La FAVOLA del MONTE INCAVATO

C’era una volta…

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Immagine d’epoca della vetta “senza antenne”.

In un paese alle porte di Roma dove la strana conformazione a cono cavo di una vetta, alta poco meno di 1000 metri venne eletta dagli antichi abitanti locali a zona di venerazione e luogo di culto.

Forse qualche otto del luogo avrà pensato a quel monte incavato come ai resti di un antico vulcano e decise quindi di eleggerlo come santuario delle popolazioni latine (Latini, Ernici e

Volsci), tanto che i romani stessi decisero di costruire un tempio dedicandolo a Giove Laziale.

Ogni anno grandi feste venivano effettuate nel tempio – che ben presto divenne santuario, meta di pellegrinaggio e luogo di riferimento simbolo delle Città Confederate nella Lega Latina – a cui spesso anche le genti della Sabina ed dell’ Etruria partecipavano con giubilo.

Dopo qualche tempo i grandi romani eressero un nuovo Tempio di Giove sul colle capitolino: al Giove Laziale cominciò a contrapporsi il Giove Capitolino, ma nonostante questo il settimo re, il Superbo Tarquinio, decise di ampliare proprio il vecchio tempio di Giove Laziale. Nello stesso periodo venne costruita la Via Trionfale che, come quella ad est di Roma, celebrava il trionfo sul Veio. Ci volle poco perché la via trionfale del monte incavato venisse ribattezzata “Sacra”.

Il percorso della via sacra-trionfale, che portava al tempio di Giove Laziale, si distaccava dall’ Appia antica ad Ariccia e seguiva la sponda est del lago di Albano-Castel Gandolfo fino a Palazzolo e da lì alla base del monte da dove partiva la vera e propria via sacra di perfetto basalto in pietra lavica nera fiancheggiata da banchine in peperino.

Il tempio simbolo dell’ unione delle genti Latine venne distrutto nel primo medioevo come quasi tutti i templi pagani ed al suo posto venne costruito un eremo dedicato a S. Pietro.

Ma la storia del monte non finisce con l’ eliminazione del culto pagano da parte del cristianesimo e l’ erezione di un convento in cima al monte.

La parte più interessante della storia del monte incavato riguarda la “historia moderna” quando il monte diventa preda di omuncoli senza scrupoli, che altro non vogliono che accentrare potere nelle

proprie mani e decidono che quel bel sito dovrà fruttare qualcosa: da meta turistica di pellegrinaggio si trasforma in gallina dalle uova d’oro da mettere all’ ingrasso per chi sul luogo vuole lucrare.

Il convento in cima al monte.

Il convento in cima al monte.

Di corsa si accapigliarono per comperare a suon di moneta contante ettari ed ettari del monte, la via sacra archeologica viene divisa da strade e lottizzazioni.

Per non fare torto a nessuno, si decide che la sommità del monte possa essere un punto strategico per diffondere nell’ etere quelle trasmissioni, che il buon Marconi insegnò a tutta l’ umanità. A questo punto si fanno strada i primi bunker interrati e le relative basi militari con annesse stazioni di rice/trasmissione… poi arriva la NATO che… poi se ne va (come si addice a qualsiasi colonizzatore cui non serva più ciò che, comunque considera di sua proprietà!).

Ma l’ imprenditoria privata non è da meno… e lì può farla da padrona.

Una selva di antenne comincia a popolare la vetta sacra e non solo. Costruzioni di cui il 90% senza alcun permesso, spuntano come funghi e, vicino ad ogni costruzione, un bel traliccio a fare capolino tra gli alberi di quercia e castagno: un veleno sparato verso le abitazioni del vicino paese a servire Roma e dintorni per permettere la diffusione del segnale di televisioni, radio e telefonia, oltre alle più disparate comunicazioni militari, di cui non ci è dato sapere.

Dopo anni di lotte intestine, nelle quali ogni amministrazione succedutasi si dichiara contraria alle antenne (sebbene poi rimanga inerte), finalmente si apre uno spiraglio di giustizia: il TAR del Lazio

dichiara, pochi mesi fa, che quelle antenne devono andare via dal Monte Incavato! Nonostante il ricorso al Consiglio di Stato, c’è la conferma della sentenza, con concessione di una sospensiva in attesa di un tavolo tecnico per decidere il da farsi ed individuare una “nuova locazione” degli apparati killer. UNA NUOVA LOCAZIONE!

