linea d’ aria. Ogni ostacolo frapposto blocca il flusso in questione e quindi il segnale (a meno di rimbalzi su superfici metalliche, che reirradiano il segnale).

Quanto male fa una esposizione alle frequenze proprie della telefonia?

La risposta è duplice:

1) va considerata ogni singola frequenza in gioco (che come avevamo detto non sono solo quelle di telefonia, ma anche di trasmissione dati e ponti radio).

2) per ogni frequenza va consierata la combinazione di potenza del segnale, modulazione dello stesso e tempo di esposizione medio giornaliero.

Fino a qualche anno fa i tralicci erano di proprietà degli operatori, quindi poteva darsi che il singolo operatore avesse solo la telefonia GSM-GPRS oppure che avesse tutti le tecnologie UMTS-HSPDA e/o WiFi metropolitano. Oggi con l’ avvento dei multioperatori e delle società di servizi che edificano ed affittano gli apparati, siamo sicuri che OGNI nuova installazione sarà dotata di tutte le tecnologie da vendere agli utenti e questo indifferentemente da quale operatore.

Quindi da un traliccio per telefonia ci saranno ponti radio sopra i 10GHz (per portare il segnale da trasmettere), moduli telefonici dagli 800MHz ai 1,8GHz, internet su telefono sopra i 2GHz ed il WiFi per la connesione internet a 2,8 e 5.6 GHz. Antenne radio a minor frequenza <10MHz per comunicare e comandare in maniera remota gli apaprati. Chiaramente ognuna di queste antenne avranno potenze diverse a seconda di quale portata dovranno raggiungere.

Questo significa che il rispetto della normativa vigente, per capire a cosa si è veramente esposti in vicinanza di questi tralicci telefonici, sarà necessario valutare il contributo cumulativo di tutti questi apparati.

Una misura a larghissimo spettro è molto complicata e necessita di differenti strumenti ed antenne aventi intervalli spettrali sovrapponibili. Molta di questa strumentazione risulta costosa e solo società specializzate ed enti pubblici possono permettersi una misura senza ombra di dubbio accurata del contributo cumulativo.

 

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Sintomatologia e frequenza dei casi a decrescere dalla distanza da un ripetitore di telefonia in Francia (Wolf R & Wolf D, 2004).

Nella figura si possono vedere una ampia casistica di sintomi propri della vicinanza a ripetitori di telefonia, i sintomi comprendono:

disturbi del sonno, disorientamento, depressione, disturbi visivi e digestivi, problemi cardiovascolari, inappetenza, nausea, irritabilità, mal di testa cronici, perdita di memoria, irritabilità, problemi di eruzioni cutanee, problemi di coordinamento, ecc…

Questi sintomatologia decresce con l’ aumentare della distanza (ed aumenta con la vicinanza, Wolf & Wolf, 2004).

La cronicizzazione di questi disturbi nel tempo provoca nella popolazione residente in vicinanza di un traliccio una progressiva immunodeficienza causata dallo stress ambientale prodotto. Questo accumulo di stress ambientale e conseguenti radicali liberati nell’ organismo, comporta una cronicizzazione nota come ELETTROSENSIBILITA’.

L’ elettrosensibilità è solo una patologia, particolarmente invalidante, che si risolve isolandosi dalla fonte di stress ambientale.

In realtà molte persone possono accusare uno dei sintomi sopra descritti, senza sviluppare una elettrosensibilità vera e propria, ma nel corso degli anni l’ accumulo di stress ambientale può portare al manifestarsi di patologia anche gravi (tumori e leucemie).

Sono innumerevoli gli studi medici, che associano un nesso causale tra l’ esposizione ai campi EM propri della telefonia e l’ aumentata insorgenza tumorale della popolazione. Il grande studio epidemiologico Interphone Project (condotto tra il 200 ed il 2004 e successivamente insabbiato per 11 anni) evidenzia un aumento del rischio di contrarre tumore (glioma e glioblastoma) al cervello per esposizioni molto moderate (poche decine di ore al telefono annue), a partire da una decina di anni dall’ esposizione. Chiaramente essere esposti al segnale continuo di un ripetitore per telefonia  provoca lo stesso tipo di rischio ma risulta necessario integrare il contributo per il tempo medio di esposizione, che, nel caso dei cellulari utilizzati nello studio interphone, si limitava al SOLO tempo di conversazione, mentre nel caso dei ripetitori riguarda il tempo di permanenza nel suo raggio d’azione (residenziale = tempo di permanenza a casa se non opportunamente schermata).

Ma gli “studi ufficiali” dicono che le onde EM non fanno male, perché preoccuparsi?

Gli studi ufficiali dicono anche che l’ elettrosensibilità è un effetto psicosomatico, ma esistono innumerevoli studi in doppio cieco che testimoniano che questo effetto non è un nocebo (placebo inverso) ma proprio un effetto reale che il paziente subisce nel momento in cui entra in contatto con delle radiazioni EM.

Questi sintomi dipendono in tipologia ed intensità:

  • dalla frequenza di emissione
  • dalla potenza di emissione
  • dal tempo medio (integrale) di esposizione
  • dalla modulazione (variabilità) del segnale, a cui si è esposti

Non esiste una scienza ufficiale ed una scienza non ufficiale (indipendente) ma solamente LA SCIENZA. La Scienza (con S maiuscola) persegue il raggiungimento della descrizione della realtà tramite una metodologia scientifica, quindi l’ unica cosa che ha valore scientifico è la rigorosità dello studio ed il fatto che venga effettuato seguendo i controlli che servono proprio a garantirne l’ assoluta indipendenza.

In alcuni casi, purtroppo, questo meccanismo si inceppa, nel momento in cui i grandi capitali intervengono a finanziare degli studi mirati, i quali, per definizione NON SARANNO MAI INDIPENDENTI E SUPER PARTES, ma risulteranno sempre falsati a priori.

In questi casi di ufficiale e rigoroso c’è solo l’ ente, che se ne appropria (FDA, OMS ecc…).

Nella scienza come in altri campi basta uno studio rigoroso, che testimonia un effetto contrario a far parlare di falsificazione. In effetti esistono moltissimi studi (anche epidemiologici) sulla nocività, TERMICA e  NON TERMICA derivante da esposizione alle radio frequenze.

Di particolare importanza segnaliamo gli studi sperimentali condotti dal dott. F. Marinelli del CNR di Bologna, che ha esposto delle colture cellulari (in vitro) alle radiazioni elettromagnetiche presenti in alcuni di luoghi, in cui si concentravano eventi tumorali ed ha potuto evidenziare l’ innesco del meccanismo di morte cellulare per suddette cellule irradiate. La lettura dei dati in termini medici dal dott. Marinelli fa concludere che l’ alta percentuale di casi oncologici derivassero dalla percenutale di cellule superstiti, le quali, per adattarsi allo stress ambientale indotto dalle radiazioni EM, si ipotizza siano mutate in qualcosa di innaturale (es. cellule tumorali).

Al nostro link si possono trovare molti studi significativi ->LINK.

Come proteggere la propria abitazione?

Si può schermare casa. Esistono gabbie di faraday costituite da limature metalliche in semplici vernici da applicare all’ esterno a seconda del tipo di frequenza da bloccare (in questo caso vanno prese delle vernici isolanti per alte frequenze).

I vetri delle finestre possono essere schermati utilizzando opportuni tessuti anch’essi contenenti fibbre metalliche.

Il costo di tali schermature non è da sottovalutare e quindi andrebbe imputato agli operatori ed ai proporietari, che hanno deciso di installare gli apparati. Ovviamente la richiesta cadrebbe nel vuoto senza una opportuna causa a sostegno!

Come si svaluta un immobile con un ripetitore di telefonia nelle vicinanze?

