Cinghiali: Facciamo Chiarezza!

Prima di leggere questo articolo invitiamo a prendere visione di questa recentissima direttiva regionale volta all’individuazione dei criteri di attuazione dei prelievi faunistici ed abbattimenti selettivi necessari per ricomporre squilibri ecologici all’interno delle aree protette della Regione Lazio ai sensi della legge regionale n. 29/97

(DGR 676_2015_BURL)


Da quando abbiamo cominciato a sentire spari nel bosco a tutte le ore del giorno e della notte ci siamo cominciati ad interessare al discorso venatorio per capire, come comitato, quali fossero le REGOLE CHE I CACCIATORI DEVONO OSSERVARE. Salvo poi scoprire che poiché nel parco dei castelli romani la caccia è vietata non esiste un “discorso venatorio”, ma solo un “discorso bracconaggio”!

Allora abbiamo cominciato a puntare il dito verso la lobby della caccia ed abbiamo scoperto molti “amici” e molti “nemici”.

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Per cercare di non scadere nel ridicolo ed alimentare falsi miti e false credenze popolari abbiamo deciso di affrontare il discorso in maniera scientifica ed abbiamo chiesto la consulenza di esperti del settore. In particolar modo ci siamo rivolti all’ Istituto Nazionale Fauna Selvatica, INFS (ora confluito nell’ ISPRA ambiente, mantenendo comunque inalterate le sue peculiarità e funzionalità). Siamo stati ulteriormente indirizzati da altri esperti del settore, che ringraziamo vivamente, con i quali abbiamo avuto una ottima collaborazione e che ci hanno spiegato la “storia” e la complessità dei problemi legati alla presenza dei cinghiali dei quali eravamo totalmente all’ oscuro e di cui vogliamo informare, nel modo più sintetico possibile tutti coloro che vivono nel nostro territorio.

Come fonte, invitiamo i lettori a consultare le FAQ dell’ Associazione Teriologica Italiana, ATIt, che, in collaborazione con il Group for Large Mammal Conservation and Management, GLAMM hanno creato una sezione “l’ esperto risponde” per rispondere in modo chiaro a tutte le principali domande su alcuni animali selvatici tra cui i cinghiali (sus-scrofa), vedi link.

I Cinghiali: Le ORIGINI

Il cinghiale è una specie tipica della fauna europea ed italiana, originariamente diffusa in gran parte della penisola. A partire dalla fine del 1500 la persecuzione diretta operata dall’uomo, accentuata dalle trasformazioni ambientali e dalla diffusione delle armi da fuoco, ha provocato una progressiva diminuzione del cinghiale che, all’inizio del XX secolo, sopravviveva in pochi nuclei isolati solo nelle regioni tirreniche del centro e del sud Italia, nel Gargano e in Sardegna.

Successivamente negli anni ’50 vi furono delle massicce immissioni di cinghiali a scopo venatorio con soggetti catturati all’estero e proseguite con animali provenienti da allevamenti nazionali. L’ intrinseca capacità di riprodursi ed adattarsi della specie, assieme allo spopolamento di vaste aree montane e rurali (con conseguente diminuzione della persecuzione diretta e il recupero, da parte dei cinghiali, delle nicchie di habitat di bosco in zone precedentemente utilizzate per l’agricoltura e la pastorizia) ha portato ad una popolazione odierna di poco inferiore al milione di esemplari distribuita più o meno su tutta la penisola.

Nonostante il processo di ibridazione con maiali nostrani  e l’ importazione a scopo venatorio dall’ estero i cinghiali nostrani mantengono comunque dei tratti e delle peculiarità genetiche uniche, soprattutto nelle isole.

N.B. il maiale è il risultato dell’ operazione di domesticazione del cinghiale protratta nel tardo neolitico da 15000 a 5000 anni fa, quindi l’ incrocio del cinghiale con i maiali produce un incrocio ibrido fertile.

Oltre a questi fattori conseguenza dell’azione umana, sono stati realizzati una serie di atti istituzionali che hanno favorito la proliferazione della specie: a partire dagli anni ’60 il risarcimento per i danni causati dai cinghiali agli agricoltori era del 100% quindi paradossalmente era più proficuo far avvicinare i cinghiali per permettere loro di creare danni poiché in questo modo, il guadagno era comunque assicurato. Le attività agricole non ne avevano certo un vantaggio ma gli agricoltori irresponsabili sì: invece di essere una minaccia i cinghiali erano “patrimonio nazionale”, invece di essere scacciati e cacciati venivano alimentati con opportune pasture!

