LA CACCIA AL CINGHIALE E’ VIETATA… Alcuni validi motivi per non ripristinarla!!!

Siamo in un periodo di fibrillazione mediatica riguardante i potenziali pericoli legati al proliferare dei cinghiali nei nostri territori.
Dopo l’ uccisione della coppia di anziani in provincia di Cefalù le autorità di alcuni comuni hanno cominciato a fare la voce grossa con l’ ente parco dei castelli romani per permettere la caccia ai privati di questa selvaggina.

Come comitato ci troviamo di fronte ad un bivio poiché da un lato (e per statuto) dobbiamo pensare a salvaguardare la flora e la fauna locale anche a discapito delle ambizioni venatorie di pochi individui, ma da un altro lato prima di pronunciarsi pubblicamente vanno considerati una serie di fatti per chiarezza.

Proviamo ad analizzare razionalmente la situazione:
Al seguente (link): è possibile trovare le famose equazioni di Lotka-Volterra che descrivono un modello matematico, che simula le interazioni reciproche tra due specie animali in un ecosistema delle quali una sia predatrice l’ altra sia preda della prima.8
In un ecosistema complesso una catena di specie A,B,C,D, … animali rappresentano la catena alimentare, che lega intimamente le specie tra loro.

catena alimentare cinghiale

catena alimentare cinghiale

Al top della catena sono gli animali che non hanno dei predatori naturali; nel nostro caso le specie dominanti nel parco dei castelli romani sono i cinghiali.
cinghiali
Come spesso capita di apprendere le prede sono intimamente legate ai loro predatori: se per qualche motivo le prede aumentano di numero anche i predatori in risposta aumenteranno di numero, vicevera una diminuzione del “cibo disponibile” si rifletterà in una diminuzione repentina della popolazione di predatori. Si tratta di un sistema, che si basa su un equilibrio molto delicato: una piccola perturbazione provoca un grande cambiamento a breve termine delle specie coinvolte, mentre a lungo termine l’ equilibrio tenderà a ripristinarsi da solo.
Il Parco dei castelli romani essendo un ecosistema +/- chiuso rispetta questo “equilibrio instabile” nel breve termine ed “equilibrio stabile” nel lungo termine.

Quando è che un equilibrio può essere compromesso? In un contesto faunistico dove non vi sia apporto umano l’ ambiente naturale tende a mantenere il suo equilibrio. Quindi un parco chiuso dove la caccia è vietata e gli apporti umani sono limitati, non ha bisogno di alcun intervento salvo casi di epidemie o gravi situazioni di pericolo.
Viceversa in un ambiente dove l’ apporto umano è radicato e tollerato, come il bracconaggio (non liberi cacciatori, ma bracconieri!) la popolazione di specie dominanti come i cinghiali mantengono una curva di crescita costante, poiché l’ apporto umano non controllato, tende a mantenere disponibile il cibo e le nicchie di habitat e quindi le specie si insediano in alcuni luoghi ed occupano delle nicchie ecologiche (le quali resteranno sempre disponibili per via delle uccisioni incontrollate e senza criterio, di cui sopra).
In una situazione dove il bracconaggio libero è tollerato (e non represso duramente) l’ ecosistema dei castelli non potrà mai raggiungere un punto di equilibrio, che permetterà poi la naturale decrescita della popolazione dei cinghiali (rimarrà sempre una situazione di lontananza dall’ equilibrio che farà costantemente crescere la popolazione dei suini selvatici).

Riassumiamo in maniera semplice il problema dei cinghiali nel parco dei castelli, tramite un chiaro circolo vizioso:
-1) i bracconieri vengono tollerati e lasciati operare in maniera incontrollata
-2) nonostante le uccisioni la popolazione di cinghiali tende a crescere “artificialmente per l’ intervento esterno”
-3) i danni ai privati cittadini aumentano e l’ opinione pubblica si schiera per le uccisioni
-4) i disagi rappresentati dalle nutrite schiere di questi animali diventano non trascurabili
-5) l’ opinione pubblica chiede intervento e le amministrazioni rispondono
-6) interviene il parco… ma il parco può:
a) rendere la caccia selettiva praticabile per diminuire “drasticamente” la popolazione di cinghiali (si ritorna al punto 1 ma legalizzato!)
b) lavarsene le mani e lasciare stare ancora di più la pratica abusiva venatoria  (rimaniamo al punto 1!)
c) istituire la figura dei “selecontrollori” una particolare unità di salvaguardia faunistica (una specie di guardiaparco con licenza di caccia), che abbiano effettuato una opportuna formazione e che si occupino di censire le famiglie di cinghiali, individuare le criticità relative ai differenti luoghi ed infine selezionare alcune famiglie per l’ allontanamento in altro luogo (in rarissimi casi l’ abbattimento controllato).