Si stima un deprezzamento medio che va dal 20 al 30% del valore di mercato dell’ immobile. Anche questo fatto potrebbe rappresentare una arma vincente in caso di perizie certificate del calo dell’ immobile da attribuire ed imputare all’ eventuale edificazione di una ripetitore per telefonia a breve distanza dall’ abitazione. Anche qui è necessaria una causa a sostegno dell’ eventuale richiesta di risarcimento.

Mi hanno messo un ripetitore davanti casa: cosa posso fare?

Appurato che un ripetitore in molte circostanza potrà provocare (a medio-lungo termine) danni alla salute delle abitazioni circostanti, ci sono differenti livelli di intervento, da prendere in considerazione: alcuni legali altri un pò meno.

Il nostro comitato aborrisce la violenza e ritiene doveroso NON impelagarsi MAI in situazioni di illegalità o ai limiti della legalità, poiché queste azioni alla lunga si ripercuotono sempre contro chi le mette in pratica.

Ricordiamo che la Suprema Corte di Cassazione in passato si è pronunciata ritenendo di non sanzionare o condannare gli autori di atti mirati di sabotaggio non violento (vedere casi NO-TAV), il nostro consiglio è quello di valutare sempre la situazione prima di agire.

Le installazioni di cui sopra, in caso di servizi non strategici e di utilità nazionale come internet su telefono, non possono avocarsi o pregiarsi della denominazione “Servizio Strategico Nazionale”, ma risultano semplicemente dei servizi forniti e venduti da private società a privati cittadini. Tenendo questo a mente c’è da considerare che la massima sanzione erogabile in caso di “accidentale” danneggiamento di una siffatta infrastruttura è l’ accusa di danneggiamento ed eventuale risarcimento del danno.

Lo stesso discorso in caso di accidentale oscuramente generato da dispositivi facilmente reperibili sul mercato di nome Jammers (disturbatori di frequenza).

Ma le possibilità più accattivanti sono anche quelle di natura totalmente legale:  si può procedere per passi distinti e paralleli:

  1. unire i residenti che si trovano nel raggio d’azione degli apparati di TLC a creare un consorzio di tutela
  2. muoversi sempre con legale rappresentante, chiedendo all’ ufficio tecnico tutti gli atti intercorsi tra l’ amministrazione e la società che ha messo in opera il traliccio; verificare la leicità di tutti gli atti amministrativi ed eventualmente impugnarli (anche a posteriori). In mancanza di autorizzazioni sempre per vie legali spingere per la segnalazione al tribunale per un abusivismo conclamato
  3. tra la documentazione verificare eventuali canoni di affitto ed investire procura e GDF per eventuali verifiche del caso tra proprietari e società conduttrice dell’ affitto
  4. verificare e periziare l’ eventuale deprezzamente e svalutazione dei relativi immobili e chiedere spegnimento/delocalizzazione e/o risarcimento conseguente.
  5. in caso di patologie conclamate posteriori all’ installazione dell’ apaprato, verificare la casistica di patologie (vedere link pubblicazioni) ed in caso coinvolgere la magistratura per una causa di risarcimento

Tutte queste azioni debbono essere invocate nei confronti di tutti gli attori in essere: dall’ amministrazione comunale che ha elargito i permessi a costruire, per passare alla società di servizi, agli operatori, ma, ANCHE, nei riguardi dei proprietari che, per il solo scopo di percepire un canone (neanche tanto alto), hanno svenduto la salute dei propri concittadini.

Una regola “non scritta” riguardo le azioni legali nei piccoli comuni (es. Lariano) è che gli avvocati che dovranno seguire le cause non debbono mai essere riconducibili alle amministrazioni e comunque devono essere sempre svincolati dal luogo in questione, sia come crescita sia come formazione professionale.

Il danno, che può scaturire da una nuova installazione in un luogo improbabile rappresenta una grande opportunità civica di aggregazione e di lotta comune verso un unico obiettivo: smantellare tutto e tutelare la salute dei propri figli.

In questo invogliamo la cittadinanza dei vari comuni aggrediti da queste installazioni a reagire e non accettare passivamente i diktat delle multinazionali o fare buon viso a cattivo gioco (“così mi prende meglio il cellulare”), poiché fino a prova contrari l’orticello di casa vostra è e resterà sempre vostro: TUTELATELO e FATE RETE TRA CITTADINI PER PROTEGGERVI VICENDEVOLMENTE!!!

Ci sono alternative ai cellulari ed al Wireless?

Non dobbiamo dipingere la tecnologia mobile come una bestia nera dalla quale fuggire! La cosa su cui dobbiamo lottare è rendere consapevoli i cittadini che usare ed abusare di certe tecnologia (non tutte però) può comportare problematiche di varia natura, in primis veri e proprie situazioni patogene difficilmente arginabili, una volta scatenate.

Oltre all’ informativa corretta e senza conflitto di interessi, che deve passare dovremo anche puntare sulla legislazione comunitaria ed italiana in primis per far allineare le disposizioni con i reali limiti oltre i quali si incorre in patologie derivanti dall’ esposizione integrativa nel corso della vita delle persone.

Gli studi che debbono essere recepiti dall’ OMS (ed altri istituti tra cui l’ italianissimo Istituto Superiore di Sanità) fissano precauzionalmente un limite di esposizione giornaliero di 0.6V/m al di sotto del quale non ci sono evidenze di danni da esposizione.

Il primo impegno dovrebbe essere di garantire alla popolazione SEMPRE di rispettare questo limite, sia indoor sia outdoor, questo potrebbe essere in primis garantito da una effettiva normativa atta ad abbassare (invece cha alzare) suddetto limite.

Il secondo impegno programmatico dovrebbe essere rappresentato dall’ individuazione di tecnologie alternative all’ utilizzo del segnale dei cellulari come portatori di dati e connessione internet. Questo potrebbe essere effettuato in maniera molto semplice in tutti i comuni ai quali arriva la fibbra ottica. In questo caso basterebbe adoperare la fibbra ottica come sorgente del segnale e all’ interno delle abitazioni e nei punti strategici del paese, installare delle micro/nano-celle GSM. In questo modo si riuscirebbe ad avere un segnale telefonico stabile in ogni vicolo paesano senza bisogno di sparare il segnale a pioggia dai tralicci ed i ripetitori sui tetti delle abitazioni.

Chiaro che non si avrebbe una coperture fuori dal paese, nei boschi o in aperta campagna, ma per le singole abitazioni la nanocella potrà essere sempre posizionata e coprire le utenze necessarie, mentre dove non sono previste abitazioni, e dove l’ impatto ambientale è basso, si potrebbero utilizzare (SOLO IN QUEL CASO) i classici ripetitori / tralicci telefonici.

QUI STIAMO PARLANDO SOLO DEL SEGNALE TELEFONICO! Ciò che abbiamo omesso è di parlare del WiFi (wireless in generale). Il WiFi metropolitano, oltre ad essere invasivo è uno spreco di denaro e tempo. Ad ogni connessione WiFi corrisponde un segnale distribuito ad alta frequenza (2-5GHz) che impatta in un angolo solido-giro su tutto ciò, che incontra. Avere un WiFi in casa per ragioni lavorative e di multi-tasking multi-utente può avere senso, nonostante sia un segnale degradato e abbastanza scadente, ma pensare di doverlo rendere disponibile ovunque equivale ad utilizzare dei ripetitori ad alta potenza, che vanificano le principali caratteristiche della tecnologia (cioè quelle di essere facilmente usabili e sommariamente innocue poiché a basse potenze).

Ad ogni connessione WiFi va sempre preferita una connessione wired (via cavo), sopratutto per i più piccoli, sia in termini di esposizione (anche se a bassa potenza si tratta comunque di un contributo additivo). Se non è disponibile un cablaggio ethernet si possono utilizzare le onde convogliate con gli apparati powerline (garantiscono fino a 2Gb/s di connessione) e permettono di reperire il segnale ethernet da ogni presa elettrica.