Negli anni successivi a causa della carenza sistemica nelle finanze pubbliche, questi rimborsi vennero via via ridotti, prima al 70%, poi al 50%, poi al 30%, infine vennero totalmente cancellati. Quindi nel giro di pochi anni da risorsa e patrimonio della collettività (degli agricoltori in primis) i cinghiali si sono trasformati in pericolosi e dannosi!

A questo punto ci si chiede quali siano i danni che questi animali provocano.

Da un punto di vista prettamente scientifico non c’è totale unanimità sugli effetti negativi che questa specie ha sull’ ecosistema: in letteratura si trovano in media il 10% di studi, che evidenziano effetti positivi della presenza del cinghiale contro in media un 90% di studi, che evidenziano effetti negativi, ma questi studi si riferiscono sempre ad una presenza massiccia / sovradensità consistente, che in natura non accade mai (se non in casi di alterato equilibrio

Il cinghiale viene chiamato in gergo INGEGNERE DECOSISTEMICO. Si tratta di un animale omnivoro opportunista, cioè mangia un po’ quello che trova in base a dove risiede: se si trova in una macchia boschiva mangia castagne ghiande faggiole, ma è in grado di modificare anche drasticamente la sua alimentazione in base alla disponibilità del momento. Non disdegna una dieta animale come piccoli roditori, invertebrati, lombrichi e larve, che trova scavando nel terreno alla ricerca di tuberi, radici e rizomi. Spesso si ciba anche di anfibi, uova di altri animali e carcasse. Quando le risorse naturali sono scarse, le produzioni agricole risultano particolarmente attrattive e possono arrivare a rappresentare la quota più importante della dieta, creando danni anche molto ingenti alle coltivazioni.

I danni “naturali”, che i cinghiali sono in grado di produrre sono abbastanza limitati e riguardano principalmente specie particolari in via di estinzione, le quali potrebbero fatalmente risentire del prelievo alimentare da parte degli ungulati.

Molte persone ritengono che questi animali procurino più danni che benefici all’ ecosistema giustificando così la loro distruzione : come comitato, invece, affermiamo che ogni animale, anche quando eradicato e trapiantato, ha il suo posto nella nicchia ecologica che va ad occupare, quindi come tale ha diritto di esistere e nessun discorso di sterminio o di azione umana che porti all’estinzione può essere tollerato!

Non va dimenticato che è stato l’uomo a rendere il cinghiale una presenza “problematica” anche per la biodiversità; infatti gli impatti più significativi sulla biodiversità sono stati registrati in aree in cui il cinghiale è stato introdotto, in quanto specie non nativa, o dove è stato favorito l’innaturale aumento della sua concentrazione. Infine occorre ricordare che se da un lato il cinghiale costituisce una minaccia per la conservazione di determinate specie, dall’altro può avere, in alcuni contesti, un effetto positivo contribuendo all’aumento della biodiversità floristica, catalizzando, ad esempio, la decomposizione delle specie arbustive depositate nel sottobosco.

Chiaramente la presenza o la mancanza di cibo può indurre la specie a migrare anche di parecchi chilometri compiendo spostamenti stagionali anche per sfruttare ambienti occasionalmente idonei come le aree agricole con coltivazioni appetite (es. cereali o vigneti) che vengono seriamente compromesse e danneggiate: recenti stime indicano il cinghiale come il responsabile di circa una decina di milioni di euro di danni annuali alle coltivazioni nostrane.

Nelle aree urbane l’animale è attratto dai rifiuti, laddove la raccolta non è organizzata bene e la cura del territorio non esiste, e dal cibo distribuito ai gatti randagi dalle cosiddette “gattare”!

Contenimento del problema

I danni prodotti dai cinghiali si possono facilmente prevenire ricorrendo a

  • dissuasori chimico-olfattivi/gustativi
  • dissuasori acustici (comunemente chiamati “cannoncini”)
  • barriere meccaniche o elettrificate (bastano piccoli steccati di circa 30 cm di altezza, poiché i cinghiali non saltano gli ostacoli, come leggenda popolare vuole, ma tendono al massimo a sostare sulle zampe posteriori per raggiungere la vegetazione più alta)
  • pasturazione a monte lontano da aree agricole da effettuarsi in particolari periodi dell’ anno, in cui normalmente le riserve del bosco sono limitate e le colonie di cinghiali tendono a scendere a valle
  • prelievo venatorio mirato (attenzione alla contestualizzazione del prelievo poiché essendo animali molto sociali ed intelligenti, i cinghiali spesso si allontanano dal luogo delle trappole e dei braccaggi con il risultato che le trappole a monte restano vuote e le comunità di cinghiali si spostano a valle avvicinandosi irrimediabilmente a coltivazioni ed insediamenti umani).

