Telefonia e Servizi Internet, quando è lecito mettere antenne e quando NO: il caso emblematico di LARIANO (RM)

Oramai è un copione visto e rivisto. Un bel panorama collinare che in poco più di due settimane vede aprire un cantiere e costruire un traliccioper telefonia di minimo 30 metri dai colori che stonano con l’ ambiente circostante… qualche mese dopo un altro traliccio a +/- 100 metri di distanza e così via…

Il territorio italiano sta venendo aggredito dai ripetitori di telefonia ed il numero è in crescita esponenziale poiché rispetto a qualche anno fa non si devono più vendere i servizi di telefonia mobile, ma i più remunerativi servizi internet e dati su mobile. Questa scellerata politica di abbattimento del digital divide si sta concretizzando come uno dei peggiori incubi per la salute dei cittadini: una fitta rete di tralicci e di apparati ripetitori, ponti radio di trasferimento del segnale, cabine e nodi di smistamento.

Fino a che punto si arriverà? La tecnologia parla chiaro se con un GSM classico (2G) la portata del segnale arrivava anche fino ad 1Km di distanza, la maglia della rete da creare era abbastanza larga e quindi si potevano scegliere punti strategici per ripetere il segnale in modo da impattare il meno possibile sul paesaggio, ma anche, sopratutto (sebbene nessun operatore lo ammetterà mai) sulla salute degli abitanti limitrofi.

Con l’ avvento delle nuove tecnologie 3-4G (a breve il 5G)  e sopratutto con la necessità di aumentare la frequenza del segnale superando anche i 5GHz per alcuni servizi dati, la maglia tipica della rete di distribuzione non supera, oggi i 100metri.

Questa piccola considerazione tecnologica ci porta a concludere che, se tutti decidessero, domani di dover accedere ad una banda larga e veloce via mobile il numero di apparati necessari rispetto a quelli di 10 anni fa deve aumentare almeno di un fattore 100 ovvero (1000/100)x(1000/100).

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A seconda del numero di celle che si vogliono coprire si possono utilizzare differenti apparati in differenti concentrazioni e posizionamenti, ma la larghezza media della cella dipende dalla portata del segnale ed in ultima analisi dal tipo di dato e dalla quantità che deve essere trasmessa. Più alte saranno le frequenze utilizzate da una determinata tecnologia e minore risulterà il raggio della cella in questione.

Questo trend edificatorio di messa in servizio di nuovi apparati di contro non è più facilmente sostenibile dagli operatori telefonici, i quali hanno esternalizzato la gestione delle infrastrutture (che prima erano proprietarie esclusiva (o multioperatore) dei gestori) ed in particolare hanno affidato a società per lo più cinesi tale compito. Le regole di mercato non guardano in faccia discorsi di equità lavorativa e/o di acquisizione di competenze strategiche sia per le società sia per l’ intera nazione e vengono guidate esclusivamente da regole di convenienza e di mercato.

Questo breve escursus per spiegare le motivazione principali da tenere a mente riguardo il proliferare delle antenne e dei ripetitori in vicinanza (ma non solo) dei centri abitati.

Detto questo installare un nuovo traliccio di telecomunicazioni, sembra non dover sottostare ad alcun vincolo e/o permesso: basta che un privato firmi un contratto di comodato d’uso e l’ operatore si permette di comunicare al comune l’ inizio dei lavori e, appellandosi al decreto Gasparri, tira su i tralicci senza alcun permesso e senza che il comune (apparentemente) possa batter ciglio! In realtà non è così poiché il decreto Gasparri e quindi la relativa semplicifcazione, si applica solamente per le installazioni di pubblica utilità, alle quali quelle di telefonia sono equiparate. Ma per permettere l’ adozione del decreto Gasparri è necessario verificare nel luogo, in cui si prevede di installare il ripetitore, che il segnale ***telefonico*** si assente (da qui la “pubblica utilità” nel coprire il luogo con un segnale telefonico). In realtà questa verifica non viene mai fatta e questi apparati aggiuntivi vengono tirati su SOLAMENTE per vendere i servizi aggiuntivi ed alternativi a quelli telefonici e cioé, come abbiamo già detto, internet su telefono, link-em, wifi  ecc… A questi servizi non si applica il decreto Gasparri poiché non si tratta di impiantistica strategica per il paese come quella telefonica, quindi di fatto, il 90% delle nuove installazioni, sopratutto nei centri abitati, potrebbe di fatto risultare abusiva (o comunque mancante) in termini di autorizzazioni.