Si conferma quindi, che lì non dovevano esserci antenne e si concede solo per forma e servizio pubblico, di continuare ad irradiare le popolazioni vicine in attesa di decidere dove traslocare le antenne!

Questo senza dimenticare che la gente del vicino paese (e non solo) continua ad ammalarsi oramai da 30 anni!

beh pazienza, pensano gli abitanti del luogo, oramai manca poco alla bonifica!

Gli operatori, che furbamente hanno lucrato per 20-30 anni su installazioni per cui non avevano neanche i permessi — E COME AVREBBERO POTUTO AVERE PERMESSI SU UNA AREA ARCHEOLOGICA DI IMMESO VALORE COME SUL MONTE INCAVATO?— cominciano ad andare nel panico e decidono di chiedere ovunque sia possibile installare i loro apparati: vanno al vicino paese dei Compatriani a chiedere l’ uso del loro monte… anche quello vicino ad un santuario…

sia mai che i santuari per ragioni di culto debbano nascere vicino alle emittenti di Radio Maria???

——-| Porremo il quesito al Vaticano! |——–

Insomma, costoro, chiedono a destra e sinistra torri e tralicci… 50-70-80-120 metri. Molti bocciati, altri no, nella totale inconsapevolezza delle popolazioni che vedrebbero erigere queste moderne torri Eiffel dall’ oggi al domani senza poter far nulla per toglierle. Tutto pur di non andare dove le voci (fuori dal coro degli interessi delle società di TLC) li vorrebbero, cioè a Monte Sterparo / Gennaro, perché troppo lontani ed onerosi: troppo difficile installare gli apparati e manutenerli lì in quel luogo!

Tutto incasellato come ci si dovrebbe aspettare: le antenne si tolgono rispettando la sentenza del TAR!

Arrivano a spron battuto quindi i nuovi amministratori della vicina città del monte incavato e festosi DICHIARANO che le antenne dovranno andare via dal monte sacro! TUTTE VIA A MENO CHE… non decidano di pagare un piccolo affitto al comune “che ne ha tanto bisogno”!! E così, anche se il TAR Lazio ha deciso che le antenne vanno rimosse ed i tralicci abbattuti perché sono illegali ed abusivi una “soluzione” si può sempre trovare.

Se si volessero tenere sul monte sacro… basterebbe regolarizzare l’ illegale, NO?!!

La ex-via Trionfale/via sacra

La ex-via Trionfale/via sacra

Ci sarà pure una strada per autorizzare gli eco-mostri in territorio comunale, anche se su terreni archeologici inedificabili, no?

Legalizziamo tutto e… 1-2-3-4-5 belle antenne da 120-130 metri il gioco è fatto: facciamo passare tutta l’ operazione per una bella OPERA DI OTTIMIZZAZIONE E RAZIONALIZZAZIONE dell’esistente! Su un traliccio mettiamo le televisioni, tutte, su altri due ci mettiamo le Radio, qualche traliccetto per la telefonia… et voilà!

In realtà le regole c’erano ma non sono state rispettate edificando quei mostri in quel luogo!

Legalizzarle O farne di nuove non significa razionalizzare alcunché, significa SOLO aggirare di nuovo le stesse regole che sono state eluse o trascurate la prima volta.

MA del resto che ci voleva a togliere le antenne? Dopo la sentenza del TAR una semplice ordinanza di demolizione avrebbe, per molte antenne presenti a Monte Incavato, decretato la loro sparizione, senza possibilità di qualsivoglia ricorso da parte dei gestori .

una ruspa parte …ed un gestore piange!

MA NOOO!

TROPPO FACILE… al MONTE INCAVATO SI ABBATTONO LE TETTOIE ABUSIVE, MICA I TRALICCI DELLE EMITTENTI… CHE PAGANO FIOR FIORE DI SOLDI!

Quindi il COMUNE nelle cui casse andrebbero i soldi di una eventuale “regolarizzazione” potrebbe vendere al miglior offerente la salute dei suoi cittadini. Ma noi ci rifiutiamo di essere maligni e di pensare che sia questo il motivo per cui “esorta i comitati ambientali a non divulgare notizie di misurazioni “non scientificamente/certificate” che, guarda caso, certificano valori sopra la soglia consentita, sotto le finestre delle scuole del paese di ogni ordine e grado!4

Eh no! Non si fa così: le misure vanno prese avvertendo, PRIMA DI prenderle, tutti, ma proprio TUTTI i gestori, MAI a sorpresa!