La sterilizzazione e/o il controllo della fertilità non è attuabile poiché si tratta di una società matriarcale in cui gli esemplari femmine accudiscono in comune i cuccioli. I maschi adulti non risiedono nella comunità e quindi la castrazione non servirebbe a diminuire o contenere le nascite. La sterilizzazione chimica non è efficace ed applicabile poiché significherebbe catturare un numero limitato di esemplari e comunque andrebbe ripetuta periodicamente, mentre la sterilizzazione delle femmine in età riproduttiva comporta maggior rischio biologico e spese ingenti (cattura, sedazione, operazione, decorso post-operatorio, ecc) nonché uno sforzo logistico non irrilevante.

Nei libri di testo si parla spesso di equilibrio delle specie, catena alimentare e predazione, si parla sempre di come, quando c’era il lupo, la catena alimentare era regolata e le popolazioni di cinghiali non crescevano a dismisura come oggi. In realtà in un ambiente come il nostro, dove la presenza degli esseri umani è dominante ed ha variato irrimediabilmente l’ecosistema, se anche venisse reintrodotto il lupo, la predazione da parte di questo animale (o alternativamente da parte di branchi di cani selvatici) in media riguarderebbe più del 10% della popolazione di cinghiali. Inoltre gli obiettivi principali di questi predatori sarebbero gli individui più deboli e malati o i cuccioli. In un certo senso la presenza di lupi tenderebbe ad una selezione mirata della popolazione dei cinghiali migliorandone la specie e quindi, di rimando, la fertilità. Tutto fuorché un contenimento della specie o la risoluzione del problema di sovraffollamento dei cinghiali.

Le caratteristiche dell’ecosistema in cui si trovano a pascolare gli ungulati sono uno dei fattori preponderanti per il loro ambientamento ed il loro insediamento in particolari habitat. Negli ambienti boschivi e nella macchia mediterranea la presenza di ripari, rovi e cespugli permette loro di diventare stanziali, laddove una pulizia mirata di sterpaglie, rovi e sottobosco obbligherebbe questi animali, che hanno un carattere schivo, a spostarsi in luoghi meno esposti, possibilmente lontano dalle zone dove sono presenti attività umane.

IN QUESTO CONTESTO LA PRESENZA MASSICCIA DI CINGHIALI RAPPRESENTA UN ULTERIORE INCENTIVO PER LE AMMINISTRAZIONI AD ADOPERARE TUTTI GLI STRUMENTI NECESSARI A GARANTIRE LA CURA DEL TERRITORIO.

I cinghiali non sono pericolosi

Di solito i cinghiali non rappresentano un pericolo per l’ uomo: non succederà mai che, incontrando un cinghiale e scappando via nel bosco questo si metta a rincorrere il malcapitato!

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I rari attacchi di cinghiali ad esseri umani possono procurare gravi danni, ma sono SEMPRE causati da situazioni particolari:

 

  • animali feriti intrappolati in lacci e tagliole
  • animali feriti durante batture di caccia o braccate
  • animali nel periodo riproduttivo o di allevamento della prole come risposta ad una situazione che l’animale percepisce come pericolosa (es. presenza di cani non necessariamente da caccia, in casi in cui il padrone interviene per proteggere i cani)


Ancora una volta ci troviamo a mettere in risalto la necessità di combattere il bracconaggio sotto TUTTI i punti di vista, poiché quale che sia la strategia venatoria, se eseguita in malo modo, produce una popolazione di animali sempre più diffidenti e aggressivi nei confronti dell’ uomo.

I maggiori pericoli per l’ uomo causati dai cinghiali sono connessi alle possibili malattie, trasmissibili sia ad altri animali sia all’ uomo (zoonosi). Le maggiori malattie sono la malattia parassitaria detta Trichinellosi (consumando carne infetta cruda o poco cotta), la Brucellosi, l’ Epatite-E e la Tubercolosi, tutte malattie facilmente trasmissibili ai soggetti cacciatori e, maggiormente ai bracconieri, che non abbiano ricevuto la stessa formazione dei cacciatori esperti.

La Caccia al cinghiale (cosa c’è da sapere)

Il cinghiale è uno dei pochi animali per i quali non c’è limite al numero di esemplari cacciati/prelevati in natura.