Ora sfatiamo i falsi miti, che vengono raccontati dagli operatori per piazzare queste oscenità nelle proprietà di molti cittadini italiani, che, vuoi per ignoranza, vuoi per il miraggio dei facili guadagni, si lasciano abbindolare da questi venditori di fumo e si legano mani e piedi al destino di quella ferraglia, che andranno a montare sulle loro proprietà (per non parlare di quelle sui propri tetti!).

Perché usare i tralicci?

I tralicci sono alti anche 20-30 metri poiché gli apparati ripetitori devono garantire, che le emissioni ed i valori di legge non siano superati nel punto immediatamente più vicino all’ antenna. Quindi avvicinandosi con un rivelatore di campo è necessario che alla sua base del traliccio i valori rispettino i limiti di legge (6V/m in area residenziale e 20V/m in zone dove lo stazionamento è inferiore alle 4 ore giornaliere). Per rientrare nei valori più restrittivi possibili, bisogna modulare la potenza del segnale oppure alzare un traliccio. L’ irraggiamento del segnale dall’ alto inotre permette di arrivare più lontano a parità di potenza.

I tralicci però costano parecchio e se possibile si tende ad evitarli: si usano in campagna e fuori dai centri abitati, dove non esistono costruzioni adatte o adattabili a tale fine, in caso contrario l’ operatore tenderà ad installare l’ apparato sui tetti e/o terrazzi, comunque sulla sommità delle abitazioni. Inoltre avere delle abitazioni a disposizione permette di utilizzare le infrastrutture del fabbricato invece di creare urbanisticamente tutto in vicinanza del traliccio stesso (gli osceni prefabricati con servitù, gruppi elettrogeni e cabine di smistamento elettrico).

Uno o più tralicci in campagna, lontano dai centri abitati e comunque lontano da una realtà urbanistica densamente popolata, per quanto siano brutti e deturpino il paesaggio, in generale hanno un basso impatto ambientale. Chiaramente si parla a livello statistico poiché il traliccio che un proprietario può mettere nella suo terreno potrebbe far arrivare un campo EM diretto importante su una abitazione a poche decine di metri di distanza a seconda dell’ orientamento degli apparati stessi e dell’ altezza relativa tra l’ abitazione e gli apparati stessi.

Quello che in linea ipotetica potrebbe accadere in un contesto extra-urbano, accadrà sicuramente per installazioni di tipo urbano, dove gli apparati vengono posizionati sui terrazzi della abitazioni: in questo caso ci sarà sempre un’ altra abitazione residenziale direttamente esposta al flusso di questi apparati.

Il falso mito che bisogna sfatare che circola come una leggenda metropolitana equiparabile alle bufale ed ai detti popolari è il famoso EFFETTO OMBRELLO.image002

L’ effetto ombrello è un pittoresco strataggemma inventato dagli operatori telefonici per giustificare ed abbindolare i proprietari e permettere loro le installazioni sulle abitazioni. Chi ha avuto modo di interagire con questi sapienti tecnici si sarà sentito dire frasi come: “se non lo metti tu, lo metteranno sul palazzo di fronte e poi ti becchi tutto il segnale addosso”; “se lo posizioni sul tuo tetto per effetto ombrello tu vieni escluso dal segnale e ci guadagni anche”… potremmo continuare all’ infinito.