Se i comuni decidessero di intavolare un tavolo tecnico per abbattere l’ esposizione da campi EM nella popolazione potrebbero facilmente porre in essere dei piani antenne dettagliati per ogni evenienza.

Anche i comuni non raggiunti dalla fibbra ottica potranno investire nell’ ultimo miglio di fibbra e trasmettere a mo di hub il segnale internet proveniente da una connessione satellitare: una sola antenna IN/OUT ad impatto ambientale zero (magari pubblica e di pubblica utilità) posizionata in territorio comunale che distribuisca il segnale a tutte le abitazioni del paese. Questo comporterebbe telefonia VoIP fissa e mobile, micro, nano e pico celle dimensionate all’ utenza e nessuna necessità di utilizzo degli operatori telefonici e delle loro infrastrutture e, sopratutto, di esporre la cittadinanza alle radiazioni EM.

Li dove non arriva la fibbra è possibile pensare a aviluppare degli HUB di trasmissione dati tramite onde convogliate, le cosidette powerline. Una siffatta infrastruttura potrebbe servire al bisogno per tutte le tecnologie attualemente trasmesse via etere, compreso il segnale RADIO digitale e TELEVISIVO digitale.

Un bigliettino programmatico per il futuro?

La sfida tecnologia all’ avanguardia potrebbe essere proprio questa: inventarsi un comune pilota (magari un piccolo comune), che possa vantare di essere CEM-FREE e dotato comunque di tutti i servizi e relative infrastrutture necessarie al funzionamento tecnologico di privati, commercianti e imprese.

Un comune pilota dove le infrastrutture telecom/wind/vodafone/tre non potranno mettere piede se non nella vendita delle schede SIM e dove operatori fissi non dovranno più portare il doppino telefonico le cabine di smistamento ecc.. per connettere le utenze, ma dove le abitazioni saranno reperibili in rete tramite il segnale internet VoIP. Un comune dove nessun ripetitore RADIO e TV sarà reperibile, dove nessuna antenna per il segnale digitale terrestre, radio e tv sarà montata sui tetti poiché la connessione, quella vera performante ed ultra veloce, arriverà direttamente via cavo.

Un comune dove il segnale telefonico venga garantito da moltissime piccole cellule telefoniche dimensionate al carico urbanistico e dove il segnale WiFi venga abbandonato per fare posto a via cavo. Un comune powerline-connected, dove ogni cittadino possa agganciare ad una presa elettrica il proprio palmare/PC ed essere connesso ad internet in automatico o fare telefonate VoIP.

Un comune dove si potranno dimenticare i rivelatori di elettrosmog, poiché non avrà senso misurarlo.

Tutto sarà disegnato intorno al cittadino (e non intorno agli interessi dell’ industria di telecomunicazioni)… non si tratta di un futuro aveniristico, ma della distanza tra il volere ed il fare. E tutti questi servizi forniti dal comune saranno semplicemente inclusi nella tassa dei servizi ed il cittadino sarà felice di pagarli poiché risparmierà su tutte le altre utenze. Il futuro è dietro l’ angolo per chi ha l’ ardire di pensarlo!

Gli oneri di urbanizzazione non valgono uno SCEMPIO come questo!

Cerchiamo di occuparci di tutto il territorio dei Castelli Romani ed oggi, vorremmo parlare di qualcosa di vergognoso accaduto a CASTEL GANDOLFO.

Qualche mese fa ci venne rigirato un Articolo del 2013 dell’ Osservatore Laziale reperibile al seguente link:

http://www.osservatorelaziale.it/index.asp?art=6429

“CASTEL GANDOLFO addio al pino delle cartoline, in arrivo una palazzina nella stessa area.”

Nonostante lo scempio denunciato da questo fatto, abbiamo deciso di non proporlo poiché nello stesso paese, la campagna elettorale era appena partita e quindi un nostro intervento avrebbe significato una sicura strumentalizzazione da parte degli avversari politici, anche perché il taglio del pino nella foto venne autorizzato (sempre che vi sia stata una vera e propria autorizzazione, della quale non siamo in possesso e che verificheremo a breve) proprio dalla candidate sindaco Milvia Monachesi, che poi venne riconfermata sulla poltrona di sindaco appunto.

Ora che la passata elettorale è passata, però ci teniamo a schierarci contro questo scempio ambientale prima ancora che paesaggistico. Pensare di sostituire un pino secolare con due palazzine per 6-8 appartamenti è una cosa vergognosa, tanto più per il luogo dove questa si va ad incastonare, cioè sulla caldera vulcanica di uno dei più bei laghi castellani e, non da ultimo, coprendo la vista ed il panorama alle abitazioni, che erano già presenti in loco (è presente anche in ristorante con vista sul lago, che vedrà irrimediabilmente scendere il proprio fatturato).

Dopo il polverone per l’ abbattimento dell’ albero, a cui si accenna nell’ articolo dell’ Osservatore Laziale,  il progetto è partito comunque nonostante le rassicurazioni della politica!

Ci amareggia constatare come i cittadini non contino praticamente nulla se non si organizzano e si ribellano contrastando questo genere di scempi contro la natura! Purtroppo ribellarsi per un abbattimento a posteriori significa, che il danno è stato già eseguito, quindi in gruppo di cittadini attivi DEVE attivarsi preventivamente.
Tra le altre cose OGGI la palazzina non è più una (come menzionato nell’ articolo), ma sono un paio divise da una scala, per in totale di 6-8 unità abitative.

Oltre ad essere totalmente fuori da ogni crisma di decoro paesaggistico: se proprio avessero voluto per forza costruire si poteva fare un paio di villette a 2 piani ben inserite nel contesto, invece si è deciso per lucrare e tirare fuori dal cilindro il maggior numero possibile di appartamenti costruibili su quel terreno, in modo da avere una facile remunerazione. “Tutti” hanno scoraggiato i privati danneggiati dal fare ricorso e bloccare questo scempio… forse perché “tutti” in paese erano interessati, che si sbloccassero le pratiche edilizie. Ma non è mai troppo tardi sopratutto quando si paventa in danno irrimediabile… 

I lavori sono in corso!

 

Queste le foto dello scempio e della mancata presenza del pino delle cartoline.

Qando ci si affida (e ci si fida) della politica adottando una linea morbida… si ottiene di venire schiacciati da un treno in corsa… l’ unica possibilità è non farlo proprio partire il treno!
Lo ripetiamo ancora ed ancora per evidenziare QUANTO sia importante organizzarsi anzi tempo, cercare in ogni modo di non far proprio iniziare/autorizzare questi progetti e MAI e poi MAI fidarsi della politica, che, purtroppo, lucra su ogni nuova costruzione,  indifferentemente dal proprio colore!
In ogni caso: i pini marittimi sono protetti… bastava questo per far commutare una sanzione esemplare per l’abbattimento di un pino marittimo monumentale di inestimabile valore paesaggistico! Il nostro comitato chiederà a breve tutti i permessi datati dell’ abbattimento del pino, in caso di mancanza di suddetti permessi provvederemo a sporgere denuncia alle autorità, chiedendo sanzioni e ripiantumazione dello stesso.
Per il resto comitati impugnate ogni permesso edificatorio nell’ area e presentate ricorso al TAR in caso di autorizzazioni “troppo audaci”… i castelli romani devono smettere di essere cementificati selvaggiamente (la mancanza di acqua è solo un esempio, di ciò a cui andiamo incontro!)… tanto più in una zona di inestimabile valore ambientale come una caldera vulcanica.
Per qualsiasi cosa non esitate a contattarci, ci siamo già passati e potremo consigliarvi nel modo più opportuno.