Comunque è fatto divieto di caccia in queste circostanze:

  • nei parchi (tranne in trentino)
  • il martedi e il venerdi quando c’è “silenzio venatorio”
  • quando c’è neve a terra
  • di notte
  • se non si è iscritti a scuole di caccia e/o non si aderisce ad una squadra di caccia riconosciuta


La provincia di Roma già problematica per l’altissima urbanizzazione che rende la caccia pericolosa, è l’ unica in tutta Italia che non ha mai effettuato nessuna politica di riordino delle modalità di caccia e non ha mai istituito le cosiddette zone fisse.

Questa mala gestione, fa sì che qualsiasi squadra di caccia abilitata può recarsi in qualsiasi area di caccia di Roma e chi  arriva prima nel punto di braccata ha, il diritto di procedere sulle altre squadre che dovessero arrivare dopo. Si è così diffusa la pessima abitudine di pagare delle persone non sempre raccomandabili, che vadano di notte “a prendere posizione” in modo che la squadra abbia poi tutto il tempo di arrivare nel luogo in orari più comodi.

Questa situazione crea gravi problemi di sostenibilità e di responsabilità in caso di incidenti: quando le zone sono prestabilite ed assegnate si conoscono le persone (spesso del luogo),il dove e il come cacciano (tra le altre cose conoscere bene il territorio in cui si va a cacciare è un fattore determinante per la sicurezza dei cacciatori, delle prede e delle persone che si potrebbero trovare “a tiro”).

Facciamo chiarezza sulla terminologia:

       –La BATTUTA di caccia si esegue armati SEMPRE senza cani

       –La BRACCATA di caccia si esegue con l’ ausilio dei cani, che spingono i cinghiali fino a che non sono intrappolati

Criticità del Parco dei Castelli Romani

PREMETTIAMO CHE AD OGGI NEL PARCO DEI CASTELLI NON SI PUO’ CACCIARE. QUALSIASI OPERAZIONE DI CACCIA RAPPRESENTA BRACCONAGGIO E COMPITO DELLA POPOLAZIONE E’ DENUNCIARE OGNI AZIONE DI BRACCONAGGIO ENTRO I CONFINI DEL PARCO DEI CASTELLI, CHIAMANDO GUARDIA CACCIA E FORZE DELL’ ORDINE, POICHE’ I BRACCONIERI SONO, IN ULTIMA ANALISI, PERSONE ARMATE, CHE VAGANO SENZA IL PERMESSO DI PORTARE ARMI (IL PORTO D’ARMI PER CACCIA NON VALE NELLE AREE PROTETTE QUINDI SI TRATTA DEL REATO PENALE DI PORTO ABUSIVO DI ARMA DA FUOCO).

Iniziamo inserendo il link alla legge quadro sulle aree protette (LINK).

Ci sono differenti considerazioni da fare nel contesto dei castelli romani:

  • sono presenti parecchi terreni agricoli ad alta produttività e valore eno-gastronomico, quindi ad alto rischio di danno, ma i danni riscontrati non sono poi così ingenti da giustificare un piano di abbattimento.
  • c’è molta ansia dovuta alla percezione del rischio, infatti sono spesso avvistati cinghiali all’ interno di ville storiche e questo è fonte di notevole preoccupazione mediatica.
  • la presenza e l’attraversamento di cinghiali e colonie di ungulati provoca ingenti danni in termini di incidenti stradali (questo è il maggior capitolato danni nel contesto del parco dei castelli).


Nonostante queste criticità i piani programmatici di abbattimento del numero degli esemplari di cinghiali, presentati dall’ Ente Parco nel 2008 e nel 2013 non sono stati accettati perché non conformi alla legge e/o non abbastanza efficaci .

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Nonostante non si abbia un piano di azione per i cinghiali, l’ ente parco continua a realizzare corsi di formazione (a cui possono partecipare sia cacciatori che agricoltori) che qualificano i partecipanti come coadiutori nel controllo della fauna del parco. Questo titolo non significa affatto che queste persone possano cacciare o agire da sole nelle aree protette, ma solo “coadiuvare” in caso di azioni mirate a seguito dell’ attuazione di un programma. Si tratta in ultima analisi della creazione una falsa aspettativa, che non dovrebbe essere alimentata in mancanza di un piano di controllo numerico/abbattimento approvato. Differente il discorso se esistesse un piano approvato di abbattimento o contenimento della specie.

Sia i “Coadiutori nel Controllo della Fauna del Parco” sia le famose “Guardie Zoofile Volontarie” non hanno quindi nessun titolo per operare e/o cacciare nel parco: anche queste persone, se vengono trovate ad effettuare azioni di caccia, sono da denunciare e da annoverare nella lista del bracconaggio!