In realtà l’ effetto ombrello non esiste veramente, ed è semplicemente un modo di rappresentare la distribuzione del segnale alla base di un alto traliccio, ma quando si installano questi apparati sulle abitazioni (a seconda della reale potenza in gioco) ci si trova, volenti o meno a contatto ed alla stessa altezza proprio dell’ apparato e quindi si risulta sottoposti a due tipi di radiazioni:

  1. radiazioni di bassa frequenza (@50Hz) per via delle cabine di trasformazioni necessarie ad alimentare questi apparati: queste radiazioni passano attraverso gli ostacoli muri compresi per decine di metri.
  2. il segnale altamente variabile e “a rasoio” proprio di questi apparati, vedere figura di distribuzione tipica.
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Una antenna di telefonia mobile con una potenza media di 1000W a frequenze di 900MHz (GSM900), situata su un traliccio di 20metri leggermente orientata verso il suolo. La scala di colori è graduata ed espressa in V/m.

Della salute di chi decide di installare questi apparati non ci curiamo, hanno semplicemente preso una cantonata che non potrà mai essere ripagata da alcun canone d’affitto (sopratutto se in gioco è la saluta di chi vive nei suoi paraggi), mentre ci preoccupa chi dovesse decidere di andare a vivere in affito in un edificio con un ripetitore montato sopra… IL NOSTRO CONSIGLIO: andate altrove potete trovare di meglio!

Chiaramente un’ altra abitazione vicina al ripetitore avrebbe come conseguenza solamente il flusso dell’ apparato stesso, ma lo stesso non risulterebbe variabile per via della distribuzione spaziale, come accade a chi si trova vicino allo stesso, ma si tratterebbe di un segnale più omogeneo nello spazio e quindi meno critico, sebbene tutt’altro che innocuo.

In soldoni: chi ritiene di aver fatto bingo ad avere installato e dato il permesso di installare apparati sulla propria abitazione/condominio, oltre ad arrecare danni, che andremo a vedere, ai confinanti, non si rende conto che si sta auto provocando gli stessi danni se non peggiori. Ma questo gli operatori si guardano bene dal raccontarlo all’ atto della stipula del contratto di usurpazione/deleggittimazione/esproprio di suolo privato.

Mi hanno messo un ripetitore vicino: mi devo preoccupare?

Riguardo alla distribuzione spaziale del segnale irradiato dagli apparati emittenti di telefonia, quando è che bisogna preoccuparsi?

Tenendo a mente la direzionalità dell’ apparato tipico per telefonia (figura precedente) bisogna preoccuparsi se e solo se ci si trova alla “stessa altezza” di un apparato e se la superficie emittente dei moduli orientati viene vista dalla propria abitazione “di faccia”.

In un centro urbano densamente popolato un apparato montato su un tetto può provocare (quasi sicuramente) un diretto irraggiamento nei confronti delle case adiacenti.

In circostanze particolari sono stati installati dei ripetitori sopra delle abitazioni in strade in discesa. Questa pratica è ancora più dannosa rispetto alle installazioni isolate in pianura poiché lungo la strada non vi sono solamente gli edifici posizionati frontalmente ma l’ intera via in discesa risulta soggetta al massimo dell’ irraggiamento.

Una installazione scellerata di questo tipo si trova nel comune di Lariano in provincia di Roma: a via Napoli (vedere immagine) il ripetitore si trova a metà della via in discesa e quindi il massimo di irraggiamento si ha per circa 3/4 della strada salendo fino alla piazza principale (oltre che per tutte le abitazioni che di trovano esattamente alla stessa altezza dall’ altra parte della strada). Oltre a trovarsi vicino a scuole e centri ricreativi. Ci chiediamo come sia stato possibile autorizzare una tale installazione!

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SIAMO ANDATI A MISURARE L’ELETTROSMOG A LARIANO. A livello stradale a decine di metri di distanza dall’ inizio della via in discesa il valore di campo EM misurato risultava particolarmente preoccupante, non paragonabile a quello presente negli edifici di fronte al ripetitore.