Ma quando – vi chiederete voi lettori di questa storia- quando la Regione si deciderà a deliberare che tutti gli apparati trasmissivi si debbano trasferire sui siti già localizzati nel 2005 (monte Gennaro , monte Sterparo)?

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Questo il desolante panorama in vetta al monte; uno scempio non solo paesaggistico, ma anche dei mostri piantati in mezzo a dei pregerrimi resti archeologici.

PERCHE’ SE COSI’ NON FOSSE IL NOSTRO RACCONTO SI TINGEREBBE DI GRIGIO: se infatti la Regione, davanti all’opportunità di mettere definitivamente le COSE A POSTO, decidesse invece, tramite una bella “CONFERENZA dei SERVIZI” di formalizzare come sito ufficiale Monte Cavo, e se con TUTTO QUESTO si chiudesse ( ad esempio durante questo mese di gennaio) tutto il discorso aggiungendoci anche una “bella transazione” che non si può rifiutare e se il comune che ci guadagnerebbe, legalizzasse tutto l’ illegale allora, ancora una volta avremmo trovato ISTITUZIONI che tradiscono e svendono la salute pubblica per “30 DENARI”! E TUTTO DIVENTEREBBE “ITALIANAMENTE REGOLARE” : UN BEL SERVIZIO PUBBLICO STRATEGICO NAZIONALE ASSOLUTAMENTE INTOCCABILE!

E se con un bell’assegno in mano (750.000 euro sarebbero sufficienti?) passa la paura di leucemie, tumori e malattie varie, perché queste stesse istituzioni dovrebbero preoccuparsi della più antica via dell’umanità (solo pietruzze!) lungo la quale si trova l’ unico scorcio dei castelli dove si possono ammirare contemporaneamente il lago di Nemi, quello di Albano ed il mare Mediterraneo?

N.B.: Chiaramente il problema del futuro di Monte Cavo (il Monte Incavato della storia) si lega inesorabilmente al destino di Pratarena a Monte Compatri e Velletri, dove stanno concretizzandosi dei progetti di ampliamento degli attuali tralicci di TLC, nonostante la ufficiale contrarietà delle amministrazioni locali: anche qui si potrebbero

aprire delle conferenze dei servizi che identifichino come strategiche quelle installazioni rendendo de facto impossibile rimuoverle e/o opporsi ai progetti di ampliamento…

Anche qui DEVONO INTERVENIRE I CITTADINI IN PRIMA PERSONA: UNICA GARANZIA AFFINCHE’ LE AMMINISTRAZIONI LOCALI, NON PASSINO SULLA NOSTRA VOLONTA’ MONETIZZANDO LA SALUTE NOSTRA E DEI NOSTRI FIGLI Le abitazioni di ignari cittadini dei comuni di Marino, Ariccia, Albano, Castel Gandolfo, Rocca Priora, Grottaferrata, in parte Frascati e Monte Porzio Catone, risentono dell’ inquinamento proveniente da Monte Cavo!

Se Rocca di Papa dovesse siglare un accordo e dovesse “fare business” sulla pelle degli altri comuni, le amministrazioni di quei comuni starebbero a guardare? Sarebbero amministrazioni passive o si organizzerebbero finalmente per staccare definitivamente la spina e spegnere i mostri silenziosi che minacciano la salute dei cittadini che hanno l’obbligo di proteggere?

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Come si evince dalla figura, in mancanza di un ostacolo naturale frapposto, tutti i comuni che “vedono” direttamente Monte Cavo (e Pratarena), risentono di elevati valori di elettrosmog. I numeri con colori differenti a seconda del livello di gravità sono le misure effettuate dal Comitato in unità di V/m.

montecavo_ieri_oggi

A nostro avviso basta questa foto a far comprendere che razza di disastro sia capitato al più bel luogo del panorama dei casteli romani.

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2 thoughts on “La FAVOLA del MONTE INCAVATO

  1. Pingback: La Favola di Monte Cavo SVELATA!!! | Comitato di Tutela Monte Porzio Catone

  2. Pingback: Castelli Notizie – Rocca di Papa – Allarme antenne abusive a Monte Cavo, ‘Il Comune potrebbe tenersele per fare cassa’

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