Per i contatti del nostro comitato fate riferimento a questo link.

Se vuoi supportarci fate riferimento a questo altro link.

COLLE FORMELLO: in Segreto si procede… MA NOI CI SIAMO!

IL GIORNO 26 GIUGNO 2017 SENZA ALCUNA PUBBLICITA’ ISTITUZIONALE (nonostante si trattasse di una commissione pubblica), si è tenuta la 4a COMMISSIONE CONSILIARE su URBANISTICA, ASSETTO DEL TERRITORIO e LAVORI PUBBLICI.

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Le risorse idriche dei castelli romani sono al collasso… nuove costruzioni significa aumentare irrimediabilmente il carico urbanistico di un territorio già martoriato. Pensare poi di togliere un bosco per costruire 17mila m^3 di cemento equivale a privare la cittadinanza di un polmone verde, contribuendo in più al dissesto idrogeologico già precario dell’ area… per non parlare del discorso fognature dove un buon 80% delle case monteporziane presentano allacci abusivi che hanno portato al collasso gli attuali depuratori. E’ per questa ragione che l’ ACEA non attiva più nuove utenze idriche da quasi 10 anni: ad esempio le nuove abitazioni, come a Valle Formale (zona Romoli), hanno da più di 10 anni una unica utenza di cantiere che, una volta conclusi i lavori, neanche viene più pagata… un ottimo incentivo a non sprecare la preziosa risorsa idrica! Come viene conteggiata da ACEA ATO2 la quantità di acqua, che passa da quei tubi per quelle abitazioni? Uno spreco del sistema idrico castellano? Anche quell’ acqua viene conteggiata nel 45% di spreco che determina le turnazioni nel resto dei paesi castellani? Quante altre situazioni analoghe ci saranno in giro per i castelli?

UNA NUTRITA DELEGAZIONE DEL NOSTRO COMITATO ha partecipato a suddetta COMMISSIONE.

Tema all’ ODG “due punti sulla convenzione urbanistica del Piano di Lottizzazione denominato Colle Formello”:

un ex-bosco di castagni (ancora bosco da piano regolatore quindi inedificabile) dove il Comune ha deciso di fare, nei primi mesi del 2016 una ***nuova*** convenzione urbanistica dando il via a17mila M^3 di cemento (una trentina di nuove ville) in una zona dove a malapena arriva l’ acqua potabile e le fognature sono al collasso.

Ci teniamo a specificare e ribadire“NUOVA” convenzione urbanistica poiché:

  1. non si tratta di una variante come è stato più volte cercato di far passare, ma di una nuova a tutti gli effetti (su una zona inedificabile)

  2. anche fosse una variante in realtà essa è scaduta e per prorogarla, di ulteriori 3 anni, si fa riferimento ad una legge dello stato (3-bis dell’art. 30 della Legge 98/2013, modifica all’art. 30 del D.L. n. 69/2013), che però non si applica alle aree vincolate né tantomeno per le nuove convenzioni come di fatto è quella in questione. Ma il Comune lo sa benissimo ed anche il nuovo avvocato difensore, che ieri era presente alla commissione.

Nella lunga diatriba durata 40 anni le amministrazioni che si sono succedute HANNO SEMPRE PERSO ogni azione atta alla non edificazione in quell’ area… tanto che l’attuale Amministrazione ha deciso, ad un certo punto del suo cammino, di aderire alle richieste del costruttore mettendosi, di fatto, dalla parte dei cementificatori. Ora non è più il Comune a cercare di bloccare la lottizzazione, ma è il nostro Comitato di Tutela dell’ Ambiente a fare ricorso al TAR Lazio!

Ieri pomeriggio, il nuovo avvocato difensore del Comune, ha premesso più volte di essere di parte e che quindi il suo compito deontologico è quello di difendere il proprio assistito, anche qualora lo ritenesse colpevole (testuali parole: anche se gli capitasse un pedofilo dovrebbe prenderne la difesa cercando di fare del suo meglio!).

QUINDI, RICAPITOLANDO addirittura l’ avvocato difensore del Comune ha dovutamente preso le distanze (e fatto mettere a verbale), che era lì presente SOLO ed esclusivamente per difendere il Comune dagli attacchi virulenti del nostro Comitato, che egli non consigliava nulla al Comune e che le considerazioni da lui espresse erano solo in merito al ricorso al TAR. Tutte le altre decisioni “politiche” precedenti erano già state prese dal Comune e lui ne prendeva totalmente le distanze, come giusto che sia (anche noi ci solleveremmo dall’ operato comunale!).

Ci viene da sorridere, come se cercare di difendere l’ ambiente da un vile attacco cementificatorio possa essere considerata una cosa per la quale etichettare noi, il nostro Comitato, come persone poco di buono, che ostacolano gli interessi della collettività! Questa ci mancava ancora!

E’ molto chiaro l’ atteggiamento del Comune: si lascia andare in rovina un’area per anni in modo da ergersi a salvatori della patria, riqualificandola con il cemento! La domanda sorge spontanea: “perché non riqualificarla con tanti bei castagni, come è sempre stata?”.

Abbiamo sempre detto che la località Colle Formello offre una posizione strategica non solo per l’ edificazione, ma anche per il bosco, che è stato eradicato nel corso degli ultimi anni. Questo non è un fattore di poco conto, perché se sul piano regolatore PTPR (Piano Territoriale Paesaggistico Regionale) c’è scritto “zona boschiva” e questo significa che prima c’era un bosco e che qualcuno quel bosco lo ha abusivamente estirpato (ABBIAMO LE FOTO STORICHE) per edificare, quindi non si può fare quello che il Comune ha fatto ieri, cioè prendere il PTPR e dire: “qui non c’è più il bosco, quindi modifichiamo la piantina del PTPR ed assegnamo un indice di fabbricabilità compatibile con l’ edificazione”.

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Passiamo davanti ad un’ area devastata, dove era presente un bosco di alberi di castagno e nocciole fino a pochi anni fa e pensare che l’ attuale Amministrazione decide di inventarsi una variante al piano regolatore, facendola passare per “graficizzazione”, togliendo la desinenza boschiva per l’ area, in quanto si prende atto che “il bosco (se c’era) non esiste più!”… ECCO questo è il punto debole di tutto questo farneticare: “se prendi atto che ora il bosco non c’è più e non mi produci alcuna autorizzazione pregressa che abbia permesso l’ eradicazione di un patrimonio naturale e paesaggistico, allora la tua presa di atto DEVE necessariamente presupporre il ripristino del bosco, poiché il proprietario dell’ area sarebbe comunque responsabile. Anche i precedenti permessi a costruire (oramai scaduti) infatti recitavano che ogni albero doveva essere preservato e, nel caso di espianto si sarebbe dovuto reimpiantare in loco. Qui gli alberi li hanno fatti semplicemente sparire ed il COMUNE PRENDE ATTO CHE OGGI NON C’È PIÙ IL BOSCO? PRENDE ATTO CHE DAI 60 AI 100 ALBERI AD ALTO FUSTO SONO SCOMPARSI SENZA LASCIARE TRACCIA?

Quello che sta cercando di fare il Comune SENZA PASSARE PER LA REGIONE LAZIO si chiama “VARIANTE al piano regolatore”.

Ma comunque se la variante si basa sulla constatazione che il bosco lì non c’è più, senza pensare che gli autori del disboscamento sono sempre gli stessi (anche se oggi si chiamano euroimmobiliare 2003) e che quindi, a meno che non esista (da chi ne ha/aveva il titolo) una autorizzazione scritta all’ eradicazione di 3 ettari di castagneto, la presa d’atto della “non esistenza del bosco” dovrebbe presupporre il suo ripristino immediato, NON la giustificazione per cambiare con un tratto di penna il piano regolatore, aggiustandolo secondo l’ interesse del costruttore!