La pericolosità dell’ installazione, la cui locazione avrebbe dovuto far desistere ogni bravo installatore ed ogni operatore onesto e coscienzioso sono chiaramente esplicati nel disegno seguente. L’ installazione di telefonia sul tetto di una abitazione a metà discesa (a circa 15 metri di altezza) irradia al massimo della sua potenza gli edifici sul lato opposto della strada rispetto al ripetitore fino alla piazza centrale all’ inizio della discesa.

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A Lariano in v. Napoli l’ installazione di telefonia sul tetto irradia al massimo della sua potenza gli edifici sul lato opposto della strada rispetto al ripetitore fino alla piazza centrale. A seconda del piano del palazzo e dell’ inclinazione della strada la cui pendenza è puramente indicativa, il livello di radiazione viarierà tra i 3V/m fino ai 5-6V/m. Nei palazzi di fronte al ripetitore più vicini andrebbe verificato sui piani alti un eventuale sforamento dei 6V/m rispetto al limite di esposizone (si consiglia una misura certificata ARPA per i residenti in quel punto).

Sullo stesso lato della strada in cui è presente il ripetitore, saranno soggetti solamente gli ultimi piani che vedono diretti il fascio incidente e quindi l’ apparato in linea d’ aria. Ogni ostacolo frapposto blocca il flusso in questione e quindi il segnale (a meno di rimbalzi su superfici metalliche, che reirradiano il segnale).

Quanto male fa una esposizione alle frequenze proprie della telefonia?

La risposta è duplice:

1) va considerata ogni singola frequenza in gioco (che come avevamo detto non sono solo quelle di telefonia, ma anche di trasmissione dati e ponti radio).

2) per ogni frequenza va consierata la combinazione di potenza del segnale, modulazione dello stesso e tempo di esposizione medio giornaliero.

Fino a qualche anno fa i tralicci erano di proprietà degli operatori, quindi poteva darsi che il singolo operatore avesse solo la telefonia GSM-GPRS oppure che avesse tutti le tecnologie UMTS-HSPDA e/o WiFi metropolitano. Oggi con l’ avvento dei multioperatori e delle società di servizi che edificano ed affittano gli apparati, siamo sicuri che OGNI nuova installazione sarà dotata di tutte le tecnologie da vendere agli utenti e questo indifferentemente da quale operatore.

Quindi da un traliccio per telefonia ci saranno ponti radio sopra i 10GHz (per portare il segnale da trasmettere), moduli telefonici dagli 800MHz ai 1,8GHz, internet su telefono sopra i 2GHz ed il WiFi per la connesione internet a 2,8 e 5.6 GHz. Antenne radio a minor frequenza <10MHz per comunicare e comandare in maniera remota gli apaprati. Chiaramente ognuna di queste antenne avranno potenze diverse a seconda di quale portata dovranno raggiungere.

Questo significa che il rispetto della normativa vigente, per capire a cosa si è veramente esposti in vicinanza di questi tralicci telefonici, sarà necessario valutare il contributo cumulativo di tutti questi apparati.

Una misura a larghissimo spettro è molto complicata e necessita di differenti strumenti ed antenne aventi intervalli spettrali sovrapponibili. Molta di questa strumentazione risulta costosa e solo società specializzate ed enti pubblici possono permettersi una misura senza ombra di dubbio accurata del contributo cumulativo.

 

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Sintomatologia e frequenza dei casi a decrescere dalla distanza da un ripetitore di telefonia in Francia (Wolf R & Wolf D, 2004).

Nella figura si possono vedere una ampia casistica di sintomi propri della vicinanza a ripetitori di telefonia, i sintomi comprendono:

disturbi del sonno, disorientamento, depressione, disturbi visivi e digestivi, problemi cardiovascolari, inappetenza, nausea, irritabilità, mal di testa cronici, perdita di memoria, irritabilità, problemi di eruzioni cutanee, problemi di coordinamento, ecc…

Questi sintomatologia decresce con l’ aumentare della distanza (ed aumenta con la vicinanza, Wolf & Wolf, 2004).