Le uniche figure professionali abilitate ad agire nelle aree protette sono le Guardie del Parco e la Forestale dello Stato (unità di Rocca di Papa).

Le possibili pratiche contemplate in un piano programmatico di abbattimento del numero di cinghiali consistono nell’ ordine (si tratta di un ordine di priorità):

 

  1. Catture, tramite pasturazione, recinti e trappole (non lacci, tagliole o altra pratica dolorosa).
  2. Abbattimenti IN SINGOLA, cacciatori che girano singolarmente senza cani.
  3. Abbattimenti in GIRATA, che a differenza della braccata è meno invasiva e si compone di una squadra di cecchini (circa 10) appostati in luoghi prestabiliti (identificati da esperti di balistica) un solo cane, che ha il compito di infastidire il cinghiale e farlo spostare finché non si trova a tiro dei cecchini.


I metodi 2 e 3 prevedono l’ abbattimento dei cinghiali, mentre il primo metodo, più valido in caso di situazione sub-urbana (come nel parco dei castelli) è prevista la cattura degli ungulati.

Nelle aree protette si eseguono, al 90% catture tranne in casi non sostenibili in termini di costi; se la situazione non è sostenibile e/o non efficace allora si passa agli abbattimenti in singola o alle girate, che comunque rappresentano pratiche più impattanti sull’ ecosistema.

La cattura presuppone la presenza ed il supporto della ASL di riferimento perché oltre a valutare lo stato dell’ animale deve essere identificato anche il procedimento corretto da adottare a seguito della cattura:

  • traslocazione dell’ animale entro strutture recintate (aziende faunistico-venatorie oppure agriturismo venatorio) o altrove (ma molto oneroso dal punto di vista economico/logistico)
  • abbattimento in loco
  • rilascio dell’ animale catturato in caso di situazioni particolari (madre catturata con i cuccioli intorno alla gabbia, ecc.)


Una combinazione di 1-2 oppure 1-3 produce effetti più efficaci nel contenimento del numero, ma bisogna contestualizzare rispetto alla situazione contingente territoriale. Non si escludono casi in cui il piano di contenimento preveda tutte e tre le modalità di intervento.

Per effettuare abbattimento in girata ed in singola è necessario che si identifichino delle aree in cui esperti di balistica certifichino se e come è fattibile il prelievo venatorio, soprattutto in considerazione della presenza di abitazioni ai margini della macchia.

Il compito dei cittadini e dei comitati è quello di vigilare perché si operi secondo le regole ponendo attenzione a tutte le procedure, che garantiscano la sicurezza per i cittadini ed il minor impatto venatorio per le popolazioni di animali.

Senza un piano approvato dell’ ente parco non hanno validità le ordinanze dei comuni, quindi a tal proposito va vigilato anche a livello locale che non si emettano ordinanze illegali in termini di caccia in nessun comune dei castelli, che rientri nel parco regionale dei castelli romani.

Le azioni del comitato sul fronte caccia

Alla luce di tutte queste considerazioni razionali e molto circostanziate possiamo identificare ed elencare gli impegni sul fronte caccia che il comitato di tutela e salvaguardia dell’ ambiente di Monte Porzio Catone intende prendere:

  1. contrasto del bracconaggio a tutto campo (coadiuvati da forze dell’ ordine, guardia caccia e la guardia forestale dello stato), in questo invitiamo TUTTI i cittadini a denunciare (a noi ed alle forze dell’ ordine) ed esporre situazioni di pericolo alle quali si trovano ad assistere
  2. vigilanza sul territorio (identificare aree più esposte al problema e segnalarle)
  3. invito ad ordinanze costruttive sull’ obbligo della pulizia del territorio da tutti i possibili ripari adoperati dagli ungulati (sia di pertinenza pubblica sia di pertinenza privata): dal nostro punto di vista intensificheremo le segnalazioni 
  4. contatto diretto con l’ Ente Parco per collaborare alla stesura / revisione del piano di controllo della popolazione (se e quando ci sarà)

Se non lo avete fatto prima rinnoviamo l’ invito a prendere visione di questa recentissima direttiva regionale volta all’individuazione dei criteri di attuazione dei prelievi faunistici ed abbattimenti selettivi necessari per ricomporre squilibri ecologici all’interno delle aree protette della Regione Lazio ai sensi della legge regionale n. 29/97

(DGR 676_2015_BURL)

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