Sempre premesso che ciò sia lecito…

MA QUI CASCA L’ASINO E SI RIVELANO LE INTENZIONI DI UNA AMMINISTRAZIONE POCO LUNGIMIRANTE, CHE PENSA SOLO A FARE CASSA svendendo un bene naturalistico di un territorio tra i più cementificati nei Castelli Romani (ricordiamo a tutti che la natura ed il paesaggio rappresentano dei beni ”incomprimibili”, cioè dei beni non duplicabili, i quali, una volta distrutti sono per sempre persi irrimediabilmente e non si riuscirà mai a ripristinarli!).

Ma qui siamo in Italia ed in Italia, anzi a Monte Porzio Catone, prima ancora di approvare e firmare la convenzione urbanistica, è normale che il Comune incassi 150mila euro di acconto!

La domanda è la seguente:

“a che titolo il Comune incassa questo acconto su ***oneri concessori*** se ancora nulla è stato approvato/firmato, né tantomeno realizzato?”

e, soprattutto, se domani il nostro Comitato bloccherà qualsiasi permesso a costruire con sospensiva al TAR per il giudizio pendente, c’è da chiedersi pure:

“i 150 mila euro che il Comune dovrà restituire alla società (maggiorati dei dovuti interessi e sanzioni) da dove verranno spremuti, sempre da noi cittadini?”

RICORDIAMO CHE LA PARTITA DI COLLE FORMELLO È DECISIVA PER IL FUTURO DEL VERDE DEL NOSTRO TERRITORIO: SE OGGI IL COMUNE SI SENTE AUTORIZZATO A MODIFICARE IL PTPR PER PERMETTERE 17MILA METRI CUBI DI CEMENTO AL POSTO DI UN BOSCO, IN UNA DELLE ZONE PIÙ VINCOLATE DI TUTTO IL SUO TERRITORIO, DOMANI SI ARROGHERA’ IL DIRITTO DI FAR COSTRUIRE OVUNQUE, ANCHE FIN SOPRA AL TUSCOLO… MAGARI CON LA SCUSA DELLE AREE RECETTIVE PER IL NUOVO PARCO ARCHEOLOGICO DEL TUSCOLO (altro bello specchietto per le allodole confezionato per uso e consumo della stampa locale… e che altro non cela se non la necessità di andare a costruire in zona vincolata da PTPR).

POSSIAMO RASSICURARE I NOSTRI AMICI AMMINISTRATORI: NON LO PERMETTEREMO MAI!

COME ANCHE IERI ABBIAMO FATTO METTERE A VERBALE NELLA COMMISSIONE (in cui non avremmo dovuto essere presenti): OGNI AZIONE VERRA’ SEGNALATA ALLE AUTORITÀ COMPETENTI.


LEGGI LA NOTA_COMITATO_PER_CONSIGLIERI_COMUNALI DEPOSITATA

IL 26 GIUGNO ALLA COMMISSIONE URBANISTICA DEL COMUNE


SE PENSI CHE QUESTA BATTAGLIA SIA IMPORTANTE…

SE PENSI CHE QUESTA LOTTA RAPPRESENTI LA NECESSITÀ DI GARANTIRE UN FUTURO SOSTENIBILE AI NOSTRI FIGLI…

SE PENSI CHE LA COMUNITÀ CHE SI STA AGGREGANDO ATTORNO A NOI POSSA RIDARE UNA DIGNITÀ DI CITTADINI TROPPO SPESSO SOTTOMESSI DAGLI INTERESSI DEI SOLITI SPECULATORI ED AMMINISTRATORI…

SE PENSI CHE INSIEME POTREMMO FARE LA DIFFERENZA…

UNISCITI A NOI!

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Unisciti a noi, partecipa attivamente o anche solo supportandoci (se possibile donaci il tuo 5×1000) e ci aiuterai ad essere sempre più incisivi su tutte le battaglie, che portiamo avanti per il bene della comunità intera.

donate donate donate

In questi giorni si sta effettuando la compilazione del 730 e ricordiamo a tutti coloro che ritengano valido ed utile il nostro lavoro sul territorio che possono devolvere il 5×1000 al nostro comitato. Una semplice azione che ci aiuterà ad essere molto più incisivi nelle nostre battaglie.

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come tutte le ONLUS anche il comitato di tutela e salvaguardia dell’ ambiente in Monte Porzio Catone può beneficiare della donazione del tuo 5 per mille. ti basta inserire il CF: 92034160587

Il nostro comitato ONLUS NON ha padroni, NON riceve nessun tipo di finanziamento pubblico e NON ha sponsor privati.

Per questo possiamo far sentire liberamente la nostra voce, senza paura di dare fastidio ai soliti noti e, sopratutto, senza guardare in faccia nessuno se non i nostri soci!

Se pensate che sia importante la nostra voce libera come difesa dai continui attacchi che subisce il nostro ambiente, vi chiediamo di aiutarci a sostenere
le spese minime per tenere in piedi le iniziative, che abbiamo deciso di portare avanti.

Quindi chiediamo a tutti voi un contributo economico anche minimo, in base alle disponibilità di ciascuno: speriamo che tante piccole donazioni messe insieme ci permetteranno di portare il nostro messaggio su tutto il territorio monteporziano ed oltre!


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Conferenza Pubblica “CITTADINI E SALUTE” – 9 giugno 2017

Comunicato stampa conferenza 09/06/2017

locandina_9Giugno2017 Il 09 Giugno 2017 alle ore 17.00, il Comitato di Tutela e Salvaguardia dell’Ambiente organizza a Monte Porzio Catone – sala Ephebeum via Cavour n 6 – la conferenza

“ CITTADINI E SALUTE”

che vede la presenza del prof. Agostino Messineo, del dott. Pier Luigi Impedovo e di Giancarlo Ceci presidente dei “Alternativa sostenibile”:

SPECIALISTI E RICERCATORI IMPEGNATI NELLA DIFESA DELLA SALUTE,CHE CI OFFRIRANNO INFORMAZIONI, DATI, ANALISI E SOLUZIONI POSSIBILI alle domande dei cittadini sul SISTEMA SANITARIO PUBBLICO

(è stata davvero tagliata la spesa o solo i servizi al cittadino?)

e SULLA SANITA’ PUBBLICA NEI CASTELLI ROMANI

(quali sono i fattori di rischio per la salute dei cittadini nel nostro territorio? Quanto e come funziona la prevenzione?)

La Conferenza vede inoltre la testimonianza di cittadini e dell’associazione “CIOCIARIA TERRA DEI VELENI” sulle devastazioni ambientali che, da anni, portano morte e malattia nei loro territori.

Sit-In di Protesta NO-ANTENNE A Rocca di Papa – Incontro con il sindaco Crestini.

Ieri pomeriggio il nostro comitato ha partecipato ad un sit-in organizzato dalla cittadinanza di Rocca di Papa per manifestare l’ assoluta contrarietà alla permanenza degli apparati di  TV e Radio-diffuzione sul territorio di Monte Cavo e Rocca di Papa in genere.

Gli stessi cittadini presenti ieri, in numero non trascurabile e comunque molto rumorosi (~50) e SENZA COLORI POLITICI, stanno raccogliendo le firme per una petizione di iniziativa popolare contro le antenne in territorio comunale: invitiamo tutti gli interessati a partecipare ed a sottoscrivere questa raccolta firme.

Ieri, non si è trattato della prima manifestazione a Rocca di Papa, nè, siamo sicuri, sarà l’ ultima, abbiamo infatti potuto appurare la presenza di ALMENO 3 generazioni di cittadini, che si trovavano a manifestare contro questo abominio.

Si parla della manifestazione qui e qui.