La cronicizzazione di questi disturbi nel tempo provoca nella popolazione residente in vicinanza di un traliccio una progressiva immunodeficienza causata dallo stress ambientale prodotto. Questo accumulo di stress ambientale e conseguenti radicali liberati nell’ organismo, comporta una cronicizzazione nota come ELETTROSENSIBILITA’.

L’ elettrosensibilità è solo una patologia, particolarmente invalidante, che si risolve isolandosi dalla fonte di stress ambientale.

In realtà molte persone possono accusare uno dei sintomi sopra descritti, senza sviluppare una elettrosensibilità vera e propria, ma nel corso degli anni l’ accumulo di stress ambientale può portare al manifestarsi di patologia anche gravi (tumori e leucemie).

Sono innumerevoli gli studi medici, che associano un nesso causale tra l’ esposizione ai campi EM propri della telefonia e l’ aumentata insorgenza tumorale della popolazione. Il grande studio epidemiologico Interphone Project (condotto tra il 200 ed il 2004 e successivamente insabbiato per 11 anni) evidenzia un aumento del rischio di contrarre tumore (glioma e glioblastoma) al cervello per esposizioni molto moderate (poche decine di ore al telefono annue), a partire da una decina di anni dall’ esposizione. Chiaramente essere esposti al segnale continuo di un ripetitore per telefonia  provoca lo stesso tipo di rischio ma risulta necessario integrare il contributo per il tempo medio di esposizione, che, nel caso dei cellulari utilizzati nello studio interphone, si limitava al SOLO tempo di conversazione, mentre nel caso dei ripetitori riguarda il tempo di permanenza nel suo raggio d’azione (residenziale = tempo di permanenza a casa se non opportunamente schermata).

Ma gli “studi ufficiali” dicono che le onde EM non fanno male, perché preoccuparsi?

Gli studi ufficiali dicono anche che l’ elettrosensibilità è un effetto psicosomatico, ma esistono innumerevoli studi in doppio cieco che testimoniano che questo effetto non è un nocebo (placebo inverso) ma proprio un effetto reale che il paziente subisce nel momento in cui entra in contatto con delle radiazioni EM.

Questi sintomi dipendono in tipologia ed intensità:

  • dalla frequenza di emissione
  • dalla potenza di emissione
  • dal tempo medio (integrale) di esposizione
  • dalla modulazione (variabilità) del segnale, a cui si è esposti

Non esiste una scienza ufficiale ed una scienza non ufficiale (indipendente) ma solamente LA SCIENZA. La Scienza (con S maiuscola) persegue il raggiungimento della descrizione della realtà tramite una metodologia scientifica, quindi l’ unica cosa che ha valore scientifico è la rigorosità dello studio ed il fatto che venga effettuato seguendo i controlli che servono proprio a garantirne l’ assoluta indipendenza.

In alcuni casi, purtroppo, questo meccanismo si inceppa, nel momento in cui i grandi capitali intervengono a finanziare degli studi mirati, i quali, per definizione NON SARANNO MAI INDIPENDENTI E SUPER PARTES, ma risulteranno sempre falsati a priori.

In questi casi di ufficiale e rigoroso c’è solo l’ ente, che se ne appropria (FDA, OMS ecc…).

Nella scienza come in altri campi basta uno studio rigoroso, che testimonia un effetto contrario a far parlare di falsificazione. In effetti esistono moltissimi studi (anche epidemiologici) sulla nocività, TERMICA e  NON TERMICA derivante da esposizione alle radio frequenze.

Di particolare importanza segnaliamo gli studi sperimentali condotti dal dott. F. Marinelli del CNR di Bologna, che ha esposto delle colture cellulari (in vitro) alle radiazioni elettromagnetiche presenti in alcuni di luoghi, in cui si concentravano eventi tumorali ed ha potuto evidenziare l’ innesco del meccanismo di morte cellulare per suddette cellule irradiate. La lettura dei dati in termini medici dal dott. Marinelli fa concludere che l’ alta percentuale di casi oncologici derivassero dalla percenutale di cellule superstiti, le quali, per adattarsi allo stress ambientale indotto dalle radiazioni EM, si ipotizza siano mutate in qualcosa di innaturale (es. cellule tumorali).