Le prime due soluzioni/azioni del parco non solo non risolverebbero il problema, ma alla lunga tenderanno ad acuirlo, poiché la curva di crescita della popolazione tenderà ad aumentare sempre e, quindi, a meno di sterminio totale dei cinghiali, aumenterà a dismisura i disagi arrecati da questi animali.
La terza soluzione praticabile da parte del parco, invece favorirebbe nel breve termine la selezione controllata delle unità faunistiche da controllare, monitorare e analizzare per ragioni anche di salute pubblica (specie sane, controllate ed analizzate da esperti permettono una eventuale macellazione e commercializzazione della carne in totale sicurezza per i cittadini, cosa non possibile in caso di abbattimento incontrollato e/o illegale).

un cacciatore che si fa la foto vicino alle sue prede

un cacciatore che si fa la foto vicino alle sue prede

Ci sono diversi fautori della “soluzione finale” per i cinghiali, cioé uno sterminio totale, un opera sistematica di individuazione ed eliminazione a carico delle istituzioni per evitare i problemi che comunque si ripresenterebbero in futuro. Noi come comitato ambientale siamo molto contrari ad una azione tanto estrema sopratutto perché appellarsi ad eventuali danni provocati dai cinghiali diventa una scusa abbastanza pretestuosa. Il fatto che delle famiglie di cinghiali si siano insediate in un territorio non significa che lo abbiano infestato o colonizzato, ma solo occupato naturalmente in quanto “favorevole” da punto di vista biologico. Avendo occupato un particolare posto all’ interno di un habitat ormai da anni, una loro radicale eliminazione comporterebbe più danni all’ habitat stesso dei pochi disagi che si vorrebbero risparmiare. In particolare una scomparsa repentina dei cinghiali dai nostri monti provocherebbe una crescita altrettanto repentina delle prede dei cinghiali e questo creerebbe uno squilibrio marcato che potrebbe portare alla crescita smodata di altri predatori (es. cani selvatici, rettili/serpenti, volpi, ecc…), fino a riproporre lo stesso problema con diversi attori.

Tralasciamo l’ aspetto ideologico sulla totale contrarietà alla caccia in generale poiché crudele, ci teniamo però a sottolineare l’ assoluta contrarietà rispetto al bracconaggio poiché si tratta di una attività totalmente illegale, è quindi compito di ogni cittadino denunciarla (e non foraggiarla o favorirla).
Tralasciamo il fatto che non può essere ammissibile tollerare in un paese civile delle persone, che vaghino armate vicino ad abitazioni con cani sguinzagliati (che sono di gran lunga più pericolosi di qualsiasi famiglia di cinghiali).
Tralasciamo gli eventuali incidenti provocati da proiettili vaganti, le cui uccisioni accidentali nelle zone di caccia, sono molto più frequenti di quelle per attacco di cinghiali o fauna selvatica).
Tralasciamo tutto questo.
Non tralasciamo però il fatto che una pratica venatoria illegale porta alla macellazione una serie di suini selvatici di tutte le età e senza alcun controllo sanitario sulle carni. Questo particolare è molto inquietante sopratutto per i paesi del parco che fanno delle loro caratteristiche eno-gastronomiche dei punti di forza: vantarsi delle pappardelle al sugo di cinghiale, spezzatini e quant’altro con carni di dubbia provenienza è più o meno come lamentarsi di trovare della carne di cavallo nelle famose polpettine dell’ IKEA o in qualche ragù pronto di note marche.
A tal proposito invitiamo tutti i lettori a porre una semplice domanda ai ristoratori:

“DA DOVE VENGONO QUESTI CINGHIALI?”

Se si tratta di cinghiali del parco sono il risultato di bracconaggio e quindi qualunque ristoratore non vi rassicuri (documenti alla mano) della provenienza legale della carne, il vostro compito e dovere di cittadino è chiamare la ASL per i dovuti controlli.

Un piccolo passo per noi uomini, un grande passo per il nostro paese debellare il bracconaggio e le istituzioni che lo tollerano e spesso se ne alimentano senza fare nulla!
Vi invitiamo a guardare questo video sui cinghiali… sono poi così pericolosi da doverli abbattere solo perché esistono?
https://www.youtube.com/watch?v=Y9MxwR8R708

Infine vi proponiamo la lettura di un articolo che espone in maniera molto semplice i motivi biologici, per i quali la caccia indiscriminata al cinghiale non è una soluzione del problema, ma anzi tende ad acuirlo (vedere il seguente: LINK).

La caccia non sembra un rimedio efficace per contrastare i danni dei cinghiali all’agricoltura, anzi, attraverso la perdita della sincronizzazione dell’estro e l’aumento della fecondità, potrebbe essere considerata come una causa dei danni stessi. Metodi alternativi, quali recinzioni elettriche e foraggiamento dissuasivo, sembrano al contrario molto efficaci.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...