Dopo diversi slogan intonati (“Non vogliamo cancro e leucemia”, “Via le antenne da Monte Cavo”, ecc…) e cadenziati con discorsi alla cittadinanza che si trovava a passare di fronte al comune, il sindaco ha deciso di ricevere una nostra delegazione.

Vi raccontiamo quello che è emerso con il Sindaco Crestini ed alcuni esponenti della sua giunta, che, ringraziandoli della loro disponibilità, a seguito del nostro incontro hanno successivamente esposto le loro argomentazioni ANCHE ai cittadini in strada.

La documentazione esposta dalla testata ilgrilloonline e reperibile qui , è stata più e più volte richiamata dallo stesso sindaco senza smentire il fatto, che prima della sentenza del CDS vi sono state una serie di incontri e di richieste da parte dei gestori di LEGALIZZARE in siti comunali gli impianti attualmente abusivi.

A QUESTE RICHIESTE ED ALLA NEGOZIAZIONE CONDOTTA NEGLI UFFICI REGIONALI, il comune ha posto veto di fronte ad una proposta di spostamento degli impianti abusivi per una misera cifra di 100mila euro, ma sopratutto, di fronte alla richiesta di RINUNCIARE AL GIUDIZIO aperto in CDS. In pratica accettando la proposta il comune avrebbe regolarizzato per sempre (anche se in luoghi da decidere ancora) la permanenza delle emittenti abusive di Rocca di Papa, che per 30 anni hanno irradiato senza permessi la popolazione.

Di fronte alla richiesta di rinuncia al giudizio pendente il sindaco ha posto diniego.

A quel punto le contrattazioni in regione sono terminate e, formalmente la Regione si è chiamata fuori nel discorso di delocalizzazione delle antenne vista l’ imminenza della sentenza del CDS (siamo nelle prime 3 settimane di aprile).

Con questa sentenza Ora il comune può attivare tutti gli iter per la DEMOLIZIONE DEGLI IMPIANTI ABUSIVI (apparati e tralicci) e personalmente (davanti alla nostra delegazione prima e davanti alla cittadinanza in seguito) il sindaco si è impegnato a portare avanti la cosa.

E’ anche emerso che prima ancora di intaccare le antenne ElTowers a Monte Cavo esistono una sfilza di antenne abusive su cui esistono ordini di demolizione NON APPELLATI e/o in giudicato, che quindi devono essere abbattuti senza indugio.

Il Sindaco ha affermato che ANCHE QUESTI APPARATI VERRANNO PRIORITARIAMENTE DEMOLITI ED IL RELATIVO TERRITORIO BONIFICATO DALLA LORO PRESENZA.

Riguardo la migrazione in territorio comunale degli impianti, il sindaco e la vice-sindaco hanno tenuto a precisare che la zona Costarelle non c’entra nulla con spostamenti di antenne.  Ciò che erroneamente (o per non chiarezza di comunicazione) è emerso dal DUP economica è che in zona è presente UN UNICO ACEA, necessario alle comunicazioni delle squadre di pronto intervento idrico ed elettrico e sta li dagli anni ’20, non si tratta quindi di uno spostamento deciso da questa giunta. Quello che invece compariva come “ineludible necessità di monetizzare la presenza degli apparati” si riferiva a quel particolare apparato e riaugardava quindi la necessità di “sdemanializzazione” e di traslare un diritto collettivo di uso civico su un altro terreno di proprietà comunale di maggior consistenza al fine di poter esigere da ACEA il giusto riconoscimento economico a fronte dell’ uso del bene appartenente ai cittadini (terreno comunale gravante da uso civico) e traslando questo diritto collettivo attribuito dal demanio nel 2001. Cosa che le precedenti amministrazioni per 20 anni non hanno fatto non permettendo a Rocca di Papa di avere riconosciuto alcun canone.

Sulla possibilità di diniego dell’ amministrazione il sindaco ha detto che ciò, che è abusivo va tolto, poi se un gestore dovesse avere un terreno privo di vincoli ed edificabile e ne facesse richiesta non si potrebbe non autorizzare… A questo abbiamo risposto che non è vero… il comune (e quindi il sindaco) è responsabile di quello che viene edificato sul proprio territorio e quindi non è il gestore, che decide se su un terreno edificabile da PTPR invece di una villa ci può fare un traliccio, ma il comune, che deciderà di volta in volta. E per inciso anche se si dovesse richiedere un permesso, il permesso a costruire deve essere rilasciato ma non vi è un termine perentorio, poiché magari il comune potrebbe dotarsi di una chiara delibera in cui NON SI AUTORIZZERÀ alcuna nuova installazione di TLC fintantoché i valori di elettrosmog non rientreranno entro degli intervalli tollerabili e, comunque fintantoché Monte Cavo vetta non venga totalmente bonificata (questo potrebbe voler dire lo stop alla speculazione degli antennari per 10-20 anni!).

Sul discorso Elettrosmog ci teniamo a far presente che ieri ci siamo portati il nostro strumento ed abbiamo fatto una verifica on situ confermando i valori preoccupanti, che vennero misurati a dicembre 2016. Alleghiamo alcune immagini e ci teniamo ad evidenziare che il valore misurato in v. Cavour vicino la scuola fronte civico n.14 (uno dei luoghi oggetto dell’ esposto in procura di gennaio scorso) è aumentato: ieri era 7.7V/m rispetto ai 6.4V/m di qualche mese fa (N.B. si tratterà sicuramente di una fluttuazione statistica, ma il valore risulta comunque allarmante).

Abbiamo anche avuto modo di dialogare inizialmente con il Sindaco Crestini, che si è premurato di asserire che “NON ESISTONO STUDI MEDICI CHE ATTESTINO CHE VI SIANO DANNI CAUSATI DA ESPOSIZIONE AI CAMPI EM”.

Su questo punto ci siamo fermamente opposti, perché è vero che il sindaco può non esserne a conoscenza, ma se a garantire che non vi siano danni alla salute vengono dei consulenti antennari, è chiaro che si sta parlando a vanvera per interessi neanche tanto celati, quindi quei pareri (ed opinioni interessate) di cui le passate amministrazioni si sono riempite la bocca, ORA non hanno più ragione di esistere. Abbiamo risposto, qualificandoci come ricercatori (e fisici), che nella scienza, quando si afferma una inesattezza e la si ripete (anche fosse) 1000 volte, questa cosa resterà comunque sbagliata. Forse in politica funziona bene come approccio, ma nella scienza no. Asserire che non vi siano danni o studi medico/scientifici, che attestino i danni da esposizione è TOTALMENTE FALSO e ci siamo proposti di spiegare e mostrare al sindaco ed alla cittadinanza la grandissima letteratura medico/scientifica (si parla di 40mila studi) comprensivi di studi medico-epidemiologici. Abbiamo convenuto che una conferenza, in cui si evidenzi la strategia dell’ amministrazione nel minimizzare l’ impatto da esposizione dovrà essere fatta ed anzi abbiamo proposto di aggiungere ANCHE delle relazioni su quelli, che sono i danni alla salute.