Al nostro link si possono trovare molti studi significativi ->LINK.

Come proteggere la propria abitazione?

Si può schermare casa. Esistono gabbie di faraday costituite da limature metalliche in semplici vernici da applicare all’ esterno a seconda del tipo di frequenza da bloccare (in questo caso vanno prese delle vernici isolanti per alte frequenze).

I vetri delle finestre possono essere schermati utilizzando opportuni tessuti anch’essi contenenti fibbre metalliche.

Il costo di tali schermature non è da sottovalutare e quindi andrebbe imputato agli operatori ed ai proporietari, che hanno deciso di installare gli apparati. Ovviamente la richiesta cadrebbe nel vuoto senza una opportuna causa a sostegno!

Come si svaluta un immobile con un ripetitore di telefonia nelle vicinanze?

Si stima un deprezzamento medio che va dal 20 al 30% del valore di mercato dell’ immobile. Anche questo fatto potrebbe rappresentare una arma vincente in caso di perizie certificate del calo dell’ immobile da attribuire ed imputare all’ eventuale edificazione di una ripetitore per telefonia a breve distanza dall’ abitazione. Anche qui è necessaria una causa a sostegno dell’ eventuale richiesta di risarcimento.

Mi hanno messo un ripetitore davanti casa: cosa posso fare?

Appurato che un ripetitore in molte circostanza potrà provocare (a medio-lungo termine) danni alla salute delle abitazioni circostanti, ci sono differenti livelli di intervento, da prendere in considerazione: alcuni legali altri un pò meno.

Il nostro comitato aborrisce la violenza e ritiene doveroso NON impelagarsi MAI in situazioni di illegalità o ai limiti della legalità, poiché queste azioni alla lunga si ripercuotono sempre contro chi le mette in pratica.

Ricordiamo che la Suprema Corte di Cassazione in passato si è pronunciata ritenendo di non sanzionare o condannare gli autori di atti mirati di sabotaggio non violento (vedere casi NO-TAV), il nostro consiglio è quello di valutare sempre la situazione prima di agire.

Le installazioni di cui sopra, in caso di servizi non strategici e di utilità nazionale come internet su telefono, non possono avocarsi o pregiarsi della denominazione “Servizio Strategico Nazionale”, ma risultano semplicemente dei servizi forniti e venduti da private società a privati cittadini. Tenendo questo a mente c’è da considerare che la massima sanzione erogabile in caso di “accidentale” danneggiamento di una siffatta infrastruttura è l’ accusa di danneggiamento ed eventuale risarcimento del danno.

Lo stesso discorso in caso di accidentale oscuramente generato da dispositivi facilmente reperibili sul mercato di nome Jammers (disturbatori di frequenza).

Ma le possibilità più accattivanti sono anche quelle di natura totalmente legale:  si può procedere per passi distinti e paralleli:

  1. unire i residenti che si trovano nel raggio d’azione degli apparati di TLC a creare un consorzio di tutela
  2. muoversi sempre con legale rappresentante, chiedendo all’ ufficio tecnico tutti gli atti intercorsi tra l’ amministrazione e la società che ha messo in opera il traliccio; verificare la leicità di tutti gli atti amministrativi ed eventualmente impugnarli (anche a posteriori). In mancanza di autorizzazioni sempre per vie legali spingere per la segnalazione al tribunale per un abusivismo conclamato
  3. tra la documentazione verificare eventuali canoni di affitto ed investire procura e GDF per eventuali verifiche del caso tra proprietari e società conduttrice dell’ affitto
  4. verificare e periziare l’ eventuale deprezzamente e svalutazione dei relativi immobili e chiedere spegnimento/delocalizzazione e/o risarcimento conseguente.
  5. in caso di patologie conclamate posteriori all’ installazione dell’ apaprato, verificare la casistica di patologie (vedere link pubblicazioni) ed in caso coinvolgere la magistratura per una causa di risarcimento

Tutte queste azioni debbono essere invocate nei confronti di tutti gli attori in essere: dall’ amministrazione comunale che ha elargito i permessi a costruire, per passare alla società di servizi, agli operatori, ma, ANCHE, nei riguardi dei proprietari che, per il solo scopo di percepire un canone (neanche tanto alto), hanno svenduto la salute dei propri concittadini.

Una regola “non scritta” riguardo le azioni legali nei piccoli comuni (es. Lariano) è che gli avvocati che dovranno seguire le cause non debbono mai essere riconducibili alle amministrazioni e comunque devono essere sempre svincolati dal luogo in questione, sia come crescita sia come formazione professionale.

Il danno, che può scaturire da una nuova installazione in un luogo improbabile rappresenta una grande opportunità civica di aggregazione e di lotta comune verso un unico obiettivo: smantellare tutto e tutelare la salute dei propri figli.

In questo invogliamo la cittadinanza dei vari comuni aggrediti da queste installazioni a reagire e non accettare passivamente i diktat delle multinazionali o fare buon viso a cattivo gioco (“così mi prende meglio il cellulare”), poiché fino a prova contrari l’orticello di casa vostra è e resterà sempre vostro: TUTELATELO e FATE RETE TRA CITTADINI PER PROTEGGERVI VICENDEVOLMENTE!!!

Ci sono alternative ai cellulari ed al Wireless?

Non dobbiamo dipingere la tecnologia mobile come una bestia nera dalla quale fuggire! La cosa su cui dobbiamo lottare è rendere consapevoli i cittadini che usare ed abusare di certe tecnologia (non tutte però) può comportare problematiche di varia natura, in primis veri e proprie situazioni patogene difficilmente arginabili, una volta scatenate.

Oltre all’ informativa corretta e senza conflitto di interessi, che deve passare dovremo anche puntare sulla legislazione comunitaria ed italiana in primis per far allineare le disposizioni con i reali limiti oltre i quali si incorre in patologie derivanti dall’ esposizione integrativa nel corso della vita delle persone.

Gli studi che debbono essere recepiti dall’ OMS (ed altri istituti tra cui l’ italianissimo Istituto Superiore di Sanità) fissano precauzionalmente un limite di esposizione giornaliero di 0.6V/m al di sotto del quale non ci sono evidenze di danni da esposizione.

Il primo impegno dovrebbe essere di garantire alla popolazione SEMPRE di rispettare questo limite, sia indoor sia outdoor, questo potrebbe essere in primis garantito da una effettiva normativa atta ad abbassare (invece cha alzare) suddetto limite.

Il secondo impegno programmatico dovrebbe essere rappresentato dall’ individuazione di tecnologie alternative all’ utilizzo del segnale dei cellulari come portatori di dati e connessione internet. Questo potrebbe essere effettuato in maniera molto semplice in tutti i comuni ai quali arriva la fibbra ottica. In questo caso basterebbe adoperare la fibbra ottica come sorgente del segnale e all’ interno delle abitazioni e nei punti strategici del paese, installare delle micro/nano-celle GSM. In questo modo si riuscirebbe ad avere un segnale telefonico stabile in ogni vicolo paesano senza bisogno di sparare il segnale a pioggia dai tralicci ed i ripetitori sui tetti delle abitazioni.

Chiaro che non si avrebbe una coperture fuori dal paese, nei boschi o in aperta campagna, ma per le singole abitazioni la nanocella potrà essere sempre posizionata e coprire le utenze necessarie, mentre dove non sono previste abitazioni, e dove l’ impatto ambientale è basso, si potrebbero utilizzare (SOLO IN QUEL CASO) i classici ripetitori / tralicci telefonici.