La strategia dichiarata IERI dalla giunta è la seguente:

  1. Far partire l’ iter per le demolizioni di TUTTI gli apparati abusivi, cominciando da quelli che non sono stati ancora abbattuti con sentenza in giudicato e/o con i gestori che non si sono appellati, a dire del sindaco ce ne sono tantissimi.
  2. Procedere all’ iter di demolizione di El-towers/Mediaset.
  3. A tutti questi apparati abusivi verranno comunque richiesti i danni per i 30 anni di esposizione ed il conseguente danno ambientale anche a fronte della sentenza del CDS.
  4. SOLO DOPO GLI ABBATTIMENTI DEGLI APPARATI ABUSIVI, verificare quali apparati sono rimasti su e se hanno tutti i permessi, di quelli (SOLO QUELLI) regolari cercare degli incentivi per delocalizzare in un sito comunale in modo da bonificare tutto monte cavo (non solo la vetta, su cui insiste il vincolo archeologico), ma anche di esporre in maniera meno invasiva la popolazione (sia rispetto al minor numero di apparati, sia in merito ad una ubicazione, che impatti minormente rispetto al centro abitato)… in questo COME COMITATO ci teniamo a dare la massima disponibilità per trovare insieme dei siti meno impattanti possibili (e se possibile su proprietà comunali in modo da monetizzare e non far speculare i privati)… si ribadisce la “bufala montata ad arte di Costarelle!”.
  5. BLOCCO DI ALTRE AUTORIZZAZIONI A DELOCALIZZAZIONI IN TERRITORIO COMUNALE PER TUTTI GLI APPARATI (non i tralicci, ma le singole frequenze emittenti) CHE AD OGGI SONO ABUSIVE: quelle abusive avranno solo la possibilità di trasferirsi altrove… Questo potrà aprire la possibilità che i soggetti sfrattati, principalmente radio, decidano di andare a bussare in regione per farsi posizionare altrove (es. Monte Gennaro)! ABBIAMO AMMONITO IL SINDACO DI NON CADERE NEL TRANELLO DI PREOCCUPARSI DI CHE FINE FARANNO GLI APPARATI SFRATTATI POICHÉ QUELLO NON RISULTA DI SUA COMPETENZA.

Di quali numeri si stia parlando non è dato ancora di saperlo, ma si presuppone che la percentuale di apparati abusivi a Rocca di Papa vari tra il 60 e l’ 80% (Monte Cavo vetta è vicino al 90%).

Abbiamo lasciato l’ufficio del sindaco concordando che se non vi saranno ulteriori sorprese il terreno e fertile per una proficua collaborazione e la possibilità di raggiungere insieme un obiettivo STORICO per tutta la cittadinanza e per tutti i castelli romani!

—INSOMMA: NON ABBIAMO ELEMENTI NE’ SENTORI PER CREDERE CHE QUANTO AFFERMATO NON CORRISPONDA ALLA REALTA’ DEI FATTI; CI DISPIACE PER UNA MANCANZA DI COMUNICAZIONE CHE AVREBBE POTUTO EVITARE STRUMENTALIZZAZIONI ED IL CADERE IN EQUIVOCI, FACILMENTE ALIMENTABILI DALLE CIRCOSTANZE CREATESI NEGLI ULTIMI MESI—

Nel salutarci un consigliere di minoranza ci ha fatto la battuta… “allora noi facciamo tutto quello che abbiamo promesso … MO PERÒ CANCELLATE LA VIGNETTA!!!”… E questo ci fa piacere ed onore perché vuol dire che come comitato siamo rispettati ed ascoltati (anche se veniamo da Monte Porzio Catone).

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GRAZIE.

ALLA CITTADINANZA: Manetenere alta la guardia e stare (bonariamente) con “il fiato sul collo” perché per realizzare questo iter di bonifica del paese di intoppi se ne possono presentare tantissimi… sta a tutti noi proporre alternative e migliorie per raggiungere il massimo risultato possibile per tutti.

TERMINIAMO RICORDANDO CHE MONTE CAVO NON RAPPRESENTA UN PROBLEMA SOLO PER ROCCA DI PAPA, MA PER TUTTI I CASTELLI ROMANI E LA NOSTRA MAPPA DI ESPOSIZIONE LO TESTIMONIA.

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QUESTIONARIO AMBIENTALE per candidati sindaci.

Abbiamo cercato di far arrivare le nostre domande a tutti i candidati e le candidate sindaco dei comuni dei castelli romani, che stanno andando al voto.
Molti hanno risposto altri si sono scusati del poco tempo a disposizione, ma si sono impegnati a rispondere alle domande… purtroppo alcuni candidati, nonostante i solleciti, non ci hanno degnato neanche di in cenno.

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Da alcune semplici domande possono nascere idee valide per tutto il territorio castellano. Che queste risposte possano essere prese ad esempio e rappresentare indirizzi programamtici per i futuri amministratori.

Visto l’ impegno di chi si sta prodigando in un momento pieno zeppo di eventi manifestazioni ed inziative, e, sopratutto, visto lo spessore sociale di alcune nostre domande, rinnoviamo da subito l’ impegno a pubblicare le risposte, di chi avrà tempo e modo di fornircele fino anche fosse al giorno prima dell’ appuntamento con le urne.

In calce all’ articolo le domande sottoposte.

ECCO DI SEGUITO I CANDIDATI, CHE HANNO RISPOSTO DIVISI PER COMUNE (SCARICA IL FOGLIO EXCEL DELLE 5 DOMANDE GENERICHE -> LINK):

MONTECOMPATRI:

GROTTAFERRATA:

LARIANO:

FRASCATI:

  • …non pervenuti…

CASTEL GANDOLFO:



5 DOMANDE TEMATICHE PRINCIPALI (sulle quali paragonare i candidati sindaci ed i loro schieramenti)

PAESAGGIO, FLORA E FAUNA

-Domanda A

Tutela del Paesaggio: Quale è il vostro impegno (se previsto) in merito alla tutela del paesaggio, della flora e della fauna locale?

ELETTROMAGNETISMO

-Domanda B

I castelli sono a rischio inquinamento elettromagnetico (fenomeno tristemente noto con il nome di ELETTROSMOG). Alcune questioni, come la sentenza passata in giudicato sulle antenne di Monte Cavo che le dichiara abusive, la vicenda dei nuovi tralicci RadioTV a Pratarena e Velletri (tra loro collegati) assieme al proliferare in ogni dove degli apparati di telefonia mobile, pongono l’ accento sui pericoli da esposizione, a cui sono soggette le popolazioni castellane. Come vi ponete di fronte a questa vasta tematica, che comprende questioni di salute pubblica (esposizione indiscriminata), di normativa vigente (mancanza di un adeguato piano antenne), senza tralasciare questioni più locali come il proliferare del WiFi nelle scuole/aree sensibili?

RIFIUTI E DISCARICHE ABUSIVE

-Domanda C

Come avete intenzione di risolvere ed evitare gli accumuli non autorizzati/abusivi (in alcuni casi pericolosi) di rifiuti sparsi sul territorio comunale? Che tipo di azioni intendete intraprendere in concerto con le società servizi addette alla raccolta differenziata per premiare i comportamenti virtuosi e disincentivare chi non si attiene alle buone regole di conferimento dei rifiuti?

PROBLEMA IDRICO

-Domanda D

Nel comprensorio dei castelli romani manca spesso l’ acqua ed i cittadini si trovano spesso a dover subire i disagi e le problematiche causate dalla malagestione dell’ acqua, bene pubblico per eccellenza. Come ritenete di agire concretamente per risolvere (alcuni o tutti) i malfunzionamenti dell’ acquedotto servito da ACEA ATO2?

ABUSIVISMO, CONSUMO DI SUOLO E DISSESTO IDROGEOLOGICO

-Domanda E

Che tipo di azioni intendete portare avanti nei confronti dell’ abusivismo edilizio e del consumo di suolo non previsto dal piano regolatore? Come vi ponete di fronte al concetto di “abusivismo di necessità” in merito anche alla prevenzione del dissesto idrogeologico? Che tipo di sviluppo urbanistico (nuove costruzioni/quartieri/lottizzazioni, riqualificazione zone abitate, politiche energetiche, sviluppo +/- sostenibile, ecc…), intendete intraprendere per il paese, che vi accingereste a governare?

25 DOMANDE SPECIFICHE sulle temetiche ambientali in ordine sparso ai candidati sindaci dei diversi schieramenti per I comuni dei Castelli Romani

PAESAGGIO, FLORA E FAUNA

-Domanda n.1

Tutela del Paesaggio: Quale è il vostro impegno (se previsto) in merito alla tutela del paesaggio?