QUI STIAMO PARLANDO SOLO DEL SEGNALE TELEFONICO! Ciò che abbiamo omesso è di parlare del WiFi (wireless in generale). Il WiFi metropolitano, oltre ad essere invasivo è uno spreco di denaro e tempo. Ad ogni connessione WiFi corrisponde un segnale distribuito ad alta frequenza (2-5GHz) che impatta in un angolo solido-giro su tutto ciò, che incontra. Avere un WiFi in casa per ragioni lavorative e di multi-tasking multi-utente può avere senso, nonostante sia un segnale degradato e abbastanza scadente, ma pensare di doverlo rendere disponibile ovunque equivale ad utilizzare dei ripetitori ad alta potenza, che vanificano le principali caratteristiche della tecnologia (cioè quelle di essere facilmente usabili e sommariamente innocue poiché a basse potenze).

Ad ogni connessione WiFi va sempre preferita una connessione wired (via cavo), sopratutto per i più piccoli, sia in termini di esposizione (anche se a bassa potenza si tratta comunque di un contributo additivo). Se non è disponibile un cablaggio ethernet si possono utilizzare le onde convogliate con gli apparati powerline (garantiscono fino a 2Gb/s di connessione) e permettono di reperire il segnale ethernet da ogni presa elettrica.

Se i comuni decidessero di intavolare un tavolo tecnico per abbattere l’ esposizione da campi EM nella popolazione potrebbero facilmente porre in essere dei piani antenne dettagliati per ogni evenienza.

Anche i comuni non raggiunti dalla fibbra ottica potranno investire nell’ ultimo miglio di fibbra e trasmettere a mo di hub il segnale internet proveniente da una connessione satellitare: una sola antenna IN/OUT ad impatto ambientale zero (magari pubblica e di pubblica utilità) posizionata in territorio comunale che distribuisca il segnale a tutte le abitazioni del paese. Questo comporterebbe telefonia VoIP fissa e mobile, micro, nano e pico celle dimensionate all’ utenza e nessuna necessità di utilizzo degli operatori telefonici e delle loro infrastrutture e, sopratutto, di esporre la cittadinanza alle radiazioni EM.

Li dove non arriva la fibbra è possibile pensare a aviluppare degli HUB di trasmissione dati tramite onde convogliate, le cosidette powerline. Una siffatta infrastruttura potrebbe servire al bisogno per tutte le tecnologie attualemente trasmesse via etere, compreso il segnale RADIO digitale e TELEVISIVO digitale.

Un bigliettino programmatico per il futuro?

La sfida tecnologia all’ avanguardia potrebbe essere proprio questa: inventarsi un comune pilota (magari un piccolo comune), che possa vantare di essere CEM-FREE e dotato comunque di tutti i servizi e relative infrastrutture necessarie al funzionamento tecnologico di privati, commercianti e imprese.

Un comune pilota dove le infrastrutture telecom/wind/vodafone/tre non potranno mettere piede se non nella vendita delle schede SIM e dove operatori fissi non dovranno più portare il doppino telefonico le cabine di smistamento ecc.. per connettere le utenze, ma dove le abitazioni saranno reperibili in rete tramite il segnale internet VoIP. Un comune dove nessun ripetitore RADIO e TV sarà reperibile, dove nessuna antenna per il segnale digitale terrestre, radio e tv sarà montata sui tetti poiché la connessione, quella vera performante ed ultra veloce, arriverà direttamente via cavo.

Un comune dove il segnale telefonico venga garantito da moltissime piccole cellule telefoniche dimensionate al carico urbanistico e dove il segnale WiFi venga abbandonato per fare posto a via cavo. Un comune powerline-connected, dove ogni cittadino possa agganciare ad una presa elettrica il proprio palmare/PC ed essere connesso ad internet in automatico o fare telefonate VoIP.

Un comune dove si potranno dimenticare i rivelatori di elettrosmog, poiché non avrà senso misurarlo.

Tutto sarà disegnato intorno al cittadino (e non intorno agli interessi dell’ industria di telecomunicazioni)… non si tratta di un futuro aveniristico, ma della distanza tra il volere ed il fare. E tutti questi servizi forniti dal comune saranno semplicemente inclusi nella tassa dei servizi ed il cittadino sarà felice di pagarli poiché risparmierà su tutte le altre utenze. Il futuro è dietro l’ angolo per chi ha l’ ardire di pensarlo!

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