Quali criteri atti alla salvaguardia del paesaggio e l’ inserimento di nuovi complessi/costruzioni nel contesto storico/paesaggistico vigente.

-Domanda n.2

Tutela del Verde Pubblico e Privato: Quale è il vostro orientamento in merito alle zone verdi? Vanno salvaguardate o modificate ad uso e consumo di suolo?

Elencare le azioni volte alla salvaguardia delle aree verdi sia di livello paesaggistico (boschi, oliveti, vigneti) sia in termini agro-pastorali, sia in contesto semi-urbanizzato (parchi e giardini pubblici)

-Domanda n.3

Abbattimento Alberi: Come pensate di risolvere (se questa risulta di priorità) la piaga degli abbattimenti di alberi ad alto fusto non autorizzati sia in terreni privati sia in luoghi pubblici, sia dentro sia fuori del parco dei castelli?

-Domanda n.4

Registro Verde: Pensate sia possibile un censimento, come avviene in molti comuni, delle specie arboree di maggiore valore (in termini sia paesaggistici sia di abbattimento della CO2), in modo da salvaguardarle in maniera preferenziale (rispetto al resto della vegetazione): siete favorevoli a questa possibilità e/o vi impegnate da subito a creare un tale registro?

-Domanda n.5

Pulizia dei Fondi: Che tipo di pulizie della vegetazione ritenete opportuna e da applicare regolarmente, se si in che modalità?

Descrivere in merito a latifondi incolti, sterpaglie lungo le carreggiate stradali, modalità di incentivo per i privati a tenere pulito le aree per un maggiore decoro cittadino (eventuali disincentivi).

-Domanda n.6

Fauna Locale: canili, gattili e programmi di contenimento delle specie di animali randagi. Avete idee in merito?

-Domanda n.7

Cinghiali: E’ una priorità, una piaga una opportunità? Quale il vostro punto di vista.

RIFIUTI

-Domanda n.8

Discariche Abusive: Avete programmi in ballo per risolvere le criticità ed evitare gli accumuli non autorizzati e/o abusivi / pericolosi? Descrivere cosa si prevede di disporre per rimediare al fenomeno e come il bando rifiuti può (se si ritenga che debba) intervenire a mitigare la questione e se si in che modo.

-Domanda n.9

Raccolta Porta a Porta: Avete proposte per migliorare la questione? es. Iincentivi e disincentivi: avete idee in merito ai comportamenti virtuosi dei cittadini o non prevedete nulla (es. compopstaggio domestico sconti tariffe, tracciamento rifiuti)… disincentivi/multe per chi sgarra?

-Domanda n.10

Servizio Rifiuti: In-house solution o bando di gara aperto e periodico… cosa ne pensate?

EDILIZIA SOSTENIBILE

-Domanda n.11

Abusivismo: che linea pensereste di adottare, una volta al governo del paese in merito alla lotta agli abusivismi di differente natura?

Descrivere con semplici esempi, che tipo di disincentivi pensereste di adottare, oltre agli strumenti normativi vigenti per contenere il fenomeno.

-Domanda n.12

Abusivismo Edilizio: Che tipo di azioni intendete portare avanti per la soluzione della problematica di livello sociale dei “nuclei spontanei” e/o abusivi e/o condonati su cui pende ordinanza di demolizione? Avete un programma di intervento o di mitigazione delle singole richieste? Ritenete si debba adottare il pugno di ferro nei riguardi di ogni abuso edilizio?

-Domanda n.13

Consumo di Suolo: Che tipo di pianificazione urbanistica pensate di intraprendere? L’ urbanizzazione viene considerata una voce di bilancio su cui fare cassa?

-Domanda n.14

Assetto Idrogeologico: Vi impegnate da subito a rivalutare idrogeologicamente nel suo insieme tutto il territorio comunale con perizie certificate (e non semplici pareri scaricabarili) prima di rilasciare convenzioni urbanistiche e/o nuove licenze edilizie?

-Domanda n.15

Riqualificazione dell’ Esistente: Gli oneri di urbanizzazione spesso fanno da volano per disincentivare la riqualificazione dell’ esistente / ristrutturazioni di edifici già presenti. Prevedete incentivi e/o canali preferenziali di autorizzazione nel caso di ristrutturazioni con conseguente riqualificazione edilizio/energetica? Riguardo il rischio/adeguamento sismico di edifici pubblici e privati, prevedete azioni concrete?

-Domanda n.16

Edilizia Sostenibile: Cosa ne pensate del protocollo ITACA? Pensate di adottarlo appieno o solo sulla carta? Prevedete incentivi per o standard minimi di efficienza energetica per le nuove abitazioni DA RISPETTARE da progetto pena la difformità dell’ opera? Credete sia possibile identificare un protocollo verde da adottare come un “bilancio del verde” in termini di ripiantumazione delle specie arboree dovute abbattere a seguito di una qualsiasi azione edilizia autorizzata?

-Domanda n.17

Nuove Costruzioni: Vi impegnate fin da subito a non concedere nuove licenze edilizie se nella stessa zona è presente una elevata percentuale di case invendute? Siete disposti a rivedere le stime di insediamento della popolazione attualmente sovrastimate per tutti I paesi dei castelli, le quali hanno pilotato la stesura dei piani regolatori? ALTERNATIVE? Tasse alte ai costruttori per gli immobili invenduti?

SALUTE PUBBLICA

-Domanda n.18

Esposizione ELETTROSMOG: Avete in programma un piano antenne? Se si di che tipo? Chi lo potrebbe fare (le società telefoniche, dei tecnici di fiducia, degli esperti a vario titolo)?

Un eventuale piano antenne come strumento di sviluppo delle telecomunicazioni o per mantenere un giusto bilanciamento tra servizi ed esposizione, tra costi sociali e benefici?

-Domanda n.19

PRATARENA/MONTE CAVO: Che linea avete in merito ai progetti di espansione delle TLC entro i castelli romani? Pensate sia una buona cosa coordinarsi con tutti i comuni limitrofi?

Fino a che punto siete disposti a concedere e cosa no.

-Domanda n.20

WiFi metropolitano e/o nelle Scuole: Avete una posizione chiara in merito? Pensate di vietare, fornendo una alternativa cablata il WiFi nelle aulee scolastiche? Avete già identificato una alternativa tecnologica e/o un costo sostenibile da mettere a bilancio una volta al governo del paese?

-Domanda n.21

Problema arsenico nelle falde: Ritenete problematico utilizzare acqua di pozzo per irrigare i campi e gli orti e facilitare la produzione di ortaggi a km0? Pensate di monitorare con analisi specifiche la concentrazione dell’ arsenico e dei metalli pesanti nelle acque e, successivamente, la percentuale di queste sostanze, che passa negli alimenti, per non intaccare la catena alimentare locale?

-Domanda n.22

Acqua pubblica: Siete soddisfatti e/o pensate di ricorrere in qualche modo ai malfunzionamenti dell’ acquedotto servito da ACEA-ATO2?

-Domanda n.23

Problema Radon: Pensate di informate capillarmente la popolazione sui rischi da esposizione al radon negli scantinati e/o garantire campagne di misurazioni mirate?

-Domanda n.24

Pesticidi/Diserbanti: Quale è la vostra posizione sull’ utilizzo di pesticidi e diserbanti sul territorio comunale (es. Glyfosato Monsanto)?

-Domanda n.25

OGM: Cosa ne pensate degli OGM? Siete a favore della valorizzazione delle peculiarità eno-gastronomiche locali o date carta verde per la coltivazione e la produzione su suolo comunale di qualsiasi tipo di semente/prodotto anche geneticamente modificato?